Miagolato il 29 December 2007 - 11:41

Occhi Miciastra

Guardo.

E’ una vita che lo faccio.

Io guardo in continuazione.

Osservo, scruto, analizzo quello che mi circonda.

Ho una curiosità innata ed amo profondamente il prossimo.

Per cui lo osservo sempre attentamente.
Che cosa ci posso fare????
E questa mia natura mi ha portato a studiare Psicologia.

Anni di ospediali psichiatrici e corsi di formazione professionale con i cosiddetti emarginati.

Parola grossa ed ai più, piuttosto vaga. Ma forse anche per paura ed ignoranza. Vedere una persona in carrozzina crea disagio, vedere una persona pazza per strada ne crea altrettanto. Ma perchè? Perchè se conosciamo una persona in carrozzina non chiediamo cosa  le è successo, mentre ad una persona con un gesso arriviamo addirittura a farci raccontare l’intero accaduto? E perchè se vediamo un cosiddetto “matto” per strada, ci allontaniamo immediatamente ed in qualche modo ci sentiamo “rassicurati”? Perchè vige la “regola” che MATTO= PUZZA, PERICOLO ed HANDICAPPATO= PERSONA DIVERSA e SICURAMENTE NON INTELLETTUALMENTE ABILE?

Io l’ho scoperto con gli anni. 

Ho visto gente che ha dovuto cambiare la propria vita a causa di un brutto incidente stradale, altri che sono stati operati di scoliosi e che non hanno mai più camminato, altri ancora con la polio, ancora altri in carrozzina per aver tentato il suicidio, gente con la febbre alta cadere dal balcone di casa, persone autistiche, malati mentali che parlano in tibetano per non farsi capire da “quelli” del CIM (Centro di Igiene Mentale).

Così ho passato gli anni migliori della mia vita, annusando il male ma quello vero,  quello in cui la sofferenza è vitale, vivendolo in prima persona e soffrendolo dentro.

Mi ricordo il mio primo approccio con queste realtà. L’ho avuta con un ragazzo fantastico, Stefano, che appena arrivata al Centro ha provato a smerdarmi subito. “Ciao, come stai?” La risposta è stata: ” e come sto…in carrozzina…” La mia risposta è stata spontanea…: “scusa ma, meglio a te che a me…”

Ho conquistato il suo cuore e la sua stima ma io ero sincera… veramente…

Da qui, anni ed anni di lavoro in questo “campo”, se così lo vogliamo definire.

C’era Alberto che ogni mattina disegnava il passaporto per il Giappone perchè doveva andare a comprare le medicine. Ed ogni santa mattina lo facevamo insieme e poi lui andava a comprare quello di cui aveva bisogno. Appunto, ogni santa mattina. Era il suo modo di gestirsi i medicinali.

E poi c’era Renato, gemello ed ottavo figlio di una famiglia molto povera, messo in manicomio all’età di nove anni perchè nel collegio non c’era più posto. Lascio a voi capire cosa è successo…

E Roberto. Uomo meraviglioso, studente in medicina alla fine degli anni ‘70. Persona di grande cultura, studioso di lingue antiche. La sua mente è caduta in un grosso baratro  in quegli anni di grossa rivoluzione e da lì non si è più ripreso. Persona piuttosto violenta, ex giocatore di rugby, temuto da tutti sia per il fisico che per la mente. Parlava in tibetano, prendendo per il culo gli operatori del CIM e tutti coloro che lo trattavano da pazzo. Veniva ogni mattina al Centro a piedi, vestito con un sacco juta e gli anfibi pieni di erba, percorrendo 15 chilometri all’andata ed altri 15 al ritorno, non curante del freddo intenso o del caldo torrido. Io ho sempre avuto un approccio molto personale con la tanto decantata follia, che per me non esiste assolutamente ed ho costruito un rapporto molto naturale, semplice, da persona a persona. Sono entrata nel suo cuore, ha capito che non doveva temere nulla e con me ha instaurato un rapporto vero, in italiano, senza violenze psicologiche, si è aggrappato a me, mi ha chiesto aiuto. Io ho fatto del mio meglio.

Oggi indossa vestiti, si è comprato una macchina, ha conosciuto una signora con cui trascorre molto del suo tempo, si gestisce i proprii medicinali e ogni tanto mi telefona parlandomi anche un pò in tibetano (che ovviamente non comprendo), giusto per farmi capire che il suo disagio è ancora lì, dentro alla sua testa ma che ha imparato a conviverci.

E poi Tina, partita in viaggio di nozze e caduta da un muretto mentre il neo marito la fotografava. Tetraplegica.

Luigia, caduta dal terrazzo all’età di nove anni a causa di una febbre molto alta. Paraplegica.

Maria, che per amore, ha tentato di uccidersi, sparandosi allo stomaco. Paraplegica.

Alberico, rampollo di una nobile famiglia, finito sotto un camion con la sua macchina. Tetraplegico.

Franceschina, tenuta segregata in casa per anni perchè ritenuta “strana”. Autistica.

Stefano, tumore alla spina dorsale a 20 anni, saltato sul lettino operatorio e mai più ridisceso con le sue gambe. Tetraplegico.

Mario, preso in pieno da una macchina mentre attraversava la strada. Paraplegico.

Sonia, operata per una scoliosi. Paraplegica.

Angelina, vissuta in un paesino di 4 anime e mai portata da un medico. Polio.

Fabrizio, Bibo per gli amici, bello come il sole. Morbo di Hodgkin (cancro alle ghiandole linfatiche) a 20 anni. Oggi non è più qui.

Sono entrata in queste vite per caso, come supplente d’inglese  e mi ha preso l’anima…

Sono stati in assoluto gli anni più belli della mia vita, gli anni più felici della mia vita e quello che io sono oggi lo devo solamente a quello che ho imparato con e da queste persone.

Ho imparato a guardare veramente quello che la vita mi presenta.

E voglio continuare a farlo.

   

Miagolii

rob - 29 December 2007 - 14:10

Continua a guardare…
Bella la foto.
Le persone migliori spesso sono quelle ostracizzate dalla società definibile “sana”… in modo errato, ovvio.
Peccato.
Speriamo in un anno migliore.
R


Dyo - 29 December 2007 - 14:27

Dovremmo passare tutti attraverso la sofferenza, quella vera, per capire cos’è la vita, e imparare a relativizzare le nostre paure. Io non ho i tuoi titoli specifici, ma da sempre sono riuscita a legare con quelli che quasi tutti mettevano da parte. Magari, come mi disse qualcuno, perchè anch’io non sono del tutto in asse.
Quegli occhi verdi, bellissimi, sono i tuoi?


Alfre - 29 December 2007 - 21:49

Non pensavo che esistessero persone così piene dell’interesse per gli altri, da quello che leggo sei speciale :)


Miciastra - 30 December 2007 - 8:57

@Rob - Non sono necessariamente persone migliori. Sono persone e basta. E’ la parte cosiddetta “sana” che non dà la possibilità di farle sentire come tali.
Io continuo a guardare ma vedo anche tante cose chi mi fanno incazzare ed intristire, accidenti.

Si, la foto piace anche a me.


Miciastra - 30 December 2007 - 9:18

@Dyo - Certo, la sofferenza genera una sorta di sensibilità verso gli altri ma io credo che, se ci fermassimo un attimo, se rallentassimo i giri del nostro motore e più spesso guardassimo meglio, potremmo tutti accorgerci di quello che veramente c’è intorno. Le paure sono paure e basta e non serve relativizzarle perchè ognuno ne vive una propria. Se una qualsiasi mia paura la confrontassi con la fame nel mondo, ecco che perderebbe, ovviamente, di significato, ma non è giusto perchè io vivo direttamente la mia paura e tale rimane.
Basterebbe guardare veramente e questo, molto spesso non lo facciamo.
Tu leghi con persone che la gente mette da parte e questo non significa essere fuori asse, ma si tratta di sensibilità e rispetto verso la sofferenza. E poi, cara Dyo, che significa “non essere del tutto in asse”? C’è un’asse prefissata, per caso? E se si, chi l’ha prefissata? Non credere a chi ti dice questo perchè ha solo paura di guardare e di rendersi conto che ci sono tantissime “assi” nella vita.
A queste persone puoi dire di andare a fare un giretto nei vari CIM. E’ istruttivo.
Resta così come sei.

Grazie per il complimento. Gli occhi sono i miei.
A presto!


Miciastra - 30 December 2007 - 9:21

@Alfre - Oh no!!!! Non sono affatto speciale! Sono normale ma forse più fortunata perchè mi è stata data la possibilità di guardare oltre!!!!

Grazie del tuo passaggio sul blog!!! :D


InvernoMuto - 30 December 2007 - 9:25

Spesso - e purtroppo - l’uomo ghettizza per timore, cerca di tirare una linea con cui definire ciò che è e ciò che non è. Cerca necessariamente delle linee guida in cui rifugiarsi, tagliando fuori tutto il resto, definendolo anormale per la sola necessità di sentirsi lui stesso normale. Quante storie ci passano accanto e non ce ne accorgiamo, magari per superficialità o perchè gli eventi non si incastrano come dovrebbero.
Quando me le hai raccontate queste storie, avevi gli stessi occhi della foto: entusiasmo, affetto, emozione. Le stesse cose che rileggo in queste parole…


Miciastra - 30 December 2007 - 9:58

@InvernoMuto - grazie IM.
Hai ragione, è soprattutto questione di paura. Condivido pienamente.
(Vieni al manicomio di Rieti con me un giorno di questi? Ti vorrei far conoscere degli amici a me molto cari)


cayenna - 30 December 2007 - 14:51

grazie. grazie per aver condiviso con noi queste tue emozioni.

p.s.: @ invernomuto: non ti lasciar scappare un’occasione del genere…cambia la prospettiva con cui si guarda alla vita.


Miciastra - 31 December 2007 - 1:41

@cayenna - è sempre importante condividere quello che si prova e si vive. Vuoi venire anche tu con noi?


InvernoMuto - 31 December 2007 - 9:41

Certo che vengo… :)


Dyo - 31 December 2007 - 14:31

Buon Anno Nuovo, Miciastra. Che ti porti quello che più desideri.


ian - 31 December 2007 - 14:34

stavo pensando di elencare cose che non sono andate per il verso giusto (tante), e cose che sono andate per il verso giusto (poche). lo stavo facendo sul mio blog, ma poi ho letto il tuo post qui sopra e, d’un tratto quello che avevo da dire mi è sembrato del tutto inutile e fuori luogo.
oggi resto in silenzio, e attingo dalla voce dei tuoi occhi.

felice duemilaotto miciapussyfrrrrmio


cayenna - 31 December 2007 - 15:30

se mi portate ne sarei molto felice.
quello con la sofferenza, quella vera, è un tipo di contatto che mi manca molto. all’università ero volontaria ospedaliera al Policlinico (neurologia e neurochirurgia)…è stata dura, ma mi manca.


mat - 1 January 2008 - 19:46

miciastra, grazie per aver condiviso queste tue esperienze.
dyo non sono d’accordo. “Dovremmo passare tutti attraverso la sofferenza, quella vera, per capire cos’è la vita, e imparare a relativizzare le nostre paure.” Basta molto meno, basta l’umanità e la comprensione, il buon senso.


Gianluca - 3 January 2008 - 12:03

Felice esistano occhi così belli e curiosi..che si mantengano sempre così.
limpidi verso il futuro e verso l’altro.


cugina anziana - 5 January 2008 - 11:58

avevo intuito che eri un tipo, se non speciale, comunque particolare ne ho avuta conferma leggendo questo post..fortunato chi ti ha vicino..


Miciastra - 6 January 2008 - 0:45

@Dyo - grazie cara ed io spero lo stesso per te… :O


Miciastra - 6 January 2008 - 0:46

@ian - oh no, amico mio, scrivi sempre come ti viene perchè io adoro ciò che mi trasmetti!!!


Miciastra - 6 January 2008 - 0:47

@cayenna - ok, è fatta…vuoi vedere che ci incontriamo alla fine?


Miciastra - 6 January 2008 - 0:48

@mat - sono d’accordo con te ma, qualche volta, la sofferenza aiuta… o no!?!?!?


Miciastra - 6 January 2008 - 0:49

@gianluca - grazie per gli occhi, grazie per quello che hai detto e grazie per il passaggio sul mio blog! A presto…


Miciastra - 6 January 2008 - 0:50

@cugina anziana - siamo tutti particolari, non trovi!?!?! Io si… e lo sei anche tu!
Grazie :O


acquachiara - 6 January 2008 - 12:55

Grazie … sì … grazie, grazie a te che vedi le cose in questo modo, quando si riesce ad incontrare un’anima, la forma in cui vive non ha più nessuna importanza.
Amare superando la forma è un cammino bello e difficile, in pochi si avventurano su quel sentiero.


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