Sono sopravvissuta anche a questo Natale.
Partita il 23 per Orvieto, arrivo nella mia splendida casa umbra, la casa delle mie radici, dei miei antenati, dove ogni angolo racconta qualcosa e poichè sono circa 800 mq, di cose da raccontare ce ne sono a bizzeffe, si portrebbero addirittura organizzare dei giri turistici. C’è il “muro degli antenati” che mi incanta ogni volta che vengo qui. Facce inespressive ed in posa per foto scattate con i primi mezzi a disposizione, donne acconciate con chignon e sedute su portrone importanti con schiere di bambini tutti rigorosamente vestiti a festa e uomini con baffoni e sguardo altero. Loro sono i miei avi, quelli da cui discendo, quelli a cui devo la mia esistenza ma che non ho mai incontrato e, se non ci fosse mia madre che puntualmente mi ricorda i loro nomi ed i vari “incastri” familiari, io avrei dei grossi problemi a spiegare tutto questo a mio figlio. Bello il muro degli avi, bella questa casa che trasuda di vite passate. Il letto della bisnonna Olga, il comò della trisalvola Agnese, la madia dipinta da mia nonna, il lampadario che il trisavolo prese a Murano, che a comprarlo oggi bisognerebbe chiedere tutto il tfr. I pianoforte rigorosamente neri con porta candele tenuti sempre accordati, gli orologi a pendolo sincronizzati per suonare uno dopo l’altro che evocano film dell’orrore e che da piccola mi terrorizzavano. Mia nonna non li fermava mai perchè era segno di sventura; mia madre, pur non vivendoci, ha incaricato una signora che viene giornalmente a caricarli. Tradizioni. Tutto qui profuma di tradizioni. Il focolare sempre acceso, chiaro segno di vita in casa, la porta sempre aperta, pronta a dare il benvenuto a chiunque sia di passaggio. Oggetti strani, attrezzi serviti a chissà cosa, vecchi occhiali che si mettevano sul naso, piatti inglesi portati dal trisnonno, kit per le messe da campo dello zio prete che ha fatto la campagna d’Africa, che per esigenza di vita mise i pantaloni al posto della tonaca e per questo fu redarguito dalla chiesa. Oggi posso dire che lo zio di mia madre ha fatto da capostipite alla mise dei preti di oggi. Armadi che contengono vite passate, tessuti in canapa fatti a mano, tovaglie ricamate da chissà quale zia, prozia, biszia, triszia, quadrisizia, ricordi del fascio littorio, fotografie, oggetti, editti, medaglie, tirapugni, baionette. Tutto questo è passato da qui. Tutto si è fermato anche per un attimo dentro questa casa. E poi i racconti. Quanto mi piacciono. La notte in cui venne comuniato a mio nonno che mia madre l’indomani avrebbe dovuto consegnare al duce un fascio di fiori. Una notte in cui tutte le donne di casa hanno dovuto cucire il vestito da piccola italiana poichè mio nonno, non tanto fascista, non aveva mai voluto farglielo fare. E la gioia di mia madre nell’avere quel vestitino con quella bella M in metallo sul petto che stava a significare il fatidico “me ne frego” del de cuius e che a causa di famigerato vestitino non aveva mai partecipato alle adunate del sabato mattina…
E la gioia negli occhi di mia madre nel raccontarmi la vita passata, con la voglia recondita nel cuore a non far morire i ricordi. Tutti quanti, indistintamente.
Bello.
La memoria storica mi fa bene all’animo, mi fa sentire parte di un “qualcosa” che prima era molto forte tra le persone e che oggi non lo è decisamente più.
Oltre a tutto ciò, ho lavorato come una matta, sempre in cucina, sempre a preparare pranzi e cene per minimo undici persone, tanto che mi hanno soprannominato “Miss Rossella”, labellissima mammy di Via col Vento.
Ma, anche se stanca morta, non mi importa.
E’ stato un bel Natale, tutti insieme ma stavolta con il cuore.
Forse per la malattia di mia madre, non so e non lo voglio proprio sapere. C’eravamo tutti.
So solo che è stato bello e ne vorrei altri cento di natali così.

Quanto mi piace leggere queste cose, è la terza volta che rileggo questo post. Storie di gente passata, di episodi, di vita. Quando c’erano ancora le mie nonne, spesso mi facevo raccontare qualcosa: dello zio che si è giocato la casa ai Parioli a poker mentre la moglie era in vacanza, di quando mio nonno N andava a prendere mia nonna M e la portava all’Opera… cose così…
Che bella cosa che hai scritto…
..incredibile! ’sta Mente-Terminator rivela, talvolta, lati umano-felini insospettati, è davvero una bella casa che ne esce fuori, nonostante tante vicissitudini
Hai ragione, IM, i ricordi scaldano il cuore ed i racconti delle persone che ami ancora di più.
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Hai visto che ti combina ’sta Mente-Terminator no blogger? Ciò sta a significare che anche le menti più eccelse hanno un’anima… nonostante tutto!!!
Beh, anch’io l’ho letto e riletto. Mi piacciono le storie che parlano di storie. Quando c’era ancora mia nonna stavo ad ascoltarla per ore. Adesso ascolto mio padre, che ha un’età considerevole e mille ricordi, anche se fratturati.
L’idea che, un giorno, dovrò essere IO la memoria sorica della mia famiglia mi terrorizza.
In questo senso mi sento abbastanza inaffidabile.
Un bacio.
E cento di natali così.
Non avere paura, sarai all’altezza della situazione. Non chiedermi perchè, ma lo so
Beata te, che hai le radici!
gatta susanna