Sono tornata.
E’ stata una settimana intensa, sotto tutti i punti di vista. Ho lavorato molto, moltissimo con un caldo allucinante e con grosse responsabilità. Ma è stato bello. Il Presidente, il Direttore e tutto lo staff, mi hanno accolta a braccia aperte, fiduciosi nelle mie capacità lavorative e mi hanno dato carta bianca su tutto. Sono stata il fulcro di tutto ciò che c’era, dalla logistica, al pagamento del montepremi, alla transportation, ai buoni pasto di tutti, agli sponsor, ai giocatori, all’organizzazione della parte cerimoniale, alla televisione, fino ad arrivare ai rapporti con le organizzazioni internazionali. Un lavoro a 360 gradi, senza sosta, frenetico e complicato.
Ma non sono stanca, o meglio, non lo sono eccessivamente. Come mai? Io lo so perchè.
Perchè ho lavorato con il sorriso sulle labbra, tra gente educata, serena, rispettosa dell’altrui professionalità, riconoscendola ogni qualvolta se ne presentava l’occasione. Lavorare in queste condizioni, ti rende forte, sicura, serena.
Sono stati dieci giorni intensi, faticosi ma mi hanno fatto veramente bene al cuore ed hanno sicuramente aumentato la mia autostima.
Ho lasciato Rimini in fretta, con un certo dispiacere perchè so che la mia vita abituale è circondata da tutt’altra situazione.
Questa mattina mi sono arrivati tre sms che mi hanno aperto il cuore:
Dal Presidente – “Ciao Miciastra, spero che il ritorno sia stato ok. Ci manchi già moltissimo. Grazie ancora, sei una persona speciale. Ti abbracciano tutti. A presto.
Dal Direttore – Ciao Miciastra, se fuggita e non ho avuto la chance di ringraziarti a dovere. Sei troppo brava per essere vera. Grazie di cuore.
Dalla mia assistente – “…mi ha fatto molto piacere conoscerti… spero veramente che avrai voglia di diventare un “pezzo di challenger”… Grazie di tutto.
Bhè, solo queste parole ripagano di tutta la fatica fatta e sono io a dover dire grazie a loro perchè mi hanno aiutato a ricredere un pò in me stessa.
Ieri: esco dall’ufficio, troppo tardi per qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’orario di chiusura dei negozi ma decido di sfidare il tempo. Chiamo la mia eterna, di sempre, atavica, inossidabile e purtroppo non sostituibile amica Monica che mi dice che gli auricolari della Shure si trovano a Largo di Fontanella Borghese. Orbene, il luogo è in zona ZTL, cioè non ci si può entrare “manco se ti fai cane ed abbai”, oltretutto, il traffico a quell’ora è come un quadro di Picasso nel suo ultimo periodo. Vabbè, sono le 19 e 4 e decido di sfidare il tempo. Non so come, riesco ad arrivare nei pressi del “ghetto chic”, come lo chiamo io, ovvero il centro storico di questa bella città, dove nessuno entra e nessuno esce… ma c’è, non so come, sempre troppa gente… mah…
Arrivo a Fontanella Borghese e… non trovo una beata fava. Ore 7 e 35. Puttanalamiserialadra, già sono incazzata nera di mio in ’sto periodo di merda secca, in più so che sto perdendo il mio tempo. C’è un negozio della Bang&Olufsen. Entro, già sapendo che mi manderanno a cagare (a Roma diciamo cacare). Ed infatti.
Ci rinuncio, anche perchè realizzo tristemente di non essere super pippo.
Oggi: entro in ufficio con un ritardo estremo ed ho mille e mille cose da fare ma, decido di sfruttare il web e di documentarmi a dovere, anche perchè la mia amica mi rifila sempre delle cazzate pazzesche. Scopro che la Shure ha dato mandato alla Apple di vendere sti cazzo di auricolari. Telefono alla ICON più vicina a me e…MIRACOLO… hanno il prodotto che cerco!!!
Alle 16 e 30 devo essere dalla mia estetista per un restauro tecnico unghiale generale. Esco alle 16 e 10, passo da lì, riesco a fare l’acquisto e volo dal mio angelo estetico. Ovviamente mi ci vogliono ore per ritornare allo stato umano, quindi esco al volo da lì perchè voglio comprare roba cartacea per impacchettare il tutto, devo cibare il mio micio/cavallo, fare una doccia, altrimenti la asl mi segnala come appestata, visti i 40 gradi che ci sono qui… due chiacchiere con la mia convivente (sempre Monica) e poi chiamo IM.
Sono appena le 20 e 40 e lui mi passa a prendere. Ha passato una giornata di merda ed io lo so. Forse solo io, visto che è criptico con il resto del mondo ed anche il resto del mondo un pò se ne frega di lui. Ma io no.
Nascondo il regalo in una sacca che usualmente uso per andare in piscina da lui e, visto che non gli sfugge mai un particolare (alle volte penso non sia umano), faccio di tutto per far finta di niente. Ho deciso di festeggiare il suo compleanno questa sera, visto che l’8 maggio io sono sempre sotto pressione.
“Passiamo da Mondi, voglio comprare delle tartine perchè mi va così”. Gioco sul mio carattere un pò eccentrico per confondergli le idee. E ci riesco!!!
Tartine (e chi non è di Roma non può comprendere quanto siano buone) ed un semifreddo ai frutti di bosco. Sussurro alla commessa di mettere tre candeline azzurre e vado a pagare.
Arriviamo a casa di IM, lui si fa una doccia, io vago per i blog…
Cena con le fantastiche tartine, filmetto regolarmente scaricato, prosecco ghiacciato…
Dopo cena arrivo con la tortina e le candeline, intonando anche un “tanti auguria te…”
Porto il pacchetto e… magia… IM si commuove e comincia a dire cose sconnesse!!!
Il biglietto diceva: “8 luglio ma è come se fosse l’8 maggio 2008… un piccolo pensiero per (BIP BIP BIP BIP) e non si può mica dire proprio tutto, eh?!?
Buon compleanno, amico mio.
Ti voglio bene.
Udite udite!
Il ragazzo s’è superato…
Arrivo alle ventunoeventi, citofono, mi apre la porta e… wow!!!
La casa stranamente messa in ordine, ha anche spazzato la miriade di sassolini che Dafne regolarmente tira fuori dal suo bagnetto.
Accedo con una certa titubanza, sono abituata a trovare Beirut qua dentro, per cui quasi mi sembra di essere andata in una casa che non conosco. IM mi accoglie in bermuda militari e t-shirt con un vecchio disegno di Batman e Robin che ho freneticamente cercato e trovato a NY perchè so che lo adora (Batman, Robin no perchè dice che è frocio, almeno fino a quando non è diventato Nightwing).
Candele accese ovunque, musica di sottofondo, aperitivo pronto sul bancone della cucina: Martini bianco con arancia e stuzzichini vari, perchè sa che io adoro tutto questo.
Mi sento un po’ inadeguata per la serata, poichè arrivo con i capelli ancora bagnati dalla doccia, uno pseudo vestito viola con annesse scarpe. Inutile parlare del trucco che non ho perchè sono perennemente in ritardo ed anche un po’ maschiaccio, ma lui è il mio amico e con lui posso permettermi di tutto.
Dopo il bis con l’aperitivo [Salve, sono Miciastra e sono un'alcolista], IM mi dice di sedermi a tavola e di non muovermi assolutamente ed anche di non smangiucchiare troppo pane perchè…
Mi siedo a tavola contenta, curiosa ed affamata poichè l’ultimo pasto risale alle dodicieventi: esattamente nove ore fa!!!

Ed ecco che arriva il famigerato spezzatino con le cipolle…
Cristo quanto è buono!!! Questo piatto mi fa venire in mente cose che, per decenza, non posso descrivere in questo momento perchè rischierei di far concorrenza a YouPorn… [Ebbene si, lo conosco anche io...]

Ma lo spezzatino è niente in confronto a quanto questo “marruano” ha preparato! Patatine fritte con la senape fregata a McDonald che è l’unica che mangio, un meraviglioso Centine fresco [Perchè credo che io e lui siamo gli unici a bere il rosso freddo...]

“Non mangiare troppo pane” mi dice il mio amico “perchè poi c’è dell’altro…” [Lui sa benissimo che potrei uccidermi per questo]
[Cazzo mai avrà preparato questo scellerato?]
Cena bellissima con meravigliosa musica di sottofondo, risate vere ed un grande senso di benessere. Lo devo ammettere, il mio amico ci sa fare.
Dafne fa da contorno, arrampicandosi di qua e di là perchè ancora non si è resa conto di essere un gatto e non un cane. IM sparecchia e mi vieta di alzarmi. Ok non mi alzo anzi, bevo, fumo, ascolto la musica e mi rilasso decisamente.
Arriva a tavola con una serie di coppe e coppette varie… Che ci sarà dentro? Lui sa che io odio i dolci [li odia anche lui] e quindi proprio non so cosa contengano.
Sorpresa, sorpresa!!! Fragoline di bosco e panna, rigorosamente non dolce!!! Io AMO le fragoline di bosco, le ADORO, mi fanno letteralmente impazzire ed amo profondamente anche la panna!!!
Minchia che cena, ragazzi!!! Minchia che amico, ragazzi!!! Minchia, che culo che ho ad avere un amico così, lo devo proprio ammettere. Riesce sempre a cogliere l’attimo, a farmi sentire bene, a rilassarmi anche senza parlare.
Sparecchiamo, io mi metto a giocare un po’ con Dafne che si trasforma in Satanik [come la chiamo io quando è arrazzata], un bicchiere di whisky, chiacchiere varie, ma la cosa più importante è la sintonia ed il sorriso disarmante che ha questo mio grande amico.
Grazie, ci voleva. [E tu, solamente tu, lo sapevi]
[OT: Continuo ad adorare i sensi di colpa!!!]
Mood:
Happy
Weekend decisamente particolare.
Venerdì ho preso un aereo e sono andata a New York.
Era un pò che ci pensavo e, dato che per condizioni familiari usufruisco di agevolazioni particolari, ho colto la palla al balzo e sono andata.
Ventiquattro ore a New York. Non è tanto ma è molto, soprattutto in virtù del fatto che posso annoverarmi tra coloro che vengono considerati fortunati.
Atterro venerdì pomeriggio alle 17.00 locali. A parte la mia narcolessia, che mi fa addormentare ancora prima del decollo e svegliare poco prima dell’atterraggio, il viaggio è andato alla grande, visto che sono stata anche messa in classe “magnifica” e sul 777 è degna di questo nome.
Trasferimento in albergo. Passo dal Queens, noto quartiere (se vogliamo considerarlo tale!) newyorkese e dormitorio di gran parte dei lavoratori della city. Passo davanti a Flushing Meadows ed il cuore mi si stringe nel vedere lo stadio dove si disputano gli US Open. Ma l’emozione aumenta quando all’orizzonte si staglia la tipica cartolina di NY e, sebbene io sia già venuta qui più o meno 30 o 40 volte, l’emozione rimane sempre la stessa. Non so descriverla ma chi ha avuto l’opportunità di vedere tutto questo, potrà ben comprendermi.
Arrivo in albergo, centralissimo e decisamente carino. Doccia rapida e poi cammino fino a Times Square, icona paesaggistica e simbolo di questa immensa città. I cartelloni pubblicitari digitali mi fanno girare la testa ma mi piace tutto questo. Voglio andare a cena al Village, mi piace respirare quell’aria un pò artistica e pazzoide, immergermi tra le razze più disparate, entrare nei negozi vintage e quelli un pò strani. E poi c’è Panchito, il ristorante messicano che mi piace tanto, non tanto per il cibo, quanto per l’insuperabile frozen margarita che servono solamente lì. Mi siedo quasi subito, sebbene ci sia il caos più totale. Che bello e che buono!!! MacDougal Street, insieme a Bleecker Street sono le vie del Village che preferisco, quelle più vive, le più strambe.
Dopo cena passeggio qua e là e mi diverto a guardare le persone, i negozi, i locali. Mi vengono in mente tanti film girati qui, in queste vie così strette per essere newyorkesi, in queste case minuscole, con le finestre che si affacciano sulle scale antincendio esterne, di quelle che si tirano giù…
Improvvisamente il mio jet leg si fa sentire impetuosamente, così decido di andare a dormire e saluto New York di notte, poichè domani sera non sarò più qui.
Con estremo piacere chiamo un taxi alzando la mano (adoro questa scena!!!) e lo trovo immediatamente. Gli “yellow cab” sono tutti provvisti di dispaly posizionati nello schienale del guidatore e mostrano la posizione del taxi su una mappa e tutto il tragitto che percorre. Oltre a ciò, nella parte destra puoi trovare le news in diretta. L’autista è un pazzo e guida come tale. E’ greco e vive qui da non so quando. Mi racconta tantissime cose con un accento fantastico e, un pò per la sua guida (ho seriamente pensato di non arrivare in albergo), un pò per i suoi racconti, riesce a farmi passare il sonno.
La mattina mi sveglio prestissimo. New York è ancora addormentata. Dalla mia finestra vedo l’ Empire State Building, colto da una luce bellissima…
Decido di uscire e di andare a passeggiare al Central Park, polmone di questa città troppo piena di cemento. Ci vengo sempre. Mi piace molto e mi perdo tra le stradine del parco. Arrivo al ponticello che tanto adoro e mi fermo lì per un pò. Il contrasto tra la città ed il parco è incredibile, sembra irreale. Anche il rumore ed il caos si dissolvono improvvisamente una volta entrati qui. Gli scoiattoli non hanno paura e ce ne sono veramente tanti. Incontro anche una tartaruga che ha perso l’orientamento e l’accompagno vicino al suo lago.
E’ una magia. Tutto è perfetto, pulito, verde, pieno di fiori e di silenzio. Mi viene in mente ”the sound of silence” di Simon & Garfunkel ed inizio a canticchiarla. Mi piace quello che c’è intorno a me.
Decido di concedermi anche una passeggiata sul risciò. Lì ci sono dei ragazzi che ti portano in giro. conosco “Dick” un ragazzo nero molto simpatico che ha decisamente litigato con l’acqua ed il sapone. Durante la passeggiata parliamo e gli dico che sono italiana. Al chè lui esclama:” Italian? Ah… Silvio Berlusconi…he’s a thief!” Ma come!?! Ma come?!? Ma non era “Italiani, pizza e mandolino?” oppure “Italiani, spaghetti e qualcos’altro…?” E’ cambiato qualcosa, decisamente. E non in meglio. Saluto Dick e gli auguro buona fortuna.
Alle 10.00 la New York commerciale si sveglia ed ho deciso di darmi allo shopping sfrenato, quel tipo di shopping in cui la carta di credito si scalda, diventa incandescente, quello shopping in cui ci si fa del male. Ne ho voglia, voglio regalarmi questo shopping. Ho lavorato tanto e non mi sono concedo nulla da tempo.
Prima di andare sulla Fifth Avenue, vengo attratta da un cubo di vetro. E’ un Apple Centre e decido di andarlo a visitare , incuriosita più da quell’entrata così particolare che dalla mercanzia.
Inizio il tour de force!!! Entro in tutti i negozi… Arrivo alla 34a dove trovo quello che cercavo. Dopo ben sette ore mi avvio verso l’albergo. Sembro la cugina brutta di “Pretty Woman”, anzi, se mi guardo meglio, più un somaro carico di pacchi. Ma sono estremamente soddisfatta.
Faccio la valigia che, diligentemente e criminalmente, avevo portato quasi completamente vuota. Doccia (penso intensamente a Dick e mi sento proprio fortunata), poi trasferimento al JFK. Alle 22.00 parto. Vedo New York dall’alto e le prometto di tornare ad ottobre. E lo farò.
La mia narcolessia mi permette di addormentarmi quasi subito…
Mi risveglio sulla costa orientale spagnola… sono frastornata, mi portano la colazione e dopo poco atterro a Fiumicino.
Apro la porta di casa, mi butto sul divano, chiudo gli occhi e canticchio non so nemmeno io cosa.
Mi risveglio dopo poco o tanto, proprio non lo so e penso: ” Ma ci sono stata o no a New York? E’ stato solo un sogno?”.
Che importa.. sono stata bene comunque…
Mood:
Happy
Vivo in un palazzo di nove piani e quarantadue appartamenti. Palazzo costruito nel millenovecentotretasette, con scale immense ed un ascensore ricavato non so nemmeno come. All’ingresso, spazi che contenevano quello che un tempo il fascio littorio usava esporre ma che, oggi, comporta solo spazi vuoti. Ci vivo dal millenovecentonovantuno, anno in cui il marito di mia madre ma ha comunicato che un “ente” gli aveva dato una casa e che dovevo assolutamente traslocare perchè, altrimenti, avrei, avremmo perso la casa. Centoquaranta metriquadri di casa antica, soffitti di quattrometri e mezzo, con un ingresso di venti metri quadri totalmente inutile, tre camere da letto, una cucina, un salone, lo sgabbuzzino, un bagno solo [ahimé] e due terrazzi piccolissimi. Sono al nono piano e vedo la cupola di San Pietro, sono in centro storico, in fondo. Nell’androne c’è un quadro raffigurante la madonna con il classico lumicino e le cassette della posta in legno e vetro, il marmo intorno all’ascensore in cui si intravedono residui di quello che un tempo furono conchiglie, oggi divenuti fossili. Il mio ascensore ci mette ben cinquantanove secondi ad arrivare al nono piano e, anche se si tratta di secondi, sembra sempre un’eternità. Questa eternità è spesso aumentata dai vari inquilini che, visto il lungo tragitto da percorrere, si accalcano per non perdere il “turno”. Ma siamo tanti e viviamo a Roma. Ciò significa non cagarsi assolutamente. Io posso dire di non conoscere gli inquilini del mio palazzo. Non so nulla di loro, non so che vita facciano, che problemi abbiano e quando sul portone vedo affisso un fiocco rosa o celeste, proprio non so a chi possa appartenere.
Ogni piano ha quattro appartamenti e, anche se quattro per nove dovrebbe fare trentasei, non chiedetemi come mai ci sono quarantadue appartamenti perchè la matematica non è decisamente la mia materia. Fatto sta che ce ne sono quarantadue. Ne sono certa perchè io sono l’interno quarantadue e quindi è così.
Al nono piano, oltre a me, c’è una famiglia con una figlia in carrozzina ed ogni volta che l’ascensore non funziona, quindi almeno una volta a settimana, si ritrovano a portarla giù in braccio, tra l’indifferenza dei più, una vecchia coppia oramai ultra ottantenne, coppia di “secondo letto” [dicerie di condominio...], come si suol dire, lui ex idraulico, lei non so, forse moglie e basta, che non mi sembra proprio poco.
Poi c’è l’interno trentanove. Una coppia anziana. Lei, ex infermiera, lui, ex non so cosa, ma ex, poichè oramai in pensione. Sono di origini orvietane, come me. Vivono da soli, hanno due figli grandi. No, hanno un figlio grande. La figlia era grande, un tempo. Ora non lo è più. Paola.
Bella ragazza, molto solare e gentile. Il marito ha un banco di frutta esotica al mercato coperto sotto casa. Due figli, un maschio ed una femmina, quasi come da copione. Anche lui è fico.
Bella famiglia.
A trentanove anni le viene diagnosticato un tumore al seno e da lì inizia la sua trafila con ospedali e cure.
Niente da fare. Il cancro vince anche sulle belle famiglie.
Paola muore troppo presto, troppo velocemente, soprattutto per i suoi figli che erano ancora troppo, se c’è mai un troppo in questi casi, piccoli.
Apprendo la notizia in un giorno di sole, mentre stendo i panni sul terrazzo della cucina che combacia con quello di Marcella, la mamma di Paola.
Mi dice: ” Miciastra, Paola non c’è più, se n’è andata via da me”.
Non sapevo cosa dire, cosa fare. La tristezza mi ha trovata fertile, il dolore mi ha devastata. Lei era carina, sempre sorridente e che cazzo, come possono succedere certe cose? Ed i figli che faranno ora?
E’ stato un dolore grande, malgrado il fatto che, nel mio palazzo non esistano rapporti umani normali.
Paola è morta da tre anni e la vita di Marcella è cambiata. La incontro ogni mattina presto in ascensore, sempre carina, sempre forte, sempre sorridente. Con l’autobus va a casa dei suoi nipoti, pulisce, prepara da mangiare e torna a casa sua dove l’attende un marito a cui, nel frattempo, tanto perchè il destino è proprio stronzo alle volte, è venuto un cancro allo stomaco.
Nei cinquanatanove secondi di ascensore le chiedo sempre come sta e lei, regolarmente e giustamente, piange. Ogni mattina. Ogni santa mattina, ma allo scadere dei cinquantanove secondi, mi augura sempre una giornata serena.
Questa mattina mi sono svegliata presto e vagabondavo per casa. Devo proprio ammettere che il periodo che sto vivendo non sia dei migliori. Mi sono svegliata con un gran bel senso di inutilità all’ennesima potenza, con la voglia di annientarmi sul divano, con la tachicardia alle stelle ed uno stato depressivo incombente. Ho dato da mangiare al mio micio/cavallo ed ho acceso il pc. Blog e affini. Poi il nulla.
Suona il campanello.
Chi cazzo sarà mai di domenica mattina alle dieci e quarantacinque?
Chi osa rompermi il cazzo a quest’ora?
Vado alla porta, guardo dallo spioncino… è Marcella.
Penso: “Mio dio che cosa sarà mai successo? Magari suo marito”… non posso pensarlo… mi rifiuto di farlo.
Apro la porta in camicia da notte di Victoria’s secrets e mi sento fuori posto.
“Ciao Miciastra, sono andata in campagna ad Orvieto e ti ho portato queste ciliegie, sono brutte perchè ha piovuto tanto, ma sono buone davvero”.
Non so cosa dire ma il mio cuore si gonfia di emozione. Sono frastornata e non so cosa fare.
“Grazie Marcella, ti ringrazio veramente, sei proprio carina”
“Sai, sono del ‘nostro’ paese, sono buone”.
La ringrazio ancora cento volte e so bene che queste ciliegie avrebbe voluto portarle a Paola.
Le ho prese per lei.
Ma l’ho fatto anche per me perchè mi fa bene al cuore.
E’ così che si chiama l’orsetto di peluche di mio nipote.
Cuchicco.
Un nome importante, anche se un pò difficile da pronunciare.
Eppure si chiama così, il pronipote del famigerato ”Teddy Bear” della mia infanzia.
Cuchicco.
Un anno e cinque mesi, due occhi meravigliosi ed una impressionante somiglianza a quella che ero un tempo.
Cuchicco.
Senza cuchicco non si va da nessuna parte.
Il cuchicco è il cuchicco e non si dicute.
E mentre lo vedo muoversi in casa mia per la prima volta da quando è nato, a parte il capodanno del 2007 in cui aveva solo pochi giorni, riesco a commuovermi come non mi succedeva da tempo.
E’ una storia come tante, quella di mio fratello. Incontra una donna, decidono di fare un figlio, realizzano che non sono assolutamente fatti l’uno per l’altra e, a sei mesi di gravidanza, decidono di “comune accordo” di lasciarsi, di continuare a vivere ognuno la propria vita ma con la consapevolezza e l’intelligenza apparente di allevare il bambino che verrà nel migliore dei modi.
Concetto fico, intelligente, moderno, intellettualmente di alto livello.
Purtroppo le aspettative non saranno così e, alla nascita del padrone di cuchicco, si scatena l’inverosimile, con attacchi diretti, indiretti, avvocati, polizia, carabinieri, denunce e chi più ne ha, più ne metta.
E’ passato un anno e mezzo e mio nipote oggi è venuto per la prima volta a casa mia.
Inutile dire che non mi chiama zia, che non sa chi io sia, che non abbia la ben che minima coscienza del legame che c’è fra noi, che non abbia gesti affettuosi nei miei confronti, che non mi si butti al collo.
In questo anno e mezzo ho cercato di aiutare mio fratello, di stargli accanto, di consigliarlo ed anche di trovargli un bravissimo ed alquanto fetente avvocato perchè, se guerra deve essere, è bene che lo sia ad armi pari.
Ho visto scene inenarrabili, situazioni incresciose e di una tristezza infinita.
Ho visto mio fratello piangere, annaspare nel buio, ricorrere a sedute di psicoanalisi, dimagrire a vista d’occhio ed arrendersi alle situazioni che la madre del padrone di cuchicco innescava solamente per motivi economici.
Solo per soldi.
Mio nipote non mi conosce per un problema economico.
Mio nipote non sa che mia madre è sua nonna solo per problemi economici.
Cone si fa ad anteporre i soldi all’affetto? Come ci si riesce?
Eppure succede. Quando non ti tocca da vicino, sembra che una situazione simile sia destinata solamente ad una certa tipologia di persone. Ma non è così.
Il destino è decisamente beffardo e potente.
Ma oggi mio nipote è qui con me, si aggira per casa, gioca con il mio gatto che, stranamente, come se avvertisse il disagio e decidesse di dare una mano, non si muove, lo scruta, gli si mette accanto, si fa toccare.
Il padrone di cuchicco lo guarda esterrefatto, lo tocca, lo odora, gli parla, esclama frasi ancora incomprensibili a noi poveri mortali ma che hanno un significato profondo per lui…e forse anche per il mio gatto, chissà…
Mentre lo osservo aggirarsi per casa, penso a tutto quello che, in un anno e mezzo, questo cucciolo ha già passato ed un brivido mi pervade la schiena al pensiero di tutto quello che dovrà ancora affrontare, oltre alla vita normale di ogni bambino.
Ma lui ce la farà, noi siamo forti e lui lo sarà ancora di più e poi non è solo…
Guardo cuchicco e segretamente gli chiedo di vegliare su mio nipote, di dargli il calore e la sicurezza che non ha ancora avuto, di accompagnarlo nei sui sonni e di rallegrarlo nei suoi giochi.
Cuchicco non lo abbandonerà.
Ne sono certa.
Eccomi.
Primo WE dopo il tour de force.
Primi giorni per il recupero fisico e mentale.
Sono veramente stanca, forse non lo sono mai stata così tanto nella mia vita lavorativa.
Ho ancora tutto il follow up (così IM è contento) da terminare ed è la parte meno piacevole perchè, per dirla brevemente, il post evento non è più divertente come il pre, non c’è più l’adrenalina, la carica, l’interesse che si ha prima di buttarsi nella mischia.
Ora ci sono anche i conti da far quadrare (e dio solo sa quanto io sia negata), ora c’è il famigerato consuntivo, ora si incomincia a litigare di brutto. E’ incredibile quanto siano stolte le persone, mi meraviglio ancora nel constatarne i limiti, non mi capacito di come si possa essere così ottusi. E’ il momento dei resoconti e tutti si affannano a cercare, a pretendere “pezze d’appoggio” per tutte le cazzate fatte durante questo periodo.
Non so, gli Internazionali di Tennis creano uno stato psicologico particolare nelle persone con cui lavoro, è come se si ubriacassero di questo potere a tempo e dimenticassero tutto quello che, invece, dovrebbe esser fatto con criterio.
Durante questo periodo ho visto colleghi e colleghe inebriati dalla mondanità che rotea intorno ad un evento decisamente sportivo; li ho visti aggirarsi con tacchi e cravatte, ridere quasi sguaiatamente, parlare con chiccessia, insomma, l’importante era “esserci”.
Io li osservavo da lontano, sempre in tenuta da battaglia perchè di questo si è trattato. Scarpe da ginnastica, pantaloni extra comodi, walkie-talkie al collo, capelli legati per il gran caldo; ho dimenticato il mio sesso, quasi fino a sentirmi un ibrido.
Ma io non ho perso di vista nulla, ho fatto tutto con criterio, ho lavorato bene ed oggi quasi mi diverto a vedere i miei colleghi nel panico più puro (ebbè, a Roma si dice ” a chi tocca non s’ingrugna”!)
In questa settimana ho ripreso un pò me stessa, sono andata dall’estetista per manicure, pedicure (non descrivo la situazione dei miei piedi post torneo perchè vi voglio bene), ceretta & co.
Risalire la china non sarà cosa semplice, ma ci riuscirò.
Questa mattina mi sono alzata con calma, ho preso il mio caffè decaffeinato, ho fumato la mia sigaretta con estremo piacere, sono andata su tutti i vostri blog per aggiornarmi sui vostri pensieri.
Oggi è domenica ed ho invitato la mia famiglia a pranzo da me. Non li vedo da tanto ed ho proprio voglia di stare con loro.
Buona domenica a tutti.
Mi sono alzata prestissimo questa mattina. Volevo fare la doccia con calma, lavare i capelli, vestirmi un pò più da essere umano, visto che da non so quanto vivo in jeans, scarpe da ginnastica, T-shirt e felpa legata alla vita, così posso utilizzare le tasche per le varie radioline, sigarette, cellulare & co.
Mi son detta:” Bhè, oggi forse riuscirò a non correre tutto il giorno come una pazza invasata alla ricerca di questo e di quello, cercando di far combaciare i pezzi di questo pazzo puzzle…”
Quindi doccia, jeans ingentilito da camicia nera e cintura argentata con cuore di strass (tanto per sentirmi un poco femminuccia) e via…
Ma questo pazzo puzzle ha tantissimi pezzettini e mi si prospetta una di quelle giornatine in cui tutto va esattamente come non dovrebbe andare…
Una meraviglia!!!
E poi l’incontro della Chakvetadze con i dirigenti della BNL, quello della Pironkova presso lo stand della Komen Italia, la mia odierna attività allo Young Village, con Anabel Medina Garrigues e Virginia Ruano Pascual, immerse in orde di bambini che chiedevano di tutto…
Arriva poi il bellissimo momento in cui apprendiamo del ritiro di Serena Williams (quella con la porta cane, il porta sacca sportiva ed un codazzo infinito dietro) ed anche la sconfitta di sua sorella Venus.
Da qui, come il principio dei vasi comunicanti, si scatena di tutto e l’eco degli eventi rimbalza sui muri del Foro, facendo morti e feriti.
Arrivo alla sera stremata dalla fatica e, dulcis in fundo, si spengono improvvisamente le luci sul centralino e le giocatrici di doppio sono costrette a spostarsi su un altro campo…. una scena pietosa…..
E’ appena passata Adriana, coach della Medina Garrigues e della Ruano Pascal. Hanno perso. Gli occhi velati, mi dice che non se lo aspettava…. Adriana è un’amica per me, ci conosciamo da tanti anni e quel velo negli occhi viene anche a me…
La giornata agonistica è finita, ora inizia quella mondana.
Mario Venuti in concerto.
Io me ne vado via.
Mi sento un pò sconfitta anche io.
Siamo quasi al traguardo finale… mancano pochi giorni per i più mentre, per noi, ne mancano ancora parecchi.
Sono stanca, dormo non più di 4 ore a notte da tre settimane e le giornate sono frenetiche.
Il torneo femminile è ben differente da quello maschile, più difficile, complicato. D’altronde noi donne lo siamo certamente.
E come arrivano le donne, arrivano i litigi. Accidenti quanto siamo strane!!!
Passo le giornate a risolvere cose inverosimili, le sorelle Williams che non vogliono sottostare a nessuna regola e fanno come cazzo santo gli pare, il loro papà, con amante al seguito (questo si che è un gossip!) e la mamma che fa finta di non vedere. La “porta cane” (ebbene si, esiste anche questa figura professionale) di Serena Williams che se la tira al massimo, non curante del ruolo meschino che ricopre. E poi c’è il folto gruppo delle amiche intime di Saffo che ti avvolge, che ti fa sentire “anormale”. C’è anche la fatina Sharapova, bella, eterea, silenziosa, che trae a sé moltitudini di maschi, maschietti ed uomini che la guardano inebetiti, impacciati, di fronte a cotanta beltade.
Ed ancora la scia delle “ova”, tutte russe, tutte uguali, tutte bionde, tutte alte, tutte con la coda, tutte felici di non stare nel loro Paese e proprio per questo, agguerrite, che cercano di mantenere alto il proprio ranking per restare nel giro ed in giro.
Le cinesi seguono a ruota.
Belli i tempi della Sanchez, Sabatini, Seles, Navratilova, Hingis… si distinguevano, erano diverse, erano campionesse.
Ora dalla mia finestra vedo i campi desolati, forse un pò troppo vuoti, mentre la musica del villaggio “VIP” aumenta sempre di più…
Stasera D’Alema è stato qui ed è successo di tutto…
Ho visto gente al seguito, quasi inebetita, insomma… dei coglioni…
La parte tecnica è appena finita, ora parte la serata mondana… e non vi dico cosa ci si può trovare….
Me ne vado a dormire, che è meglio…
Buonanotte.
Giornata infernale. Casini su casini.
Giornata di transizione poichè subentra il torneo femminile e quello maschile non è ancora finito. Oltre a ciò, c’è il Senior Tour, i “vecchi”, come vengono chiamati. Ma questi vecchi sono solamente Pat Cash, Henri Leconte, Thomas Muster e Goran Ivanisevic. Vecchie glorie del passato. Anche del mio.
Ed oltre a ciò, questa sera si festeggia la “Racchetta d’Oro”, un “award” (mi si perdoni il continuo uso di ternimi inglesi ma sono giorni che parlo poco italiano) particolare che ogni anno viene dato a grandi campioni del passato.
C’è stato fermento oggi.
Grande tensione per un Nadal ed un Federer che hanno perso, per la preoccupazione di tutti questi ritiri che danneggiano il lavoro di tutti noi, per la settimana che verrà, per la Henin che si cancella all’ultimo momento, per la Mauresmo (grande amica mia e ci tengo particolarmente a dirlo) che non sta affatto bene…
Fa parte del gioco, ma questo gioco prosciuga l’animo. E’ un gioco che ti fa battere il cuore ma ti rende particolarmente forte.
Ma torniamo alla “Racchetta d’Oro”. Quest’anno premiamo Manolo Santana, grande atleta del passato, grande gentleman (e sono sempre più rari). Lui è un mito, una racchetta d’oro per eccellenza. E’ arrivato ieri, con il suo solito sorriso, ha spalancato le braccia e mi ha accolto con un abbraccio. Il suo italiano è meravilgioso, dolce, caldo, morbido. Mi fa venire in mente i romanzi di Gabriel Garcia Marquez, con quei colori pastello, l’odore del cibo a tutte le ore, i patii tipici del sud america, rigogliosi di piante dai fiori giganti e colorati.
Mi dice: “ciao, come stai? Sei sempre bellissima!!! Io so che domani sarà il suo 70° compleanno e gli sussurro “auguri Manolo, sei sempre il migliore!” e lui aggiunge “grazie tesoro, sono 70 e pensa che questa notte sarà la mia ultima notte erotica!!!”. Suo moglie, donna bellissima che vive accanto a lui da ben 22 anni, subito risponde” bhè, speriamo che tu la passerai con me!!!”.
E poi arriva Ilie Nastase che si inchina e mi fa il baciamano (dio quanto mi piace!) e mi cinge la vita e mi fa roteare con un passo di valzer…
Subito dopo è la volta di Ion Tiriac, grande campione in passato, grande manager nel presente. E’ alto, imponente, mastodontico, con quei solitibaffoni che mettono soggezione… Mi guarda, mi sorride e dice un solo “ciao bella” e, visto il personaggio, è già una conquista…
Ma c’è una regina della serata. “Lei”, la regina indiscussa del tennis del passato, la dea intoccabile, l’eterea, la misteriosa fanciulla del sud america.
Tutti la attendono. Vengo sommersa da richieste da parte delle più diparate emittenti televisive, dai giornali scandalistici, dai paparazzi (esistono ancora)…
E’ arrivata due giorni fa e non si è vista ancora qui al Foro Italico. Questa attesa, incrementa la tesione, il mistero…
“Ma è venuta?”, “dove alloggia?”, “Con chi è?”, “Perchè non viene qui?”, “Chissà com’è diventata?…” “Ma è sempre bella?”
Tutti sanno che io sono la “tata” di tutti i giocatori e giocatrici del presente e del passato e, di conseguenza, iniziano ad assediarmi… I giornalisti televisivi mi tampinano ma io taccio però, devo ammetterlo, questo nervosismo che c’è nell’aria, non mi lascia indifferente.
Alle 20.00 arriva.
Scende dalla macchina in abito lungo… E’ bellissima.
Sky è lì, non sono riuscita a tenerli lontani e, in fondo, non me ne frega più di tanto.
C’è una folla silenziosa, ammirata, quasi in soggezione…
Io sono lì, ad accoglierla, conscia del fatto che, dopo 15 anni, lei non mi riconosca proprio più.
Lei mi guarda, mi fissa e poi le si apre un sorriso sulle labbra ” Ma sei proprio tu?”
“Si, sono io”
“Ma sei ancora qui dopo tutti questi anni?”
“Sono ancora qui”
“Che bello vederti, che gioia rivedere questi posti! Ti ricordi quanto ci siamo divertite?
“Accidenti si che mi ricordo!”
“E ti ricordi quella sera che…”
“Si e poi tu hai fatto…”
” e poi…”
“Si, e poi…”
In quel momento il tempo si è fermato, anzi, è tornato indietro… momenti bellissimi, irripetibili, come tutti i momenti…
E la gente intorno a noi non c’era più, eravamo da sole, come nel passato. Quel passato che ci ha visto insieme a ridere, a scherzare, a vivere una vita decisamente spensierata…
Lei, la dea del tennis ed io, quella di sempre.
Tutte e due cresciute ma con la testa ancora, per un attimo, nel passato.
E baci ed abbracci… Tutto intorno a noi non c’era più…
Ma poi l’incanto si è spezzato perchè la vita gioca sempre gli stessi scherzi ed i doveri riportano gli animi romantici alla realtà.
Lei verrà insignita della “Racchetta d’Oro” questa sera ed il mondo continuerà a girarle intorno in maniera vorticosa.
Per il mondo lei è Gabriela Sabatini, per me solo Gabriela.