Miagolato il 8 February 2012 - 3:09

…e la voce lo dice quasi scandendo le parole. Parole terribile che mi suonano assurde.
Come inesistente? Come può essere inesistente? Cosa è inesistente? Chi è inesistente? Il proprietario del numero è inesistente. Cosa significa inesistente? Non esiste? Non esiste?!?! Ma come non esiste? Come può non esistere?

Esistere.

Ecco il punto. All’improvviso qualcosa non esiste più. Qualcuno non esiste più, e insieme a questo qualcuno, tante altre vite sembrano svanire nel nulla, un nulla surreale, impercettibile ma doloroso e profondo, che graffia nell’intimo, nel cuore, nell’anima, che ti rende la vita in bianco e nero, un bianco e nero orrendo, non di quelli che rievocano un passato armonioso, forse un pò anche storico e quindi anche altrettanto  romantico di quando guardi delle foto sbiadite di tempi oramai passati e ti viene anche forse da sorridere

Niente di tutto questo.

E’ bianco e nero, dove il bianco è solo bianco e il nero è mestamente solo tale. E come tale porta allo sconforto più puro. Un nero scuro, fatto di pigmenti impercettibili ma altrettanto nitidi, che rievoca notti insonni passate nel dolore, nella disperazione nell’assistere alla sofferenza umana più pura , totalmente inermi, troppo impotenti, troppo umani e al tempo stesso, chiedendo di non essere tali, al dolore, al pianto, al sentirsi miseri di fronte a tutto questo, dove il concetto di vita è una chimera e chi lo prova sa bene che non potrà più perseguirla.

E saper tutto questo, l’essere coscienti di non poter vedere l’alba del giorno dopo, capire che gli sguardi di chi ti vuole bene finiranno a breve, forse in un soffio o forse in tante ore, ma sapere che finiranno comunque e guardare chi ti ama e chi ami per l’ultima volta, è una condanna, una sofferenza, un dolore indescrivibile. E’ una cronaca di una morte annunciata, con la  consapevolezza di ciò che sta succedendo, anche se gli atteggiamenti, gli sguardi, le parole dette son così distanti da tutto questo, quasi a sublimare, a scansare quello che si sa che avverrà.

Avverrà. Lo sappiamo tutti quanti, lo sa anche chi sta per andare via, con un dolore immenso, maggiore di chi assiste a tutto ciò, ma non è facile accettarlo da ambedue le parti.

E ci si rigira in atteggiamenti finti, o meglio, di umile difesa umana, cercando di non pensare, di preferire il famoso detto di vivere la vita in ogni istante e rendersi veramente conto di cosa significhi per la prima volta e capire che non è facile nemmeno questo. Non è possibile farlo nella normalità, figuriamoci in certe situazioni.

Vedere chi ami chiederti di ucciderti, con umiltà, con freddezza, con dolore, con la voglia di finirla lì, perché la mente non riesce a sopravvivere al dolore fisico e piangere di rabbia e di debolezza perché non si trova il coraggio di dare aiuto, lottando con una moralità innescata troppo tempo prima e la voglia di far finire questa sofferenza che devasta l’anima.

Cosa fare? Come reagire? Dove trovare le forze? Come sopravvivere?

Non lo so. Io non lo so veramente e non ho risposte a tutto ciò.

So solamente che oggi, a distanza di sette mesi, io sono devastata da un  profondo dolore, dal ricordo di quegli ultimi giorni in cui ho, abbiamo affrontato tutto questo, dal sapore amaro della morte, dagli sguardi d’intesa che mi aprivano un mondo amaro e di dolore estremo e che mi mettevano costantemente a confronto con la vita e con la morte, che io temo e di cui ho paura, con le sue richieste di aiuto per cose che nella normalità ci sembrerebbero banali, col pianto, quasi bambinesco per stupidaggini, dal soffiare il naso a l’essersi fatti tutto addosso e per questo sentirsi in estrema difficoltà, umiliati nel profondo di se stessi,  nel chiamarmi “mamma” in momenti di estremo disagio fisico e mentale. al chiedere di lavare i denti con quel determinato dentifricio, alla minestrina di semolino o alla pastina in brodo per farla mangiare proprio per farla sentire normale, noncurante della flebo che aveva costantemente in vena, al cambiarle la camicia da notte tutte le sere, al pettinarla ogni mattina e sera, al metterle la crema per il viso e per il corpo massaggiandole le gambe oramai meste, al farle vedere i suoi programmi preferiti, a cercare dei ricordi ormai lontani per farglieli sentire in qualche modo vicini  … e cosi via, senza tregua, senza limiti, con la sofferenza fisica e morale di chi non riesce più a fare da se e io lì, sempre lì a cercare di non farle provare il disagio di tutto questo, rassicurandola in ogni istante, ogni momento, ogni minuto, ogni secondo di vita…

Continuo a comporre il cellulare di mia madre e la voce mi dice sempre la stessa cosa:

“…il numero selezionato  è inesistente”…

Lei non esiste più, non c’è più…

Lei non è  più qui con me e io mi sento morire anche se so bene che io vivo e sono qui.

Solo questo.

Miagolii

ian - 29 March 2012 - 11:40

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^^ >< :u :s :k :e :O :D :@ :< :) :(

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