Miagolato il 28 May 2010 - 1:44
Dolore, Zampette by Miciastra

Bella la sabbia.

E’ morbida, ti avvolge e fa sembrare che tutto sia morbido.

Mi immedesimo nei miei passi, cerco di mantenere un equilibrio per sentirmi meglio, per non cadere, non voglio inciampare perché mi faccio male se cado ancora una volta. Ho paura di fare un passo dopo l’altro, non voglio perdere l’equilibrio; ho bisogno di capisaldi in questo momento e non ne trovo. Ho bisogno di tranquillità, di sentimi serena, di fare i miei passi su un terreno più stabile.

Ho paura.

Accidenti, ne se ho.

Vorrei che questa sabbia fosse più dura, che mi facesse sentire più stabile sui miei passi.
Per ora, vado avanti, incerta, ma cerco di camminare dritta, guardando avanti, anche se ora non riesco a vedere il mare. Vacillo, perdo l’equilibrio, ma, per ora, cerco di non cadere, cerco di tenermi in equilibrio, ho paura e non voglio perdermi
In questo momento sento che devo cercare di farlo.
Ma vorrei riuscire a vedere il mare.
In fondo, sto camminando sulla spiaggia…

In fondo io amo il mare…

Miagolato il 23 May 2010 - 3:20
Dolore, Pensieri, Zampate by Miciastra

Periodo decisamente negativo, qualora necessitasse mai di una qualsiasi classificazione. Negativo forse è una terminologia impropria. Periodo di merda è forse riduttivo; di merdaccia nera calza quasi a pennello. Che dire? Non riesco più a scrivere su questo spazio che per un lungo periodo ho sentito “mio” totalmente e nel quale mi sono identificata profondamente. Colpa di facebook, che ti porta a gestire l’effimero? Colpa del tempo che in maniera inclemente incalza e non ti lascia respirare? Colpa dell’estrema e profonda pigrizia che aleggia nell’essere? Bho.

Sta di fatto che non scrivo più anche se di cose da dire ne avrei.

E ne ho tante. Sangue. Stasera rieccheggia nella mia anima questa parola, che più che una qualsiasi parola è una macchia che ho sulla mano e che i provoca dolore profondo. Sangue. Cazzo, è sangue vero.

Ma che cosa è accaduto? Perchè sono arrivata ad avere del sangue non mio sulla mia mano? Io lo so. E’ un periodo straordinario della mia vita. E per straordinario  intendo qualcosa che non ha nulla a che fare con l’aggettivo comuneente usato. Straordinario può riferirsi a concetti, situazioni, pensieri, emozioni, gesti, azioni totalmente negativi. Ed è infatti così. Periodo di merda davvero. Periodo in cui rivedo tutta la mia vita e, come cita la Vanoni, con bilanci che non hanno quadrato mai e che solo ora mi cadono addosso, come grandine. Affronto un momento di transizione; passaggi per forza dolorosi, colmi di astio, rancori, pene, paure estreme, preconcetti e quant’altro. Più, la paura di affrontare il giorno dopo, che non è da sottovalutare.

Mi accorgo, o meglio, mi si paventa l’impossibilità di comunicazione; un muro duro, erto, difficile da buttare giù. E rimbalzo su questo muro; provo a spiegare i miei sentimenti,  le mie ragioni, quello in cui credo, il mio dolore, il risentimento, il mio essere diffidente, le mie paure ma … niente.

Quello che ottengo è ancora una volta  un contrasto inesistente, inutile, deleterio, confusionale. Mi sento decisamente persa nel nulla più assoluto e dio sa quanto io detesti la neutralità. Ho cercato, a modo mio, di spiegare, di far comprendere il mio più profondo io, di accettare le altrui reazioni, anche se incomprensibili ai miei occhi, mi sono messa “in berlina”, ho parlato chiaro. Credo.

Tutto quello che ho è del sangue non mio sulla mia mano. E non è un bel risultato. Non ne sono fiera e mi fa solo male.

E poi penso che di dolore  in questo momento ne ho già a sufficienza.

Vorrei chiudere gli occhi e svegliarmi in una realtà diversa.

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Miagolato il 25 January 2010 - 13:12
Dolore by Miciastra

TORACE
Si segnala la presenza di numerosissime lesioni nodulari bilaterali, aprevalente localizzazione subpleurica, con tendenza alla confluenza, deponenti in prima ipotesi per lesioni secondarie. Alcune linfoadenopatie si osservano a livello della loggia del Barety, della finestra aorto-polmonare, della riflessione aortica, in sede carenale e ilare.
ADDOME
Multiple linfoadenopatie si osservano in sede celiaca, retrocavale, interaortocavale paraaortica, mesenteriale, iliaca esterna, otturatoria e inguinale.

Alle volte la vita è davvero crudele.

Miagolato il 16 December 2009 - 16:29
Dolore by Miciastra

16 dicembre 2009 – ore 15.00 – reparto oncologico Ospedale Gemelli.Mi ricorderò di questo giorno in cui ci è stato comunicato che  la terapia non ha funzionato e che non ce ne sono altre disponibili.Ed io perderò mia madre.

Miagolato il 21 March 2009 - 21:32

E’ tanto tempo che non scrivo qui su questa mia pagina veramente privata, lontana da tutti e da tutto, il mio piccolo rifugio elettronico.

Ed è anche tanto tempo che non ci vengo, chissà perchè. Quando ho aperto questo blog, ero sicura che ne avrei usufruito alla grande, che sarebbe stata la mia valvola di sfogo, il mio angolo personale, in un certo senso una parte di me. E lo è, questo è certo, ma non so perchè è da un pò che non ci torno. Eppure mi manca. Ci sono giorni che non penso ad altro, che avrei voglia di sedermi e di dire quello che ho dentro. Ma non lo faccio. In questo ultimo periodo mi sono fatta prendere da troppe cose, o meglio, troppe cose mi hanno fagocitata letteralmente. Il lavoro, che in questo periodo è massacrante e chi mi conosce personalmente sa che non sto esagerando, mio figlio, che è fantastico ma che mi fa andare sempre di fretta, mia madre, altalenante ogni giorno che passa, mio fratello, intrigato in vicissitudini familiari estremamente complicate, una mia parente, costretta ad affrontare, a soli ventotto anni, un aborto terapeutico a causa di un cancro maligno al seno. Io vengo dopo tutto questo e so perfettamente che non è poi tanto giusto. Sto reggendo situazioni difficili, ménage complicati, alla costante ricerca di equilibrare sempre tutto. Ho mal di schiena. Ho un dolore acuto alla base del collo che mi atterrisce, mi si bloccano le braccia, non riesco a dormire bene e faccio anche sogni tremendi in cui degli extraterrestri mi devono iniettare un liquido letale e devo andare a morire in Giappone…

Sono una persona con una parola sola ed ho sempre aiutato chi mi ha chiesto una mano. Ultimamente, un amico del nord è venuto a Roma a causa di una serie di problemi personali. Mi ha chiesto una mano ed io, per la prima volta nella mia vita, non ho fatto praticamente nulla. Mi è dispiaciuto molto e mentre stavo in Sardegna per lavoro, non ho fatto altro che pensare a questo. Questa non sono io. La miciastra che io conosco è sempre stata diversa, non mi piace la miciastra di oggi.

Giraffa e Ibi mi chiedono come sto. Non lo so proprio. Veramente. Cerco di guardare avanti, mi faccio forza, sono un leone e da leone vorrei comportarmi. Ma, alle volte, mi accorgo che mi mancano le unghie, che non riesco a cacciare, non ce la faccio a stare sdraiata al sole, che non individuo la preda e soprattutto che non sono il re della foresta in questo momento specifico e vi assicuro che non c’è peggio per un leone di sentirsi una pecora!

Ma dentro di me c’è ancora la miciastra di un tempo, nascosta non so dove, ma c’è. Io lo so. Avrei voglia di andare un giorno al mare e di mangiare al sole, guardando le onde che vanno e vengono, avrei voglia di respirare a pieni polmoni l’aria colma di salsedine o di iodio, come dice sempre mia madre, avrei voglia di sentire la mia voce ed ascoltare le cose che dico ed avrei voglia di dire cose carine, che mi potessero, in qualche maniera, far ridere.

La miciastra che è sempre stata in me, ultimamente mi ha dimenticata in qualche angolo sperduto delle strade di Roma e mi sento un pò persa, un pò strana, un pò male.

Spesso mi dico – dai, stai calma, passerà -ma le mie stesse parole non mi tranquillizzano affatto.

Ma io sono miciastra e spero che MICIASTRA tornerà ad essere se stessa, prima o poi. Meglio prima che poi, perchè non so per quanto ancora riusciurò a reggere questa situazione.

Dedico queste parole a Miciastra, con la speranza che tutto ciò possa servirle per un prossimo giro di boa.

Miagolato il 7 February 2009 - 18:54

Pubblico qui il pensiero di una persona che mi ha letteralmente rubato le parole dalla bocca e dal cuore.

“Bella domanda, specialmente se è posta ora.
Ognuno ne da una definizione, a partire dalla Chiesa e i suoi bigotti adepti, che la difendono ad oltranza.
Ho tirato giù ( scaricare non mi è mai piaciuto come termine, ricorda altre azioni ) la definizione da wikipedia e l’enciclopedia ha elencato quanto segue:
Dopo anni di studi e interrogativi si è arrivato alla stesura di sette pilastri fondamentali che definiscono il concetto di vita, cioè le caratteristiche che fanno di un agglomerato di composti chimici un organismo vivente, in questo modo:
1.Programma, cioè un piano organizzativo che descrive gli elementi e le loro interazioni.
2. Improvvisazione, cioè la capacità di cambiare il programma quando cambiano le condizioni.
3. Compartimentalizzazione, cioè la presenza di membrane o di altre strutture che dividano il vivente dal mondo esterno.
4. Energia, che deve essere acquisita e scambiata con il mondo esterno.
5. Rigenerazione, cioè il ricambio di strutture usurate o mancanti.
6. Adattabilità, cioè le risposte immediate ai pericoli o agli stimoli esterni.
7. Specificità degli enzimi che svolgono una certa funzione
Orrenda, non è vero? Ma è così.
La vita è una forma di energia, che l’uomo ha arricchito con la testa e con il cuore.
Una cellula, basandoci sulla definizione orrenda sopra citata è indubbiamente viva, ma che palle!!
Un essere vivente che non interagisce con il mondo esterno è vivo, ma non VIVE.
Ecco, non volendo ho differenziato la vita: vita scritta in minuscolo, quella delle cellule,
VITA scritta in maiuscolo, quella degli esseri umani.
La chiesa difende ad oltranza la vita a prescindere di come sia scritta, a patto che:
1. non sei eretico, nel qual caso puoi bruciare al rogo insieme agli oltre 5000 esseri umani bruciati ( senza i 2000 del top player Torquemada, ma lui era un fuoriclasse )
2.non sei rivoluzionario, nel qual caso la ghigliottina è assicurata ( chiedere di Targhini e Montanari )
3. non sei ebreo, nel qual caso l’olocausto che ti può beccare potrebbe anche non esistere.
4. non sei bambino negli stati uniti e frequenti la parrocchietta sbagliata
Se invece sei un vegetale e avevi espressamente detto che non volevi essere tale, non hai nessun diritto. devi vivere. Ma vivere con i caratteri minuscoli e costringere i genitori ad assistere a tale scempio.
Perchè vai in prima pagina e diventi assurdamente VIVA in quanto ognuno ti affibbia l’etichetta propria: la tua vita diventa merce di scambio ipocrita per il capo del Governo, che avrà fatto i suoi conticini statistici e impone la propria volontà persino modificando la Costituzione tanto adora fare leggi ad personam.
Così sarai VIVA, almeno fino a quando i riflettori saranno accanto al tuo lettino: al primo cambio di scena a mano a mano l’attenzione verrà meno, Bruno Vespa parlerà d’altro, la chiesa sarà costretta a rettificare l’ennesima gaffe del papa e i canali d’informazione faranno le maniche di vento a seguire la direzione imposta.
Così tornerai alla tua vita, con un padre disperato e te che sei talmente viva che potresti ( cito il Presidente del Consiglio ) rimanere incinta.
Nessuno capisce che vita sia la tua, Eluana, a nessuno importa come vivi.
Ti auguro di avere quello che desideri.”

Miagolato il 1 November 2008 - 9:50
Dolore, Mhmm, Sprazzi by Miciastra

Oramai scrivo solo cose estremamente legate al dolore e sofferenza, tanto che mi dò fastidio da sola nello scriverle e nel rileggerle. Ma è ciò che mi capita in questo periodo così, diciamo, particolare. Passerà, mi dico, deve passare prima o poi, no?

Giovedì sono stata operata all’ascella destra per una idrosadenite, causata da deodoranti, epilazioni varie, insomma non so bene, tanto non serve saperlo perchè m’è venuta lo stesso.

Era da un pò che mi portavo questo problemino e lunedì mattina, mentre andavo ad Arezzo, ho telefonato al mio amico chirurgo che già mi ha operato in precedenza, gli ho descritto la situazione e lui ha subito programmato l’intervento per giovedì, con ecografia e visita il giorno precedente.

Mercoledì sono andata a fare l’ecografia e, appurato che non si trattava di altro, mi ha confermato l’operazione.

Dunque, io sono una persona risoluta, quando decido, ho deciso e non amo perdere tempo ed affronto la situazione che mi si presenta davanti, preferibilmente da sola.

E così è stato.

Alle 10.30 ero in clinica, ho fatto tutte le analisi di routine, tra cui la radiografia ai polmoni che è risultata nella norma e per una fumatrice come me è già qualcosa.

Mi dicono di indossare un camice e di togliere tutte le cose metalliche. Porcaputtana, io ho un vero e proprio arsenale addosso!!! “Anche il piercing all’ombelico?”, “Si, tutto”. Passo così i successivi trenta minuti, mettendo sul letto tutta l’argenteria e constatando, alla fine, che posso far concorrenza ad un venditore ambulante. 

Alle 14.30 sono venuti a prendermi con il lettino, o lettiga, insomma un letto con le ruote, che fa tanto Grey’s anatomy.

Il letti-ino/ga era altissimo e l’infermiere mi ha messo una sedia per poter salire [ma non si alzano/abbassano idraulicamente?]

Gli ho chiesto: “Ma non posso venire giù a piedi? Mica sono moribonda! Riesco ancora a camminare!!!”, “ No, sai è la prassi, devo portarti giù così”.

Mi catapulto sul letto, lui mi mette le coperte, tira su le sponde laterali (io credo di saper stare su un letto senza cadere…) ed iniziamo il viaggio verso la sala operatoria, tra gli sguardi dei vari parenti in visita ai malati, infermieri & co.

Arrivati in sala pre-operatoria capisco perchè mi abbia messo le sponde laterali, non era per proteggermi da eventuali cadute ma per le centinaia di botte che ha preso nel trasportarmi!!!  Ripensandoci, se dovesse accadere di nuovo, mi porterò anche il casco del motorino.

Lì trovo i miei due amici chirurghi che iniziano a prendermi in giro, come al solito e a descrivermi l’operazione, ingigantendo tutti i vari passaggi. Ho un buon rapporto con loro, solo che il momento non è dei migliori e non mi viene tanto da ridere…

L’anestesista mi fa le domande di routine e mi comunica che, di lì a poco, mi avrebbe fatto una pre-anestesia. E così è stato.

MERAVIGLIOSA!!! Una sensazione fantastica! Vedevo il mondo intorno a me tutto ovattato, i suoni erano lontani e le persone quasi irreali. Mi ricordo che mi hanno legato sul tavolo operatorio e messo il braccio sinistro a mò di Gesù in croce e poi il buio più completo.

Quando mi sono svegliata ero di nuovo nella sala pre-operatoia e poi mi hanno riportato in camera e fatto una flebo con toradol. Verso le 19 mi hanno dimesso.

Dunque, sto bene, ovviamente non muovo il braccio destro, ma tanto io sono mancina ed ho una cannula che furiesce dall’ascella, ecco questa mi fa un pò schifo.

Fino a mercoledì questa sarà la mia condizione e poi si vedrà. e quindi vedremo.

Questa mattina mi sento decisamente meglio di ieri, il “braccino offeso” si muove un pochino di più e non ho tanto dolore.

Che dire?!?! Che non ne posso più di vivere negli ospedali?  Che mi sono proprio rotta di questa situazione generale? Che è dall’otto agosto che sono sotto pressione? Che vorrei un pò di pace? Si, decisamente, sarebbe cosa gradita.

Ma, questa mattina mi viene da ridere, mi sento un pò più serena, con un pizzico di fatalismo in più e anche se sta per piovere, vedo Roma più luminosa.

“Passerà”, mi dico. Si, passerà.

Miagolato il 26 October 2008 - 23:29
Amici, Dolore, Ricordi by Miciastra

Avevi dodici anni quando ti ho incontrato per la prima volta. Eri vivace, energico, un pò matto. Eri carino da morire, già a dodici anni, con quegli occhi così maliziosi, con la verve tipica toscana, con la parlantina vivace e tenera.

Chicco, così ti chiamavamo tutti, ed eri proprio un chicco, una cosa piccola ma viva e tenera.

Sono passati gli anni e  sei stato sempre anche sotto la mia ala.  Tu eri tu, e bisognava prenderti per quello che eri, nel vero senso del termine. Vivace, estroverso, attaccabrighe, bisognoso di certezze, di essere idolatrato, sempre alla ricerca dell’applauso degli altri. Bravo nel tuo lavoro, eccezionale  e virtuoso, caparbio ed insistente, egocentrico e timido.

Sempre alla ricerca di amori, di momenti particolari, di emozioni del momento, della bellezza, della vita.

 Eri così, sempre vestito alla moda, sempre alla ricerca del particolare. ricordo quanto ti ho preso in giro per il cappellino e la felpa rosa di playboy…

Ieri mattina mi è arrivata una telefonata. “Ho una bruttissima notizia, Federico è morto”.  “Come morto? Che significa?” “E’ morto, miciastra, è morto per un attacco fulminante di leucemia”.

Silenzio. Sgomento. Dolore.

Ecco quello che ho provato.”Ma come? Domenica era ad Olbia a giocare…”

Chiamo gli amici in comune. Chiamo Stefano. “Si è sentito male, non ha giocato e Daniele lo ha riportato ad Arezzo.

Aveva la febbre alta, stava davvero male. I medici dicevano che aveva la polmonite. Poi hanno detto che era leucemia, ma quella devastante, quella che non perdona”.

E  non ha perdonato.

Mi mancherà quella felpa, mi mancherà quel sorriso spavaldo, mi mancherà la tua parlata, mi mancherà la tua ironia, mi mancherai tanto e per sempre.

Domani verrò ad Arezzo, al tuo funerale, sarò lì come tante altre persone ma sappi che  non piangerò, non voglio farlo, ti guarderò e vedrò un campo da tennis e te che giochi, battagliero come sempre, allegro, vivace e vivo più che mai.

Mi spiace, Chicco, Fede, mi spiace tanto perchè non rivedrò più i tuoi occhi, la tua bella faccia e non ci racconteremo più tante cose. E’ finita. Finito tutto.

Morire a ventotto anni è veramente assurdo. E mi fa incazzare. E mi fa intristire. E mi fa veramente incazzare.

Ciao Chicco, ciao Fede, non ti dimenticherò mai e mentre ti dico tutto questo, una rabbia assurda mi avvolge e mi fa stare ancora più male.

Miagolato il 7 October 2008 - 0:33

Con oggi inizia la mia nuova vita, fatta di orari, di chilometri da fare ogni giorno, di visite mediche, di piatti da cucinare, di massaggi, di animi da tirar su, di sicurezze da trasmettere.

E’ incredibile come la vita possa cambiare repentinamente, come i colori diventino improvvisamente opachi e l’aria pesante.

Mi guardo intorno e mi sembra tutto così diverso, un pò ovattato ed un pò troppo nitido, niente di equilibrato.

Sono testimone unico di  una comunicazione datami dal chirurgo che ha effettuato l’operazione a mia madre.

“Il cancro era al terzo stadio ed abbiamo trovato metastasi nei linfonodi (per la precisione 14 su 19 esaminati e tolti), e, purtroppo, non possiamo sapere se sono andati da altre parti. E’ certo che dovrà fare una terapia chemioterapica e radioterapica per almeno sei mesi, una volta a settimana e speriamo che si riesca a fare qualcosa. La statistica ci insegna che queste situazioni non portano a nulla di buono.”

Da qui, la mia fatidica domanda, quella che si sente nei film, quella che suona anche un pò retorica e cretina: ” Se tutto dovesse andare male, quanto tempo le resta?

E la conseguente triste e dura risposta:” Un anno”.

Quanto dura un anno? Cosa si può fare in un anno? Come posso farcela io, da sola, a farmene una ragione, a supportare ed accompagnare mia madre in questo dolore senza farle capire niente? Come posso “ingannare” una donna laureata in farmacia, che ha lavorato per quarant’anni in ospedale, sposata con un chirurgo e vissuta nel mondo medico? Come posso non far capire a mia madre quello che l’aspetta ed allo stesso contempo “giustificarle” tutte le cose che le accadono? Come ce la farò a vedere un’amazzone perdere le sue forze fisiche e mentali giorno per giorno e mantenere il sorriso sulle labbra, sminuendo le situazioni e trovando a tutto una spiegazione logica e lontana da effetti del cancro?

Io proprio non lo. Davvero non lo so. Non lo so, cazzo.

Oggi, dopo l’ufficio, sono andata da lei, le ho levato i cerotti sulla pancia, l’ho convinta a farsi una doccia, le ho lavato e pettinato i capelli, ho predisposto la cena e poi, in trenta minuti, sono andata dall’altra parte della città dal medico di base, per farmi fare tutte le ricette. Sono uscita  di casa alle 8.00 e rientrata alle 20.15, poi la cena,  se così la si può definire, poi ho dovuto stirare. Poi tutto il resto della mia vita, che è ben piena, credetemi.

In questo periodo ho avuto il tempo di riflettere a lungo su tante cose, tante persone e tante situazioni.

Ho deciso di allontanare dalla mia vita tutte quelle persone a cui ho dato tanto e che negli ultimi tre anni (ma per una persona anche negli utimi trent’anni) non mi hanno dato un cazzo. Basta, ho deciso di “scremare”, mi scuso per il termine, ma rende. Scremerò tutti coloro che, in questo momento non sapranno starmi accanto. E’ arrivato il momento di  “pretendere” qualcosa da tutti coloro a cui io ho dato tutta me stessa, spesso anche restando in silenzio, che ho aiutato, sopportando e supportando tutto, senza fiatare, sommessamente, ma sempre attiva e presente.

Chi non saprà starmi accanto in questo momento, bhè, mi spiace ma verrà immediatamente allontanato dalla mia vita, anche se questo comporterà un forte dolore ma ho troppo bisogno di calore, di comprensione e di amicizia.

Ho spesso ricevuto tanta indifferenza e superficialità, egoismo e stronzaggine ed ho deciso di mettere un bel punto.

Altrimenti non potrò farcela. E’ una questione di sopravvivenza.

E poi mi sono anche rotta tremendamente il cazzo di comprendere sempre gli altri, di giustificarli per il carattere, per il vissuto, per tutto. Il carattere, il vissuto ed il tutto ce l’ho anche io.

Vado a dormire, questa mattina mi sono svegliata alle cinque e domani alle sei sarò già in piedi. Ed avrò una lunga giornata da vivere. Forse anche da sola, ma devo farlo.

Una cosa è certa: mi sento male, sola, triste, impaurita ed incazzata.

Forse ho solo un anno davanti da vivere insieme a mia madre e non intendo sprecarlo.

Metto questa mia foto perchè mi ricorda un momento bello ed anche perchè oggi mi sento uno straccio.

io.jpg

 

Miagolato il 24 September 2008 - 1:43
Dolore by Miciastra

In questi ultimi giorni ho ricevuto tanti messaggi che mi chiedevano un aggiornamento sulla situazione attuale.

Ringrazio tutti coloro che, in un modo o nell’altro, mi hanno fatto arrivare il loro pensiero ed affetto e, credetemi è stato importante. Un particolare grazie a te, Nicoletta che, pur non conoscendoti affatto, mi hai fatto sentire la tua presenza molto più di altre persone a me, diciamo, vicine.

Inutile dire che ho passato una settimana tremenda, in cui ho dovuto misurarmi con le mie forze e le mie paure.

Mercoledi scorso, mia madre è stata operata. Ben sette ore di camera operatoria. Per poter operare, hanno effetuato una laparotomia, il che significa che, prima di aprire tutto, hanno verificato se era operabile o meno. Già, perchè, malgrado tutte le ecografie, esami clinici, tac total body, risonaze magnetiche, CPRE, ecoendocoscopie & co., la sicurezza di poter eseguire l’intervento non c’era.

Operabile, cazzo che smaltita.

Rimosso l’adenocarcinoma al pancreas ma hanno trovato dei linfonodi positivi. Traduzione: si, il cancro lo abbiamo levato ma forse ci saranno delle metastasi. Quindi seguirà chemioterapia e radioterapia. E poi si vedrà.

Si vedrà, accidenti a tutto.

Il decorso post ospedaliero è lento e terribile: sondino naso gastrico, flebo ovunque, ben sei sacche per il drenaggio…

Mi fa male. Lo so, dovrei sentirmi sollevata perchè l’operazione è riuscita ma vedere mia madre, la mia amazzone, così ridotta, mi fa male al cuore.

E’ fragile, la mia mamma. Piange, pensa al passato, l’idea di avere un catetere, di farsi lavare dalle infermiere, di non poter camminare, la umilia. Ed io mi sento male per lei.

Sto condividendo le notti con mio fratello perchè non ce la faccio a stare lì ventiquattro ore su ventiquattro, ed al di fuori di questo, c’è la vita che continua, inesorabile, senza pietà.

Sto male, sto stringendo i denti, sto cercando di andare avanti ma non è facile. Per niente.

Capto, rubo, memorizzo i momenti con lei, come se fossero gli ultimi istanti di un presente che sarà subito passato ed ho paura.

Non sono pronta a perderla, io sono ancora figlia di mia madre, io sono figlia ancora, non posso pensare di non esserlo più.

Che dolore, che paura, non so a cosa, a chi aggrapparmi, mi sento persa in un vuoto strano, mi sento sola, piccola e fragile. E non è da me.

Voglio ringraziare Nicoletta, Ian, Digito, Ste, No blogger, Simona, Rob, Cayenna, Metis e tutte le persone che mi hanno dimostrato un affetto ed un interessamento insperato.

Grazie di cuore.

Un grazie particolare al mio unico e vero amico InvernoMuto, Andrea, per quello che sta facendo per me, restando in silenzio ed assecondandomi in tutto.

Grazie Andrea, ti voglio bene.