Miagolato il 15 June 2008 - 21:03

Vivo in un palazzo di nove piani e quarantadue appartamenti. Palazzo costruito nel millenovecentotretasette, con scale immense ed un ascensore ricavato non so nemmeno come. All’ingresso, spazi  che contenevano quello che un tempo il fascio littorio usava esporre ma che, oggi, comporta solo spazi vuoti. Ci vivo dal millenovecentonovantuno, anno in cui il marito di mia madre ma ha comunicato che un “ente” gli aveva dato una casa e che dovevo assolutamente traslocare perchè, altrimenti, avrei, avremmo perso la casa. Centoquaranta metriquadri di casa antica, soffitti di quattrometri e mezzo, con un ingresso di venti metri quadri totalmente inutile, tre camere da letto, una cucina, un salone, lo sgabbuzzino, un bagno solo [ahimé] e due terrazzi piccolissimi. Sono al nono piano e vedo la cupola di San Pietro, sono in centro storico, in fondo. Nell’androne c’è un quadro raffigurante la madonna con il classico lumicino e le cassette della posta in legno e vetro, il marmo intorno all’ascensore in cui si intravedono residui di quello che un tempo furono conchiglie, oggi divenuti fossili. Il mio ascensore ci mette ben cinquantanove secondi ad arrivare al nono piano e, anche se si tratta di secondi, sembra sempre un’eternità. Questa eternità è spesso aumentata dai vari inquilini che, visto il lungo tragitto da percorrere, si accalcano per non perdere il “turno”. Ma siamo tanti e viviamo a Roma. Ciò significa non cagarsi assolutamente. Io posso dire di non conoscere gli inquilini del mio palazzo. Non so nulla di loro, non so che vita facciano, che problemi abbiano e quando sul portone vedo affisso un fiocco rosa o celeste, proprio non so a chi possa appartenere.

Ogni piano ha quattro appartamenti e, anche se quattro per nove dovrebbe fare trentasei, non chiedetemi come mai ci sono quarantadue appartamenti perchè la matematica non è decisamente la mia materia. Fatto sta che ce ne sono quarantadue. Ne sono certa perchè io sono l’interno quarantadue e quindi è così.

Al nono piano, oltre a me, c’è una famiglia con una figlia in carrozzina ed ogni volta che l’ascensore non funziona, quindi almeno una volta a settimana, si ritrovano a portarla giù in braccio, tra l’indifferenza dei più, una vecchia coppia oramai ultra ottantenne, coppia di “secondo letto” [dicerie di condominio…], come si suol dire, lui ex idraulico, lei non so, forse moglie e basta, che non mi sembra proprio poco.

Poi c’è l’interno trentanove. Una coppia anziana. Lei, ex infermiera, lui, ex non so cosa, ma ex, poichè oramai in pensione. Sono di origini orvietane, come me. Vivono da soli, hanno due figli grandi. No, hanno un figlio grande. La figlia era grande, un tempo. Ora non lo è più. Paola.

Bella ragazza, molto solare e gentile. Il marito ha un banco di frutta esotica al mercato coperto sotto casa. Due figli, un maschio ed una femmina, quasi come da copione. Anche lui è fico.

Bella famiglia.

A trentanove anni le viene diagnosticato un tumore al seno e da lì inizia la sua trafila con ospedali e cure.

Niente da fare. Il cancro vince anche sulle belle famiglie.

Paola muore troppo presto, troppo velocemente, soprattutto per i suoi figli che erano ancora troppo, se c’è mai un troppo in questi casi, piccoli.

Apprendo la notizia in un giorno di sole, mentre stendo i panni sul terrazzo della cucina che combacia con quello di Marcella, la mamma di Paola.

Mi dice: ” Miciastra, Paola non c’è più, se n’è andata via da me”.

Non sapevo cosa dire, cosa fare. La tristezza mi ha trovata fertile, il dolore mi ha devastata. Lei era carina, sempre sorridente e che cazzo, come possono succedere certe cose? Ed i figli che faranno ora?

E’ stato un dolore grande, malgrado il fatto che, nel mio palazzo non esistano rapporti umani normali.

Paola è morta da tre anni e la vita di Marcella è cambiata. La incontro ogni mattina presto in ascensore, sempre carina, sempre forte, sempre sorridente. Con l’autobus va a casa dei suoi nipoti, pulisce, prepara da mangiare e torna a casa sua dove l’attende un marito a cui, nel frattempo, tanto perchè il destino  è proprio stronzo alle volte,  è venuto un cancro allo stomaco.

Nei cinquanatanove secondi di ascensore le chiedo sempre come sta e lei, regolarmente e giustamente, piange. Ogni mattina. Ogni santa mattina, ma allo scadere dei cinquantanove secondi, mi augura sempre una giornata serena.

Questa mattina mi sono svegliata presto e vagabondavo per casa. Devo proprio ammettere che il periodo che sto vivendo non sia dei migliori. Mi sono svegliata con un gran bel senso di inutilità all’ennesima potenza, con la voglia di annientarmi sul divano, con la tachicardia alle stelle ed uno stato depressivo incombente. Ho dato da mangiare al mio micio/cavallo ed ho acceso il pc. Blog e affini. Poi il nulla.

Suona il campanello.

Chi cazzo sarà mai di domenica mattina alle dieci e quarantacinque?

Chi osa rompermi il cazzo a quest’ora?

Vado alla porta, guardo dallo spioncino… è Marcella.

Penso: “Mio dio che cosa sarà mai successo? Magari suo marito”… non posso pensarlo… mi rifiuto di farlo.

Apro la porta in camicia da notte di Victoria’s secrets e mi sento fuori posto.

“Ciao Miciastra, sono andata in campagna ad Orvieto e ti ho portato queste ciliegie, sono brutte perchè ha piovuto tanto, ma sono buone davvero”.

Non so cosa dire ma il mio cuore si gonfia di emozione. Sono frastornata e non so cosa fare.

“Grazie Marcella, ti ringrazio veramente, sei proprio carina”

“Sai, sono del ‘nostro’ paese, sono buone”.

La ringrazio ancora cento volte e so bene che queste ciliegie avrebbe voluto portarle a Paola.

Le ho prese per lei.

Ma l’ho fatto anche per me perchè mi fa bene al cuore.

   

Miagolii

No Blogger - 15 June 2008 - 21:56

ma sì che fanno bene le ciliegie, sono pure buone, quasi quanto le fragole :) e poi ’ste cose fanno proprio bene al cuore :D non per farmi i fatti tuoi, ma per curiosità: vivi a Prati? Bel quartiere, c’ho vissuto anch’io, un po’ d’anni fa…


Miciastra - 15 June 2008 - 23:52

Quartiere Flaminio, accanto al Teatro, caro no blogger e le fragole sono buone ma anche le ciliegie ed hai ragione, ’ste cose fanno bene al cuore. Come mai hai vissuto qui? E come mai non ci vivi più?
La curiosità è felina… :u


rob - 16 June 2008 - 1:32

A volte la vita la devi condensare in 59 secondi e poi non basta mai…
io non ho rapporti con i miei vicini, qui vivo da un anno ma dove stavo prima e prima ancora era lo stesso.
Anche quando vivevo con i miei mi limitavo a “buongiorno” e “buonasera” però queste cose fanno bene… è vero…
R


Miciastra - 16 June 2008 - 12:55

@rob - che brutto però, non trovi?!? Basterebbe così poco…


IM - 16 June 2008 - 13:07

E’ brutto si… ma andiamo sempre troppo di corsa e non ci rendiamo conto di quello che ci passa accanto…


Rob - 16 June 2008 - 13:58

Già… il freddo del nodddddddddd


Miciastra - 16 June 2008 - 14:44

La posizione geografica conta poco. E’ l’anima(ccia) della gente a determinare queste situazioni.


giraffa - 16 June 2008 - 19:06

A volte, il calore umano rende buonissime anche delle ciliegie un po’ brutte:-)


fabio r - 16 June 2008 - 19:09

un piccolo gesto può cambiarti la giornata, a volte la vita, ma è già molto se ti cambia l’umore..

Hai scritto un pezzo di letteratura miciastra. davvero. Sono orgoglioso di essere umbro come te, e come la tua vicina invincibile… non so spiegare il perchè, ma a volte mi sembra che le nostre radici comuni ci rendano più umani.
Il tuo palazzo tipo “una giornata particolare” ora ha un vicolo della rupe su cui ti puoi affacciare, e potrai fingere che il cupolone sia il tuo magnifico Duomo..
Parlaci con la tua vicina. E con la tua terra.
Brava:)


No Blogger - 16 June 2008 - 21:45

..bel quartiere anche il Flaminio, lì sul Tevere oltre Porta del Popolo. Io ho vissuto a Prati, zona via dei Gracchi. Per l’attività di mio padre ho girato l’Italia, un po’ di quà, un po’ di là. Anche a Roma. Mi capita di ritornarci, per motivi di lavoro, ma non ci vivrei più. Era anche un’altra “stagione”, fra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80. Quasi un’altra “epoca”. Oggi i rapporti fra le persone quasi non esistono più nelle grandi città. In buona parte, credo, anche a Roma. Mangia quelle ciliegie, devono essere proprio buone. Anzi, devono essere anche più buone delle fragole :D


Rob - 16 June 2008 - 23:37

E allora avrò l’anima sporca…
E sia


Dyo - 17 June 2008 - 2:15

Mia nonna, credente del tipo bigotteggiante tanto quanto l’omonima nipote è mangiapreti, era solita offrire qualcosa che le piaceva molto “in suffragio” ai morti.
Non che io abbia certezze sulla vita oltre la vita, ma mangiandole, magari, pensa a Paola.
Un bacione.


ian - 18 June 2008 - 20:47

riesci sempre ad emozionarmi con racconti del quotidiano.
quando abitavo a milano, in un condominio con 72 appartamenti, ho saputo della morte della mia vicina di pianerottolo mesi dopo dal messo comunale che ci recapitava le schede elettorali.
la vita in città spesso ci costringe al nulla.


digito - 22 June 2008 - 17:25

embeh. ci aggiungerei un bel paio di sticazzi, se non SAREBBE volgare. ma però, considerando che te c’hai il metro giusto per capire quando un’affermazione è volgare oppure calza a pennello… un bel paio di sticazzi.

ti abbraccio


Miciastra - 25 June 2008 - 0:44

@giraffa - hai ragione, amica mia e poi erano anche buone!


Miciastra - 25 June 2008 - 0:48

@fabio r - così arrossisco davvero!!! Grazie per quello che hai detto e sono felice di averti trasmesso certe cose. E poi, tra noi umbri ci si capisce, no?


Miciastra - 25 June 2008 - 0:49

@no blogger - e lo erano! Avevano un sapore particolare davvero! Ma torni qualche volta a Roma?


Miciastra - 25 June 2008 - 0:50

@Rob - tu l’anima sporca? Giammai!!! Nemmeno se ti ci impegni!!!


Miciastra - 25 June 2008 - 0:53

@dyo - a me si bruciano i piedi se entro in chiesa ma… chissà… prima o poi lo sapremo, no? Penserò a Paola, stanne certa e poi la sua foto sul frigo mi guarda sempre…
Come stai bella donna?


Miciastra - 25 June 2008 - 0:58

Caro ian, sei tu che provochi delle forti emozioni, non io!!! Pensa che è morta la mamma di un mio amico all’ottavo piano e l’ho saputo tre settimane dopo. Hai ragione, i rapporti umani nelle grandi città, vanno a farsi benedire.
Ripreso il lavoro dopo la vacanza simil-invernale [mi spiace davvero molto, cazzo santo!!!]


Miciastra - 25 June 2008 - 1:00

Essì, un bel paio di sticazzi ci sta proprio bene ma anche un porcaputtanatroia mica ci stona!!
Ricambio il tuo abbraccio…


ian - 25 June 2008 - 22:36

spero siamo emozioni belle, perchè anche un mal di pancia è una emozione.

le mie vacanze sono state fantastiche a prescindere dal tempo, dentro me il tempo è sempre buono.


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