La dottoressa Laura Schlesinger è una famosa giornalista di una radio americana che nella sua trasmissione dispensa consigli alle persone che telefonano. Qualche tempo fa, Laura ha affermato che l’Omosessualità, secondo la Bibbia (Lev.18:22) è un abominio, e non può essere tollerata in alcun caso. La seguente lettera è stata spedita alla dottoressa Laura SCHLESINGER il giorno stesso in cui la trasmissione è andata in onda.
“Cara Dottoressa Schlesinger, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.
Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile.
Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione.
Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.
Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce l’ Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev.1.9). Il problema è con i miei vicini: i blasfemi sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli?
So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Lev.15: 19-24.). Il problema è come fare a chiederle questa cosa? Molte donne s’offendono…
Il Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. L’Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lev. 11:10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
Sempre il Levitico 21 al verso 20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lev 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
Ancora nel Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
Mio zio possiede una fattoria. è andato contro Lev. 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perchè usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. E’ proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia il Levitico20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile.
Una sua devota ammiratrice”
Mood:
Mmm…
Gli antichi greci pensavano che il carattere umano, e di conseguanza il comportamento, fosse il risultato di una mix di quattro umori o liquidi: bile nera, gialla, sangue e flegma.
La bile nera era un ipotetico liquido freddo e secco, quello della bile gialla era caldo e secco, il flegma era freddo e proveniente dal cervello ed il sangue, un umore rosso.
Di per sé ciascuno di questi quattro umori non veniva considerato come una malattia ma, se si veniva a creare un disequilibrio tra di loro, il risultato poteva portare proprio alla malattia ed anche alla morte.
Questi umori significavano quindi “stati d’animo” ed ancora oggi usiamo gli stessi termini per definire un carattere flemmatico, sanguigno, collerico o melanconico.
Già, melanconico.
La parola deriva dal greco melas, che vuol dire nero e cholé che significa bile.
Bile nera.
Ma la melanconia non è da considerarsi un liquido freddo e secco, piuttosto come uno stato d’animo, una venatura di tristezza che pervade il carattere e che lo rende silenzioso, introspettivo ma anche composto da una certa dolcezza di fondo.
La malinconia, invece, è un sentimento difficilmente spiegabile, inconsapevole, quasi indefinibile, che provoca una tristezza di fondo, il desiderio di un qualcosa che non si ha mai avuto e del quale se ne sente terribilmente la mancanza ed è da considerarsi come una lieve forma di depressione.
Dunque la melanconia è uno stato d’animo e la malinconia, un sentimento.
Quindi, se il primo è uno stato d’animo è, di conseguenza, temporaneo, mentre il secondo, essendo un sentimento è permanente. Giusto?
Ed io che oggi mi sento strana, apatica, triste, malinconica, silenziosa, introspettiva, pensierosa, depressa, desiderosa di tutte le cose che non ho, dove mi colloco?
Sono una persona malinconica oppure questa è solo melanconia? Temporanea o permanente?
Sono sull’orlo di una crisi di nervi oppure sta emergendo il mio senso artistico ed introspettivo?
Che liquidi, che umori ho io? E se non li avessi per niente? E se fossi semplicemente una persona triste?
E se i greci si fossero sbagliati ed a me oggi girasse solamente il culo nel verso sbagliato?
Mah…
E’ così che si chiama l’orsetto di peluche di mio nipote.
Cuchicco.
Un nome importante, anche se un pò difficile da pronunciare.
Eppure si chiama così, il pronipote del famigerato ”Teddy Bear” della mia infanzia.
Cuchicco.
Un anno e cinque mesi, due occhi meravigliosi ed una impressionante somiglianza a quella che ero un tempo.
Cuchicco.
Senza cuchicco non si va da nessuna parte.
Il cuchicco è il cuchicco e non si dicute.
E mentre lo vedo muoversi in casa mia per la prima volta da quando è nato, a parte il capodanno del 2007 in cui aveva solo pochi giorni, riesco a commuovermi come non mi succedeva da tempo.
E’ una storia come tante, quella di mio fratello. Incontra una donna, decidono di fare un figlio, realizzano che non sono assolutamente fatti l’uno per l’altra e, a sei mesi di gravidanza, decidono di “comune accordo” di lasciarsi, di continuare a vivere ognuno la propria vita ma con la consapevolezza e l’intelligenza apparente di allevare il bambino che verrà nel migliore dei modi.
Concetto fico, intelligente, moderno, intellettualmente di alto livello.
Purtroppo le aspettative non saranno così e, alla nascita del padrone di cuchicco, si scatena l’inverosimile, con attacchi diretti, indiretti, avvocati, polizia, carabinieri, denunce e chi più ne ha, più ne metta.
E’ passato un anno e mezzo e mio nipote oggi è venuto per la prima volta a casa mia.
Inutile dire che non mi chiama zia, che non sa chi io sia, che non abbia la ben che minima coscienza del legame che c’è fra noi, che non abbia gesti affettuosi nei miei confronti, che non mi si butti al collo.
In questo anno e mezzo ho cercato di aiutare mio fratello, di stargli accanto, di consigliarlo ed anche di trovargli un bravissimo ed alquanto fetente avvocato perchè, se guerra deve essere, è bene che lo sia ad armi pari.
Ho visto scene inenarrabili, situazioni incresciose e di una tristezza infinita.
Ho visto mio fratello piangere, annaspare nel buio, ricorrere a sedute di psicoanalisi, dimagrire a vista d’occhio ed arrendersi alle situazioni che la madre del padrone di cuchicco innescava solamente per motivi economici.
Solo per soldi.
Mio nipote non mi conosce per un problema economico.
Mio nipote non sa che mia madre è sua nonna solo per problemi economici.
Cone si fa ad anteporre i soldi all’affetto? Come ci si riesce?
Eppure succede. Quando non ti tocca da vicino, sembra che una situazione simile sia destinata solamente ad una certa tipologia di persone. Ma non è così.
Il destino è decisamente beffardo e potente.
Ma oggi mio nipote è qui con me, si aggira per casa, gioca con il mio gatto che, stranamente, come se avvertisse il disagio e decidesse di dare una mano, non si muove, lo scruta, gli si mette accanto, si fa toccare.
Il padrone di cuchicco lo guarda esterrefatto, lo tocca, lo odora, gli parla, esclama frasi ancora incomprensibili a noi poveri mortali ma che hanno un significato profondo per lui…e forse anche per il mio gatto, chissà…
Mentre lo osservo aggirarsi per casa, penso a tutto quello che, in un anno e mezzo, questo cucciolo ha già passato ed un brivido mi pervade la schiena al pensiero di tutto quello che dovrà ancora affrontare, oltre alla vita normale di ogni bambino.
Ma lui ce la farà, noi siamo forti e lui lo sarà ancora di più e poi non è solo…
Guardo cuchicco e segretamente gli chiedo di vegliare su mio nipote, di dargli il calore e la sicurezza che non ha ancora avuto, di accompagnarlo nei sui sonni e di rallegrarlo nei suoi giochi.
Cuchicco non lo abbandonerà.
Ne sono certa.
Bolle.
Si, bolle.
Tutte bolle.
Blu, blu, blu, bla bla, bla, bli, bli, bli, bl, bl bl, anche senza vocali…
Avverto tutte le bolle in questo periodo.
Come spiegarle?
Come poter far capire?
Non lo so. Davvero. Non lo so. Cazzo se non lo so.
Come spiegarlo?
In questo periodo devo “forzatamente” incontrare molte gente.
Faccio colloqui di lavoro, sono in contatto diretto con gli inglesi, parlo con gli americani, discuto con i francesi, organizzo con gli spagnoli, mi incazzo con i croati, mi incastro con gli ucraini, mi arrabbio con i russi ma…
bla, bla, bla, bli, bli, bli, blo, blo, blo, blu, blu, blu…bl…bl..bl… mi mancano anche le vocali… Essì… mi mancano…
Vivo questo periodo storico della mia vita lavorativa in empasse, trattenendo il respiro, respirando ogni respiro altrui, cercando di calcolare gli eventi, cercando di evitare gli ostacoli.
E quanto è difficile tutto questo, cazzo santo (ma perchè mai è santo? bho… ma si… idolatriamolo…)
E quest’anno c’è anche il torneo dei VIP (come se non avessi niente altro da fare), devo contattare Del Santo, De Filippi, Rivera, Abatantuono, Volo, Tognazzi, Bonolis, Turci, Costanzo, Rettore, Bertè, Caputi, Fossati, Mogol e mi incastro con uffici stampa fittizi e non mi piace più, no davvero, non mi piace più. Sono troppi anni che faccio sempre le stesse cose. Per carità, il mio lavoro è a dir poco fantastico, quante persone vorrebbero essere al posto mio, lo so, ma io non mi diverto più. Cosa ci posso fare?
Ho vissuto anni intensi, veri, reali, vivendo nel mondo dell’emarginazione, con gli handicappati, i malati di aids, i dropout, i matti (?) gli autistici,, vivendo vite altrui, cercando di migliorare la vita degli altri ed anche la mia, soffrendo per gli altri e sentendomi viva in ogni momento, sentendomi importante, sempre cercando di tirar fuori il meglio di me stessa.
Bolle.
Ora sono solo bolle.
Mondi fittizi…Federer… Nadal… Mauresmo… Sharapova, idoli che io non sento tali… mi immergo ogni mattina in questa realtà che nulla a che fare con quello che io considero la vera realtà…
Bolle di sapone… bolle…
Senso di inutilità, spreco di tempo ed io odio gli sprechi…
E più guardo tutto questo, più non lo sopporto.
“Miciastra, dobbiamo organizzare il beach tennis al’interno del torneo maschile - ci serve il tuo aiuto”
“Miciastra, c’è lo Scolapasta d’Oro, Ricky Tognazzi ci tiene particolarmente… sai suo padre lo ha fatto per anni, dobbiAMO farlo al meglio, dobbiAMO darci da fare”
“Miciastra, ci sono delle finali under 10, 12 e 14 (ma Erode dov’è?), dobbiAMO trovare gli alberghi, la transportation, i biglietti…”
“Miciastra, anche per quest’anno ci sarà il Senior Tour, contatta McEnroe, Ivanisevic, Cash, Muster, Leconte e fai l’offerta, decidi l’albergo, gestisci il barter con la società…”
” Miciastra, facciamo anche la Coppa Belardinelli (120 ragazzini impazziti), hai pensato alla delibera di spesa, all’albergo, ai biglietti…”
“Miciasta, la Coppa Davis in Croazia dipende da te… tutto a posto?!?! Galeazzi ti cerca perchè vuole arrivare a Dubrovnik senza fare scali (ora mi compro una compagnia aerea, così risolvo il suo problema)”
“Miciastra, la Fed Cup ad Olbia è quasi alle porte… hai pensato a tutto e per tutto intendo proprio TUTTO?”
“Miciastra, hai pensato ai gadget per le varie manifestazioni? Qual’è il massimale di spesa? Hai contattato le varie ditte e ti sei fatta preparare dei preventivi di spesa?”
“Miciastra, le giocatrici ed i giocatori italiani non hanno il certificato di idoneità alla pratica sportiva agonistica: TI sei attivata per fargliela ottenere?”
Miciastra, visto che ti occupi del recruitment dello staff. (e non mi pare poco…).. io ho mia sorella, mia cugina, l’amico della sorella di mio fratello, il cugino del cognato di mia moglie, il nipote del fratello della mia collega che vorrebbe lavorare agli Internazinoali di Tennis… ci sarebbe un POSTICINO per lui/lei?”
“Miciastra, potresti tradurmi questro stralcio del regolamento antidoping poichè, anche se gestisco il Settore, non ci capisco una beata fava e devo relazionarmi con l’Inghilterra?”
“Miciastra, in vista delle Olimpiadi, dobbiAMO preparare una documentazione dettagliata sui NOSTRI atleti… HAI preparato tutto?”
“Miciastra, ma lo sai che probabilmente faremo un torneo per handicappati durante la settimana del maschile? Sai dovrEMO prevedere delle camere nell’albergo ufficiale ma, poichè questi atleti avranno sicuramente delle esigenze particolari, dovrEMO assicuraci che l’albergo metta a disposizione delle camere idonee (l’anno scorso ho fatto levare i mobili dalle stanze) ed eliminare tutte le barriere architettoniche (è arrivato PENSACE!!!!). Ci puoi pensare tu, per favore?”
“Miciastra, la Commissione di Vigilanza necessita dei progetti del Foro, dove sono?”
“Miciastra, HAI previsto tutti i voli per i NOSTRI atleti? E lo sai che tizia vuole il lettino da massaggio in camera e che sempronia non vuole arrivare dopo le 22.00 e che, appena arrivata, desidera il fisioterapista per due ore?”
Bolle.
Anzi, pustole, pedicelli, acne…
Bolle, solo bolle.
Eppure, con queste bolle, devo rapportarmi ogni giorno, ogni ora della mia maledetta giornata lavorativa che, in pratica è tutta la mia giornata, visto che inizio all’alba ed al tramonto non ho ancora finito.
Ci penso.
Sono bolle.
Devo considerarle come tali, altrimenti non vivo più-
Ma mi chiedo spesso: “Miciastra che cazzo santo hai fatto di male nella vita? Tutto quello in cui hai sperato, tutto quello in cui hai creduto, tutte le tue aspettative, il mondo da spaccare in due, la tua energia…dove cazzo è finito tutto questo?
E la risposta è solo una, purtroppo.
Nelle bolle.
“Minchia né (come diceva la nonnina di un mio amico), se sono sotto pressione…”
Bla..bla.. bla…blu.. blu.. blu… ble… ble… ble…bl… bl… bl…grlg… grlg…
[se affogo, vi prego, tiratemi su!!!!]
Mood:
Bleah! &
Ehmmm… &
Mmm…
Ecco quello che mi capita in questi giorni e che perdurerà nei prossimi mesi…
E non è tanto divertente…

Oggi è decisamente una giornata così.
Una bella giornata in cui la mia testa ha deciso di dedicare se stessa all’ipocondria.
Che bello!
Avverto i dolori più disparati che provengono da ogni parte del corpo e penso, ovviamente, alle cose peggiori al mondo.
Ho mal di stomaco da ieri - il mio cervello (se così lo si può chiamare): ” è sicuramente una gastrite/ulcera/cancro!” (Non penso, invece, agli ettolitri di alcolici che bevo!!!).
Ho mal di testa - il mio cervello (se così lo si può chiamare): “è sicuramente un ictus…oppure…un bel tumorino…” (non penso, invece, al fatto che sono davanti al piccì tutto il giorno e che sono decisamente sotto pressione).
Ho male all’ala iliaca sinistra da giorni - il mio cervello (se così lo si può chiamare):” è sicuramente qualcosa di grave come, ad esempio, il principio dell’artrite reumatoide” (Non penso, invece, al fatto che questa cazzo di pioggia che da giorni allaga Roma, probabilmente incide sui normalissimi reumatismi degli esseri umani).
Mi fa male il braccio sinistro - il mio cervello (sempre se così lo si può chiamare):…oddio!!!… un infarto!” (Non penso, invece, che da piccola sono stata ingessata per ben 4 mesi, aspettando la ricostruzione del callo osseo ed anche che l’incidente avuto qualche anno fa ha sicuramente peggiorato la situazione, accellerando il processo dei reumatismi di cui sopra).
E che palle!!!
Caro cervello (se così ti si può chiamare in questi frangenti),
la smetti di pensare? La smetti di massacrarmi i coglioni?
Grazie
Tua per sempre
Miciastra
Periodo di meeting con lo staff che lavorerà a maggio.
Come ogni anno, in questo periodo faccio il famigerato “recall” (così IM è contento) a tutte le persone che hanno lavorato negli anni passati. Sono tante e le sento solo in queste occasioni ma, sembra incredibile, sono affezionata a queste persone. Alcune di esse lavorano con me da ben oltre 20 anni e si può dire che siamo cresciuti insieme. Anche se rivesto un ruolo particolare, visto che sono il loro “capo”, ho sempre mantenuto un rapporto molto semplice e totalmente democratico, basato sul rispetto reciproco e sulla collaborazione, investendo ogni persona delle proprie responsabilità e cercando di renderle autonome il più possibile anche perchè, in frangenti che io definisco di “prima linea”, credo fermamente che l’autonomia ed il libero arbitrio siano elementi essenziali per la riuscita del compito assegnato, apportando, al tempo stesso, beneficio a tutti.
Devo essere sincera e mi congratulo con me stessa perchè in questi anni ho costituito uno staff davvero eterogeneo, affidabile, forte, simpatico, composto da esseri umani meravigliosi con un range (godi IM!) che parte dalla hostess bella-coscia lunga, figa fino all’inverosimile, alta 4 metri ma anche intelligente, a persone umili, che vivono una vita semplice, che aspettano questo periodo per vivere qualcosa di diverso e che le farà sentire importanti, fino ad arrivare a persone che parlano tranquillamente 4 lingue, con una carica d’energia che nemmeno l’Enel sa di cosa sto parlando…
Essì, mi ritengo decisamente soddisfatta e voglio bene alle “mie” ragazze ed ai “miei” ragazzi, come io li definisco.
Come dicevo, in questi giorni ho fatto tante telefonate, proprio per verificare la disponibilità di tutte queste belle persone. E, puntualmente come ogni anno, ogni benedetta telefonata è durata una vita!!!
- “Ciao XXX, sono Miciastra, come stai? Come hai passato questo anno? Cosa hai fatto?”
- “Ti sei laureato/a? Che bello!”
- “Ah, hai fatto un Master in Spagna?! Bravissimo/a!!!”
- “Sei incinta!?!? Ma è fantastico!!! Maschio o femmina?”
- “Hai scritto un libro di poesie?! Dammi subito il titolo, che lo vado a comprare!”
- “Hai deciso di fare la cubista!?! Ma sei matta!?!?! …mhhh e perchè no!?! In fondo la vita è una sola e se ti diverti…”
- “Sei stato/a male!?!?! Accidenti mi dispiace… ma come stai ora? Hai risolto? Posso aiutarti?”
- “Hai deciso di sposarti? E perchè!?!?! Contro chi? (la domanda mi viene sempre troppo spontanea-ahimè)”
- “Hai conosciuto l’amore della tua vita ed ora vai a vivere in Oceania? Fantastico!!!”
- “Hai deciso di interrompere l’università per andare a raccogliere mele in Francia?!?!”
- “Accidenti, ma che ti è successo alla schiena? Ti hanno operato? Ma ora come stai?”
- “Stai con una donna sposata con tre figli!?!?! Ma la ami?!?! …e allora vai avanti”
- “Minchia, l’hai messa incinta… e ora che avete deciso di fare?”
- “Ti ha lasciato, quello stronzo e tu non riesci a vivere!?!?! Ma, tesoro mio, sei bella come il sole… guardati intorno…”
- “Hai avuto un infarto!?!? Ma alla tua età e non fumi e nemmeno bevi! Non puoi più lavorare con me? Accidenti, mi spiace da morire. Posso aiutarti?”
- “Hai trovato un lavoro fisso?!?! Wow!!! che bello!!! Sono felice per te!!!! In bocca al lupo e vieni a trovarmi!”
Essì.
Un anno.
Un anno è lungo per tutti e succedono tante cose. Per fortuna e purtroppo.
Jasmine metà italiana e metà persiana, detta anche tapparella, bella come il sole e che porta le nuove conquiste a giocare a Bingo, Stefano detto Yuri perchè è uguale a Chechi, Erica la fragile, Maila la provocante, Gaspare, l’uomo/magazzino, sempre nell’ombra, Gabriele, il mio dito al culo (mi si perdoni l’espressione) detto anche lo scassa cazzi, Diana la sorridente, Jennifer la perugina, Claudio il bello, Mario il fiscale, Cesare il vecchio, Esmeralda la dolce, Elisabetta il capitano. Marta la divoratrice, Salvatore il preciso, Laura la “avio-priva (vedi: carenza di uccello)”, Stefano il figaccione, Antonio il fotografo, Francesco il deluso-dalla-vita, Marta l’euforica, Cristina la schizofrenica, Sara, Giovanna la pazza, Marina la dolce, Paola detta Eva Braun, per l’estrema flessibilità ed elasticità mentale, Anna Tina che ingrassa e dimagrisce in continuazione… quanti nomi… quante persone… quante vite…
E queste vite mi interessano tutte, li amo tutti, mi mancano sempre tutti.
Ma sono felice se, nell’arco dell’anno, alcuni di loro si sistemano, trovano lavoro, si tranquillizzano, fanno delle scelte, realizzano dei sogni. Questo, per me, significa molto e non mi importa se non lavoreranno per me, perchè so che stanno sicuramente meglio.
Un anno.
Un anno è lungo per tutti e succedono tante cose.
Faccio l’ennesima telefonata. Ora è il turno di Elisabetta.
Elisabetta lavora con me da più di 10 anni. E’ una donna semplice, nata nel 1937, una persona che sa bene cosa significhi lavorare duramente e lo ha fatto da sempre, da quando era piccolina e lavorava nei campi. Ogni anno si fa un culo grosso come un paiolo perchè, insieme alla sorella Esmeralda, svolge un ruolo nascosto, umile, che nessuno vorrebbe fare. Lei ed Esmeralda lavano e stirano tutti gli indumenti degli atleti (e sono veramente tanti), vivendo per 20 giorni sottoterra per 900 euro lorde, in un posto decisamente tremendo, senza finestre, con lavatrici ed asciugatrici che spesso non funzionano nemmeno tanto bene. Elisabetta ed Esmeralda, le mie “sisters”, come le chiamo io da sempre, amano questo lavoro, chissà perchè, in fondo, forse perchè si sentono parte integrante di un sistema lavorativo importante, forse perchè, per una volta, tutti e dico tutti, hanno bisogno di loro. Lavorano in silenzio, in un posto dove tutti cercano di farsi notare, dove tutti hanno qualcosa da dire, solo per il gusto di farlo, solamente per farsi notare, solamente per “abusare” di un “potere” totalmente temporaneo e stupido.
Loro sono sempre là, dalle 7 del mattino alle 10 di sera, instancabili, sempre allegre, sempre sorridenti, sempre sottoterra, sempre alle prese con gente cretina ed ignorante e loro sempre, SEMPRE, sorridenti.
Due persone speciali, lo devo dire. Due Eroine in un mondo fatto di cazzate e fuochi fatui, con gente assurda che pensa solamente a “emergere”.
Chiamo Esmeralda al numero di casa poichè il cellulare, alla loro età e nella loro concezione, è cosa superflua.
Non mi risponde nessuno.
Abitano nello stesso palazzo.
Ok, chiamo Elisabetta.
“Ciao Elisabetta, sono “Miciastra”… come stai? Sei pronta per maggio?”
“Elisabetta…chi?!”
(Acc…ho sbagliato numero…)
“Sono “Miciastra”, lavoro per gli Internazionali di Tennis…. c’è Elisabetta, per favore?”
“Elisabetta?!?!?!”
“Si, Elisabetta… dovrei parlare con lei…”
“Ma… Elisabetta è morta 2 settimane fa….”
Dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore…
“Ma… come… cosa… quando… perchè?… Ma come è successo….”
(sono rimasta muta… non riuscivo a parlare…)
“Essì, sono Giulia - ci conosciamo - mia sorella è morta 2 settimane fa…”
Volevo spaccare il computer, il telefono, la scrivania, l’ufficio, lo stadio…
“Ti passo mia sorella Esmeralda…”
“Esmi , cazzo… ma come… ma perchè?…”
“Miciastra, non ce l’ha fatta, un brutto male… pensa che 10 giorni fa mi ha detto: ”Mi devo riprendere perchè fra poco ci chiama Miciastra per andare a lavorare al Torneo e noi dobbiamo essere pronte… cerca un fisioterapista, così mi fa riprendere la mobilità alle gambe… Miciastra sta per chiamare e non voglio deluderla”…”
Dovevo scriverlo, dovevo dirlo. Il mio dolore è grande.
Se n’è andata una Donna fantastica.
Una Donna.
Un solo pensiero, oltre al dolore profondo: “Ciao Eli, mia sister, sei stata grande, sei stata importante, CI sei stata ed io non ti dimenticherò mai”.
Dedicato ad Elisabetta.
Una grande donna.
Oggi alle ore 15.00 inizia il primo incontro di Fed Cup, Italia - Spagna, quarti di finale.
ore 8.00 - arrivo allo stadio. So che sarà una giornata veramente difficile. Devo pensare a tutto ciò che riguarda le squadre, la Federazione Internazionale, il regolamento da rispettare, lo staff della security, gli ufficiali di gara, la cerimonia di presentazione delle squadre, la transportation dall’albergo a qui, l’alllestimeto del campo, il servizio di pulizia e tutti gli inconvenienti che si verificano in una situazione di “prima linea”.
Come da regolamento, le squadre hanno diritto ai pasti negli spogliatoi ad orari da loro stabiliti, così come la Federazione Internazionale, gli Ufficiali di Gara. Organizzo il tutto giorni prima e comunico all’organizzazione locale lo schedule dell’alimentazione (cosa veramente importante per gli atleti, ma anche un pò per tutti).
Devo pensare anche ai frigoriferi in campo, al consumo degli asciugamani… insomma a tutto ciò che riguarda la parte tecnica della manifestazione.
ore 9.00 - gli autisti sono tutti in ritardo. Dovevano arrivare alle 8.00. Comincio a chiamarli a casa (?!) uno ad uno, perdendo un sacco di tempo. Devo pensare alla cerimonia di presentazine delle squadre in campo. Ho le bandiere ma mi servono le aste. Le trovo, non so nemmeno come. Organizzo l’entrata in campo, infastidita dal vociferare (e sono solo le 9.00) di 18 raccattapalle che, in quel momento, mi hanno fatto amare Erode…
ore 10.00 - i pasti non arrivano. Mi rivolgo all’organizzazione locale e non ottengo risposte. I medici di entrambe le squadre minacciano di fare rapporto alla Federazione Internazionale… Ok, mando qualcuno a fare la spesa… non posso fare altro…
Frutta secca, panini rigorosamente con prosciutto crudo e formaggio, banane, coca cola, fanta, pasta in bianco, salsa di pomodoro a parte, olio d’oliva, cioccolata al latte e fondente, barrette energetiche, crostate di marmellata, gelatine di frutta, piatti & co.
ore 11.00 - il previsto servizio di sicurezza non arriva. Chiedo all’organizazione locale e mi rispondono che “arriveranno” (il tempo futuro in queste occasioni è deleterio).
ore 12.00 - Il caos regna sovrano: nelle zone riservate c’è il mondo intero, non si capisce più niente. La gente entra con prepotenza, utilizzando la fatidica frase: io posso entrare, mi manda Picone…”
ore 13.00 (e sto omettendo una serie di cose) - le giocatrici sono tutte incazzate per il cibo che faceva decisamente schifo (di solito c’è un catering che pensa a tutto… di solito). I Giudici di linea non trovano le scarpe da indossare perchè “non si trovano più”. chiamo la Lotto, rintraccio il distributore di zona e,a tempo di record, riesco a farmi portare il materiale “scomparso”.
Il DJ mi dice che non ha gli Inni Nazionali dei due Paesi (cazzo santo, ma fai il DJ nella vita, e già non lo considero un mestiere, vuoi almento portarti gli Inni???). Nel casino più totale, riesco a scaricarli (ops, non si dovrebbe dire), i raccattapalle corrono ovunque (quanto AMO i bambini in queste occasioni), all’ufficio accrediti non si trovano svariati nominativi e quindi corro a risolvere la situazione sul posto, la gente si accalca all’entrata (ovviamente all’ultimo minuto) per avere i biglietti ed i relativi pass… Intanto, comincio ad organizzare la cerimonia di presentazione. Dal nulla, appare un signore che mi dice che tutte le giocatrici dovranno portare un mazzo di fiori…. Cazzo, come un mazzo di fiori!?!?! Vado a controllare e subito noto che, in ogni mazzo, c’è una targhetta pubblicitaria. “Non si può fare” rispondo “le eventuali sponsorizzazioni vanno preventivamente autorizzate dalla Federazione Internazionale. ” e va buò, signorì… è solo no mazzo de fiori”. Chiedo agli inglesi e, in via del tutto eccezionale e soprattutto dopo la giornata di ieri, mi danno l’ok.
ore 14.30 - fra 15 minuti inizia la diretta su. Gli Ufficiali di gara sono già pronti per l’entrata in campo, i raccattapalle sono ovunque. Bisogna recuperarli. (Erode non è stato poi cosi pazzo, no!?!?!)
ore 14.45 - Escono le giocatrici dagli spogliatoi, c’è molta tensione. Porgo a tutti il mazzo di fiori, le metto in riga e la cerimonia inizia. Mi sento un pochio sollevata, la manifestazione è iniziata, malgrado tutto. Cosa potrebbe mai succedere ancora?!?!?!? Oramai sono in campo. Il dado è tratto.
ore 15.00 - la cerimonia non ha incontrato ostacoli… Tiro un sospiro di sollievo… ora tocca a loro….Ora non ci saranno più imprevisti. Ora mi godo il frutto del mio lavoro…
Ma il destino è beffardo…
ore 15 e qualcosa - fuori piove forte. Io penso ” e chi se ne frega, tanto è una manifestazione indoor…”
ore 15 e qualcosa in più di prima - la partita viene fermata perchè piove anche sul campo…
Cominciamo ad asciugarlo, utilizzando tutti gli asciugamani… la partita viene interrotta…
QUESTO E’ IL PRIMO CASO DI INTERRUZIONE DI UNA PARTITA INDOOR A CAUSA DELLA PIOGGIA…
Mi accascio su una sedia e rimpiango di non aver fatto la fioriaia nella mia vita…
Dopo alcuni interventi da parte della Protezione Civile, le partite riprendono.
Oggi ne abbiamo perse due.
Domani ci aspettano altre tre partite e spero che il Vesuvio non erutti… (magari portebbe farlo martedì mattina, no?!?!)
(Domani le partite verranno riprese da RAI SPORT, a partire dalle 13.30 e se vedete una persona con in mano asciugamani, cioccolata, ghiaccio e banane, quella sono io ma, vi prego, guardatemi con occhi caritatevoli… abbiate pietà, toccate corni & co., statemi vicino…)
Un giornata di merda. Decisamente.
Avevo detto che la giornata sarebbe stata pesante, ma non pensavo che sarebbe stata a dir poco allucinante!
Ore 10.00 - visto il traffico intenso, decido di muovermi per andare al Comune ad allestire la Sala Consiliare.
Ovviamente pensavo di aver ottenuto tutti i permessi dovuti per accedere con un pulmino carico di materiale.
Ho pensato male.
Non so nemmeno come, riesco ad arrivare in Piazza del Plebiscito, litigando con una dozzina di poliziotti a cui, ovviamente, non era stato detto nulla.
Dopo svariate peripezie, riesco ad entrare nel Palazzo e, su indicazione del signore alla porta, mi avvio, insieme al mio staff, verso la meta.
Ore 10.30 - (solo 30 minuti per percorrere 50 metri) Ci perdiamo in meandri di corridoi e, alla domanda “scusi mi sa dire dov’è la Sala Consiliare?”, alcuni hanno risposto che non lo sapevano, altri mi hanno detto che non era lì e che dovevo andare in via “non so che cosa”.
(Cazzo santo, ci sono venuta due giorni fa e SO che è qui!!!)
Decido quindi di rompere i coglioni al mio “uomo all’avana” il quale, un pochino scocciato (mi viene subito in mente che gli stavamo facendo una cortesia), riesce a trovarmi e mi porta alla meta.
Ore 10.45 - Entro nella fatidica sala e vengo letteralmente travolta dallo staff del cerimoniale della Signora Sindaco in preda ad una collettiva crisi d’ansia.
Le api operaie, al confronto, sono delle fannullone…
Ovviamente con me c’era il rappresentante della Federazione Internazionale, cioè il detentore unico del protocollo della cerimonia. Inglese. Con lui, altri dirigenti. Sempre inglesi.
Ore 11.00 - L’inglese richiede alcune modifiche logistiche come, ad esempio, spostare (non togliere) la bandiera italiana per posizionare un backdrop proprio dietro alla sedia della signora sindaco…
Si è creato il panico… e la rivolta è iniziata…
Dopo svariati interventi da parte mia e nel pieno sbigottimento dell’inglese, riesco a far spostare il simbolo della nostra amata patria di ben 120 cm… un record…
ore 11.30 - Fra 30 minuti la cerimonia deve iniziare. E’ il protocollo inglese.
ore 11.50 - arrivano le squadre, la stampa è già tutta lì, il giudice arbitro internazionale è pronto… chi manca?
Ovviamente la padrona di casa.
ore 12.00 - regna il silenzio. Chiedo al capo cerimoniale e mi guarda senza dirmi nulla. Chiedo al mio “uomo all’avana” e non mi risponde. Chiedo all’addetto stampa comunale e si gira facendo finta di non aver sentito. Chiedo all’assessore allo sport e mi sorride facendomi sentire una deficiente. Infine chiedo all’uscere e mi risponde (benedetto!!!) che la signora sindaco “arriverà”.
ore 12.20 - la parte internazionale, da buoni stranieri, comincia ad indispettirsi, non riuscendo a capire il perchè di quella attesa.
Essendo io il punto di congiunzione tra loro e la realtà locale, comincio ad inventarmi qualsiasi cosa, cercando di dare un aspetto romantico a questi ritardi tipicamente italiani… (minchia che fatica…)
ore 12.30 - gli inglesi cominciano ad incazzarsi e mi guardano con fare interrogativo. Io vago per la sala in cerca di giustificazioni e di risposte…
“il Sindaco sta per arrivare…”
Il capo del cerimoniale mi scruta e la sua faccia impassibile mi fa vedere rosso. Vorrei massacrarlo di botte….
ore 12.40 - la signora sindaco arriva… tiro un sospiro di sollievo, guardo il giudice arbitro e le faccio segno che possiamo cominciare ma… la signora sindaco si ferma poco prima della sala consiliare per una intervista…
Decido di rassegnarmi.
ore 12.45 - finalmente la signora sindaco ci degna della sua presenza, si siede al tavolo degli oratori ed inizia a dire una considerevole sequela di cose scontate (ovviamente solo ed esclusivamente in italiano).
I fotografi sono solo per lei, nessuno guarda più le due squadre che devono solamente disputare un titolo mondiale.
Il cerimoniale comunale arriva all’orgasmo puro al suono stridulo della sua voce e la cerimonia prende un verso totalmente politico, anzichè sportivo e la parte internazionale ci guarda come se fossimo tutti degli animali rari.
Dette le sue quattro cazzate, la signora sindaco ci lascia, seguita da una scia di persone che le camminano accanto, sentendosi come gesù nel tempio.
Il protocollo internazionale viene comunque svolto ed io, finalmente riesco a respirare…
Oggi ho toccato con mano il potere politico.
Ma preferirei toccare sicuramente altre cose.
Oggi non provo molto piacere nell’essere italiana.
Fa parte del mio lavoro.
Lo so bene.
Sono anni che faccio sempre le stesse cose.
E lo so fare bene.
So di essere brava.
Generalmente sono una persona modesta, ma so di essere brava. E non poco. Ma non perchè io sia intelligente, solamente per esperienza.
In tutti questi anni ho acquisito un certo savoir faire, leggo la gente e so dove posso arrivare.
E soprattutto dove non posso.
In tutti questi anni ho vissuto situazioni pazzesche, confrontandomi sempre con la realtà territoriali. E’ vita ed esperienza. Milano, Livorno, Rimini, Teramo, Palermo, Reggio Calabria, Follonica, Prato e che ne so… tutta Italia, più o meno.
Ogni volta che arrivo in un posto, devo, per forza di cose, “lavorare” con il territorio che ho davanti.
Quanti anni sono?
Tanti, davvero.
Ho imparato a leggere le realtà, a non intaccare gli equilibri, ad ottenere le cose con garbo e decisione.
A Reggio Calabria sono andata a sdoganare del materiale con una persona che ha dovuto tirar fuori la pistola per ottenere del materiale che era “sparito”.
A Livorno per poco non mi arrestano per aver detto certe cose alla polizia, a Teramo non ho potuto organizzare cose semplicissime perchè non “autorizzate” preventivamente, a Rimini hanno chiesto l’intervento della forza pubblica per una situazione veramente banale.
Io lo so.
Io so che ogni città vive le proprie realtà.
Ed io mi confronto ogni volta e riesco ad ottenere quello che voglio, senza alterare gli equilibri.
Sono sempre molto preparata nel dovermi amalgamare con le realtà locali.
L’altro giorno sono andata al Comune di Napoli per organizzare la cerimonia di sorteggio per l’incontro di Fed Cup (la Coppa Davis al femminie) tra Italia e Spagna che si disputerà questo fine settimana.
La ITF (International Tennis Federation) detiene tutti i diritti organizzativi e tecnici, per cui io devo organizzare gli eventi, utilizzando il protocollo internazionale.
E questo protocollo è prettamente inglese, in tutto e per tutto.
E’ stato un incubo.
Alle 12 avevo appuntamento con l’adetto a non so cosa (amico di uno degli organizzatori locali) che mi doveva “introdurre” al capo del cerimoniale del Comune di Napoli, per poi arrivare direttamente alla Segreteria del Sindaco…
Un giro fantasmagorico, insomma.
Ma io lo so, sono abituata a tutto questo.
Ogni volta mi rassegno ed innesco dei meccanismi meramente di pubbliche relazioni.
E’ il mio lavoro.
Entro nel palazzo del Comune, mi metto in contatto con il mio “uomo all’Avana”, passo per ben 15 uffici addetti a no so quali protocolli , oltrepasso dei varchi praticamente invalicabili ed arrivo al Capo del Cerimoniale della Segreteria del Sindaco.
Arriviamo alla sala preposta, indico le necessità ed il protocollo del cerimoniale internazionale ed improvvisamente mi trovo in una situazione paradossale: comunico che il Giudice Arbitro della manifestazione deve necessariamente sedere al centro della tavola degli oratori e da qui… il baratro…
Il Capo del Cerimoniale mi attacca dicendo che su “quella” sedia potrà sedersi solamente il Sindaco, che loro devono seguire un “loro” cerimoniale, che noi siamo ospiti (e non è vero) e che dobbiamo fare cosi, altrimenti….
(minchia…altrimenti cosa?!?!)
Io mi ritengo una persona fondamentalmente ben educata e curo le pubbliche relazioni da una vita ma, di fronte a cotanta arroganza, non ci ho più visto ed ho formulato la seguente domanda: “Perchè lei e così arrogante con me, visto che sono qui per farvi un piacere e che, oltretutto sono una signora e nemmeno ci conosciamo?”
I leccaculo intorno a noi (e ce n’erano ben 5) sono sbiancati ed il silenzio ha regnato per ben 10, lunghissimi secondi….
“No, sa, signora … qui noi dettiamo le regole, qui noi facciamo come ci pare, qui noi decidiamo ed abbiamo nostro protocollo, il Sindaco deve sedere su QUELLA sedia, qui si fa così… qui…. bla, bla, bla, bla….”
Ero fuori di me, ma, l’esperienza mi ha fatto gestire questa situazione in un certo modo….
Riesco a concludere il protocollo del cerimoniale e me ne vado, soddisfatta del mio operato che, ancora una volta, aveva raggiunto gli obiettivi preposti,
Ma, accidenti, ma… da qui, si è scatenato il mondo!!!!
Ripercussioni politiche, ricatti che non sto a dire, telefonate al mondo intero, ricatti a livello economico… e non solo.
Tutto questo per una sedia. La sedia del Sindaco. Per chi doveva sedere su “quella” sedia in una manifestazione sportiva che nulla aveva a che fare con la politica, strano a dirsi…
Domani mattina alle 12 dovrò affrontare le conseguenze di tutto questo.
Ma una domanda mi nasce veramente spontanea: con tutto questo casino che c’è qui, e ce n’è davvero tanto, è mai possibile che ci si possa soffermare su una cosa banale come questa, tanto da far nascere un casino “politico” e di conseguenza economico?
Devo dire una cosa, la devo dire assolutamente e so che mi farò dei nemici…. ma perchè il vesuvio non erutta più?
Una bella colata e e poi ci costruiamo Disneyand (che, oltretutto Amelia la fattucchiera si troverebbe nel suo habitat naturale…)
E’ uno sfogo, lo so, ma vivo delle sitazioni veramente particolari ed ho ancora un’anima pura, malgrado la maggiore età e non riesco ad adeguarmi a situazioni simili.
Proprio non ce la faccio.
Domani sarà una giornata particolare.
Accidenti.
Ed io farò buon viso a cattiva sorte.
Ma l’immondizia rimane.
Ma siamo deciamente un popolo di artisti e navigatori…
Mah…