Mi chiamano così da sempre perchè amo cucinare e lo faccio bene, mi dicono.
Vengo da una famiglia matriarcale ed umbra, con tradizioni ben radicate ed ancora molto vive. Le feste comandate sono all’insegna di piatti tradizionali, dal tortellino fatto tutto completamente a mano, a manicaretti con preparazioni complesse che comportano ore di preparazione.
Sono cresciuta così, in cucine gigantesche composte da donne che lavoravano e parlavano, trasmettendo, nel contempo, ricette antiche e difficili e che poco si addicono ai ritmi che oggi tutti viviamo. Ho una piccola rubrica dove scrivo le mie ricette ed è tutta consumata ed anche un pochino unta, ma io la considero una piccola parte di me.
Come molte persone, ho vissuto in pieno gli anni del femminismo, anni in cui, per disperazione, siamo arrivate ad eccessi estremi, allontanandoci forzatamente da tutto ciò che poteva “relegarci” a ruoli imposti fino ad ora, anche come lo stare in cucina.
Ho patecipato attivamente al movimento femminista, ben cosciente di quello in cui credevo ma, come tutti gli estremismi, facendomi troppo coinvolgere e di conseguena mi sono allontanata da tutto, vivendo in uno status quasi ibrido.
Col passare degli anni e ritrovando un certo equilibrio, mi sono di nuovo avvicinata a quello che per me è stata sempre una passione, uno sfogo, un momento magico e tutto mio.
Ho ricominciato a cucinare con più voglia di prima, con l’intento di sfogare i miei istinti, con l’obiettivo di ritrovare me stessa, le mie radici, attraverso il gusto ed anche l’olfatto.
E’ stato bello ricominciare, toccare con le mani, odorare, annusare, assaggiare quello che la natura mi dava da plasmare.
Nonna Papera è tornata da molto tempo, oramai ed è felicissima di esserci.
Naturalmente, frequentando orde di amici separati con prole al seguito o estrememente single oppure totalmente negati in cucina, questa mia passione li ha attirati come topi con il pifferaio magico. E da qui, sono anni che assisto alla fatidica citofonata alle otto di sera in cui la GENTE che conosco mi chiede cosa faccio a quell’ora.
A GIGI DELLA CREMERIA gli faccio un baffo io!!!!!
Però che bello!!!! La sera a cena ho sempre qualcuno che “passa casualmente” per sapere “come sto” e che puntualmente si “becca” quello che preparo….
Io sorrido sempre e penso che anche questo sia AMORE.
(…e poi c’è qualcuno in particolare a cui preparo il famoso “doggy bag” e questo mi fa sentire bene, felice ed importante e quel qualcuno è sicuramente nel mio cuore).
Mood:
Happy
amo cucinare, più che mangiare. a che ora ti trovo? mi presti un grembiule e cuciniamo qualcosa con quello che c’è
[Gnam!]
E ho detto tutto… 
IM, manca il burb finale
@Ian: Ops… dimenticavo [Burp!]
@Miciastra: a proposito, dimenticavo: io ancora aspetto il ricettario… umpm! (E pensare che ce l’ho avuto sottomano…) 
@ian - se vieni a Roma, sarò ben felice di prestarti un mio grembiule e cucinare con te. Cucinare è alchimia pura…magia pura…
@InvernoMuto - tu la conosci bene la pubblicità di “Gigi e la cremeria”, vero?
Il mio ricettario NON SI TOCCAAAAAAA!!!!! :
Moi? Naaa… Per un paio di citofonate…

sai che anche io adoro cucinare e anche per me è una forma di amore e…passione
sono ben contenta di essere relegata in cucina vorrei anzi avere più tempo..
sono umbra come te perciò il repertorio è vastissimo…dai facciamo ingrassare gli amici alla faccia delle palestre e dell’apparire
buona cucina