E’ da un bel pò di tempo che mi trovo costretta a riflettere sull’amicizia, sia per quanto mi riguarda, ma anche per conto terzi.
Ultimamente mi sembra che la gente non ascolti più se non in maniera totalmente distratta, distaccata e, ancora peggio, mai senza un fine (e qui andrebbe anche a decadere il concetto di amicizia).
Sto notando il crescente dilagare di che questo disinteresse e del senso di solitudine.
Io credo fermamente nell’amicizia e penso di averlo dimostrato tanto nella mia vita e tengo ancora ben salde queste mie convinzioni.
Mi piace prendermi cura (perchè di questo si tratta) delle persone a cui voglio bene, ascoltarle sempre, essere pronta a qualsiasi cosa, dimostrare continuamente il mio interesse, aiutare laddove venga richiesto il mio aiuto, e poi anche riderci, ubriacarsi di vino e dal divertimento, fare casino, condividere momenti spensierati.
Prendersi cura di qualcuno significa condividere il cammino insieme, anche se poi ognuno ha la propria traccia da seguire. E’ un “lavoro” costante e continuo, ma non è poi così difficile.
E’ il non criticare le scelte altrui, ma sostenerle comunque e soprattutto rispettarle proprio in virtù del fatto che non sono nostre queste scelte, ma quelle di qualcuno a cui vogliamo bene incondizionatamente.
Come si fa a sentirsi amico a distanza, senza vivere il presente, senza condividere periodicamente qualche momento insieme? E’ impossibile. Perchè questo disinteresse dilagante per poi sentirsi anche non “compresi e/o accettati” su decisioni personali prese?
Alcune semplici domande:
- ma se io ti parlo di cose mie profonde e personali e tu non mi ascolti, che parliamo a fare?
- Se non mi chiedi come sto, cosa mi passa per la testa come posso pensare che ti sto a cuore?
- ma se non vivi la mia vita, come fai a non accettare le scelte che faccio?
- ma se non mi chiami mai, come posso pensare che tu voglia prenderti cura di me?
- ma se non mi dai la possibilità di viverti, come posso farti arrivare la mia amicizia?
Non lo so cosa sta accadendo, ho solo la certezza che qualcosa stia cambiando e che purtroppo ci ritroveremo sempre più soli se non correremo ai ripari, guardando in faccia i nostri amici e dimostrandogli che abbiamo sempre ed ancora voglia di prenderci cura di loro.
Incondizionatamente.
Che sia veramente alla ricerca dell’amicizia (perduta)?
Come sono d’accordo con te! ma proprio al 100%.
Ho un solo Amico e negli ultimi tempi non riusciamo a trovarci…e questo mi fa soffrire. Ci facciamo prendere dalla quotidianità e dagli impegni…e nel frattempo il tempo passa, la vita scorre e come dici tu “ma se non mi dai la possibilità di viverti, come posso farti arrivare la mia amicizia?”
Da sempre sono convinta che un’Amicizia è molto più impegnativa di un Amore. Perchè è una forma di amore che non può contare su quel collante che risolve molti problemi che è il sesso. L’Amicizia è come un orticello che va coltivato giorno per giorno. Non puoi trascuralo perchè arriva la lumachina e si mangia l’insalata; il merlo si becchetta il basilico; il bruco si smangiucchia la mela. I frutti maturano e se tu non li raccogli cadono a terra senza che neanche tu te ne sia accorto. Ecco devi stare sempre all’erta, sempre presente, con amore e pazienza. Sarà un’immagine un po’ infantile, ma è così che la vedo. Ma non è facile…
@cayenna - Ci sarà sempre una lumachina che mangia l’insalata, un merlo che becchetta il basilico o un bruco che smangiucchia la mela.
Prendersi cura di una persona significa anche mettere in conto tutto questo ed innaffiare comunque l’insalata, il basilico e la mela.
E se i frutti maturano e cadono in terra, si possono sempre raccogliere per fare una marmellata o un buon pesto!
Quando ci sembra che non ci venga data la possibilità di vivere l’altra persona, bhè, bisogna prendersela questa benedetta possibilità.
Prendersi cura di una persona è, per me, fondamentale e con forza e decisione non demordo mai.
Io resto nell’orto, non lo perdo di vista.
Non è facile, hai ragione, ma il mio cuore è forte.
Spero lo sia anche il tuo.
M
“Il problema non è accettare, ma condividere.”
Io credo che questo sia già un buon punto di partenza.
Condividere sia in “entrata” che in “uscita”.
A volte non si condivide in uscita perchè si ha l’impressione che l’entrata ci sia preclusa a priori. Magari è solo un’impressione o rispecchia la realtà, di sicuro frena la voglia dell’esternare.
Di conseguenza, l’altro si sente escluso dalla condivisione, messo fuori gioco.
Si innesca un meccanismo difficile, in cui automaticamente entrano in gioco giustificazioni che - altrimenti - non sarebbero valide.
L’altro perno - credo - su cui ruota buona parte del ragionamento è il termine incondizionatamente. Fuori dalle proprie opinioni, dal proprio vissuto, dalla propria realtà. Ne siamo sempre e veramente capaci di questo? Siamo disposti sempre e comunque a spostare la nostra visuale di 10 cm? O di 20? Siamo disposti a metterci dietro l’altro e guardare (o provare a farlo) quello che vede lui?
“Quando ci sembra che non ci venga data la possibilità di vivere l’altra persona, bhè, bisogna prendersela questa benedetta possibilità.”
Bisognerebbe prendersela comunque, quasi a forza. Andare lì e dire “Cazzo stai facendo? Hai problemi? Non mi importa se mi dai accesso o meno. Io me lo prendo. Comunque.“