Miagolato il 27 October 2007 - 0:51
Mhmm, Riflessioni by Miciastra

Capita, nell’arco della vita, di discutere.
A parte il fatto che penso fermamente non faccia mai bene, ma sono dell’idea che non sia affatto costruttivo. E’ inutile che mi si venga a dire che quei momenti servono comunque a chiarirsi, anzi, se possibile, penso peggiorino le cose.
Quando si discute, entrano in gioco meccanismi, a mio avviso perversi, che altro non fanno che far dire cose che escono dalla bocca in maniera sicuramente alterata e che vengono, sempre e comunque, fraintese.
Trasmissione e ricezione si trovano completamente su frequenze differenti.
I contenuti passano in secondo piano, dando immeritato spazio a stati alterati dell’animo, generando parole distanti dal pensiero originario e sfociando in incomprensioni e conseguente allontanamento dal contenuto reale. In aggiunta, lo stato emotivo genera solo rabbia e dolore.
E perchè tutto questo?
A che pro?
Dove porta veramente?
Vivere gran parte della propria vita in situazioni “alterate”, crescere con una visione totalmente sbagliata riguardo a questo e poi capire, pensare e decidere che tutto ciò non dovrà mai far più parte di te ma, ahimè, mai dimenticare che non dovremmo essere mai i soli a volerlo e, molto spesso, malgrado gli sforzi, ci si ritrova a vivere situazioni che non ci appartengono.

La colpa rimbalza dall’uno all’altro come una palla di gomma, di quelle che non si fermano mai e che non si riesce a prendere. Ed il passato di ognuno emerge, e quello che è stato ritorna, ed anche quello che sarebbe stato, che sarà e che potrebbe forse essere se…
Se…
Ecco, se….
Ma non ci fermiamo mai a quello che “è”.
Il “se” è ipotetico e quindi non reale, o quantomeno, non attuale ed allora perchè porselo?
Quale immensa paura celiamo nell’animo per farci arrivare a questo?
Cosa ci porta ad assegnare colpe agli altri?
Perchè non riusciamo ad andare “oltre” per raggiungere un traguardo oggettivo e soprattutto costruttivo?
Perchè quest’apnea?

Ma la stanchezza arriva, prima o poi.

La saturazione non ti fa respirare e l’apnea non può durare a lungo. Nasce il bisogno di tornare in superficie per prendere ossigeno, per sentire l’aria buona nei polmoni, per poter sorridere ancora.

La forza, in questi momenti, sta nel portare in salvo qualcuno e farlo respirare insieme a te.

Mood:Happy emoticon Happy & Mmm… emoticon Mmm…

   

Miagolii

simona - 27 October 2007 - 22:30

Credo che dipenda da come si discute. Nel passato, spesso anche ora, ho evitato di farlo, ma sono convinta che se lo avessi fatto avrei salvato qualche situazione. Certo, sempre nel rispetto dell’altra persona.


Prescia - 28 October 2007 - 1:10

ormai credo che le discussioni siano inutili….
meglio troncare….
ne sono ormai fermamente convinta e certa….
ciau..


Miciastra - 28 October 2007 - 12:03

@ simona: la discussione poggia sempre su canoni poco affini con il rispetto, l’apertura mentale per la reciproca comprensione. Discutere non è parlare. Bisognerebbe limitarsi a fare questo. Ma è assai difficile, purtroppo.

@Prescia: hai ragione, sono inutili, ma come si fa a troncare se la cosa ti interessa? Forse sarebbe meglio un buon bagno di umiltà per poi iniziare a parlare, a spiegarsi.


InvernoMuto - 28 October 2007 - 19:39

Mi piace molto l’immagine di portare il qualcuno con te in superficie… La voglia di risalire, la luce che filtra frammentata dal pelo dell’acqua, la boccata d’aria che quasi brucia…


graal - 29 October 2007 - 13:11

Parole tenute segrete e rivelate solo ad alcuni fogli tenuti ben nascosti…, per anni.
Parole che confessano intime e profonde emozioni conservate religiosamente in un cassetto come gioielli troppo preziosi per indossarli e mostrarli in pubblico.
Parole che contengono ricordi a me tanto cari da starci male ancora adesso, dopo tutto questo tempo.Ricordi di sentimenti sinceri e di un amore solo in parte svelato e mai spento.
Parole mai dette o scritte per nessuno.
Parole adescate da un grande amore ed intrappolate in esso per sempre.
Parole sprecate, lasciate lì, a seccare sotto un sole torrido, in un deserto senza ombra e senza notte.
Parole che non potranno mai essere dette a nessun altro.
Parole distrutte, annientate, spente, disperse, dissipate, incomprese, disciolte, lacerate.
Parole sprecate e sprecate emozioni.
Ora posso dirlo: per quel mio “si” pronunciato tanti anni fa, Dio non ha esaudito il mio desiderio.
Non solo l’attesa non è stata breve ma rivelarlo, quel “si”, ha portato solo altro dolore.
Non mi resta altro che sperare che quelle parole rimangano per sempre nascoste, conosciute solo a me che le ho scritte e a chi non avrebbe mai dovuto leggerle.
Rimarrano tali per sempre perché la verità non muore mai. Si muore in altro modo e non si muore per delle parole sprecate. Si sta male, molto male. Per questo, in un certo senso, chiudere qui e non sprecarne altre mi sembra la cosa più saggia da fare. Resta un grande rammarico e una grande tristezza… ma, in fondo, non è poi molto diverso da prima.


Rob - 29 October 2007 - 14:06

Io sono dell’idea che sia fondamentale parlare delle cose, sempre e comunque. Perché è solo arrivando alla discussione, solo massacrandosi vicendevolmente per sviscerare le cose, solo arrivando quasi a darsi noia pur di affrontare il discorso che si arriva al tanto pericoloso dato oggettivo.
Perché è verissimo, le cose, una volta arrivate al dato oggettivo sono quelle che sono, e spesso fanno male proprio per quello che sono.
Mascherarsi dietro al piccolo dito non serve mai, bisogna però essere sinceri fino in fondo quando si affronta l’argomento. Perché una menzogna in questa sede diventa ancor più pericolosa, un errore si perdona, il tradimento della fiducia no.
Tutto cambia, sempre, inevitabilmente ed ogni cambiamento dato da una discussione provoca sempre un profondo dolore.
Siamo qui per imparare.
R


Miciastra - 29 October 2007 - 14:26

@graal: le parole celate per anni e poi rivelate non sono mai parole sprecate. Anzi, avere la possibilità di poter parlare, rivelare i propri ricordi, le proprie emozioni è fortuna di pochi. Spesso, molto spesso, non si ha mai questa possibilità nell’arco di tutta una vita. E non credere che siano parole distrutte, spente, annientate o disperse. Come potrebbero esserlo? Sono comunque arrivate da qualche parte, nel cuore di qualcuno e la speranza che rimangano per sempre nascoste, conosciute solo da te e da chi, queste parole non avrebbe mai dovuto leggerle è solo mera paura.
Quello che, invece, bisogna saper affrontare è la diversità d’animo e di sentimenti che provocano sicuramente dolore, ma vanno accettati per come sono. Il chiudersi per non sprecare altre parole è pur sempre una decisione. La parte complicata sta nel valutare se questo sia un bene oppure no.


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