Periodo di meeting con lo staff che lavorerà a maggio.
Come ogni anno, in questo periodo faccio il famigerato “recall” (così IM è contento) a tutte le persone che hanno lavorato negli anni passati. Sono tante e le sento solo in queste occasioni ma, sembra incredibile, sono affezionata a queste persone. Alcune di esse lavorano con me da ben oltre 20 anni e si può dire che siamo cresciuti insieme. Anche se rivesto un ruolo particolare, visto che sono il loro “capo”, ho sempre mantenuto un rapporto molto semplice e totalmente democratico, basato sul rispetto reciproco e sulla collaborazione, investendo ogni persona delle proprie responsabilità e cercando di renderle autonome il più possibile anche perchè, in frangenti che io definisco di “prima linea”, credo fermamente che l’autonomia ed il libero arbitrio siano elementi essenziali per la riuscita del compito assegnato, apportando, al tempo stesso, beneficio a tutti.
Devo essere sincera e mi congratulo con me stessa perchè in questi anni ho costituito uno staff davvero eterogeneo, affidabile, forte, simpatico, composto da esseri umani meravigliosi con un range (godi IM!) che parte dalla hostess bella-coscia lunga, figa fino all’inverosimile, alta 4 metri ma anche intelligente, a persone umili, che vivono una vita semplice, che aspettano questo periodo per vivere qualcosa di diverso e che le farà sentire importanti, fino ad arrivare a persone che parlano tranquillamente 4 lingue, con una carica d’energia che nemmeno l’Enel sa di cosa sto parlando…
Essì, mi ritengo decisamente soddisfatta e voglio bene alle “mie” ragazze ed ai “miei” ragazzi, come io li definisco.
Come dicevo, in questi giorni ho fatto tante telefonate, proprio per verificare la disponibilità di tutte queste belle persone. E, puntualmente come ogni anno, ogni benedetta telefonata è durata una vita!!!
- “Ciao XXX, sono Miciastra, come stai? Come hai passato questo anno? Cosa hai fatto?”
- “Ti sei laureato/a? Che bello!”
- “Ah, hai fatto un Master in Spagna?! Bravissimo/a!!!”
- “Sei incinta!?!? Ma è fantastico!!! Maschio o femmina?”
- “Hai scritto un libro di poesie?! Dammi subito il titolo, che lo vado a comprare!”
- “Hai deciso di fare la cubista!?! Ma sei matta!?!?! …mhhh e perchè no!?! In fondo la vita è una sola e se ti diverti…”
- “Sei stato/a male!?!?! Accidenti mi dispiace… ma come stai ora? Hai risolto? Posso aiutarti?”
- “Hai deciso di sposarti? E perchè!?!?! Contro chi? (la domanda mi viene sempre troppo spontanea-ahimè)”
- “Hai conosciuto l’amore della tua vita ed ora vai a vivere in Oceania? Fantastico!!!”
- “Hai deciso di interrompere l’università per andare a raccogliere mele in Francia?!?!”
- “Accidenti, ma che ti è successo alla schiena? Ti hanno operato? Ma ora come stai?”
- “Stai con una donna sposata con tre figli!?!?! Ma la ami?!?! …e allora vai avanti”
- “Minchia, l’hai messa incinta… e ora che avete deciso di fare?”
- “Ti ha lasciato, quello stronzo e tu non riesci a vivere!?!?! Ma, tesoro mio, sei bella come il sole… guardati intorno…”
- “Hai avuto un infarto!?!? Ma alla tua età e non fumi e nemmeno bevi! Non puoi più lavorare con me? Accidenti, mi spiace da morire. Posso aiutarti?”
- “Hai trovato un lavoro fisso?!?! Wow!!! che bello!!! Sono felice per te!!!! In bocca al lupo e vieni a trovarmi!”
Essì.
Un anno.
Un anno è lungo per tutti e succedono tante cose. Per fortuna e purtroppo.
Jasmine metà italiana e metà persiana, detta anche tapparella, bella come il sole e che porta le nuove conquiste a giocare a Bingo, Stefano detto Yuri perchè è uguale a Chechi, Erica la fragile, Maila la provocante, Gaspare, l’uomo/magazzino, sempre nell’ombra, Gabriele, il mio dito al culo (mi si perdoni l’espressione) detto anche lo scassa cazzi, Diana la sorridente, Jennifer la perugina, Claudio il bello, Mario il fiscale, Cesare il vecchio, Esmeralda la dolce, Elisabetta il capitano. Marta la divoratrice, Salvatore il preciso, Laura la “avio-priva (vedi: carenza di uccello)”, Stefano il figaccione, Antonio il fotografo, Francesco il deluso-dalla-vita, Marta l’euforica, Cristina la schizofrenica, Sara, Giovanna la pazza, Marina la dolce, Paola detta Eva Braun, per l’estrema flessibilità ed elasticità mentale, Anna Tina che ingrassa e dimagrisce in continuazione… quanti nomi… quante persone… quante vite…
E queste vite mi interessano tutte, li amo tutti, mi mancano sempre tutti.
Ma sono felice se, nell’arco dell’anno, alcuni di loro si sistemano, trovano lavoro, si tranquillizzano, fanno delle scelte, realizzano dei sogni. Questo, per me, significa molto e non mi importa se non lavoreranno per me, perchè so che stanno sicuramente meglio.
Un anno.
Un anno è lungo per tutti e succedono tante cose.
Faccio l’ennesima telefonata. Ora è il turno di Elisabetta.
Elisabetta lavora con me da più di 10 anni. E’ una donna semplice, nata nel 1937, una persona che sa bene cosa significhi lavorare duramente e lo ha fatto da sempre, da quando era piccolina e lavorava nei campi. Ogni anno si fa un culo grosso come un paiolo perchè, insieme alla sorella Esmeralda, svolge un ruolo nascosto, umile, che nessuno vorrebbe fare. Lei ed Esmeralda lavano e stirano tutti gli indumenti degli atleti (e sono veramente tanti), vivendo per 20 giorni sottoterra per 900 euro lorde, in un posto decisamente tremendo, senza finestre, con lavatrici ed asciugatrici che spesso non funzionano nemmeno tanto bene. Elisabetta ed Esmeralda, le mie “sisters”, come le chiamo io da sempre, amano questo lavoro, chissà perchè, in fondo, forse perchè si sentono parte integrante di un sistema lavorativo importante, forse perchè, per una volta, tutti e dico tutti, hanno bisogno di loro. Lavorano in silenzio, in un posto dove tutti cercano di farsi notare, dove tutti hanno qualcosa da dire, solo per il gusto di farlo, solamente per farsi notare, solamente per “abusare” di un “potere” totalmente temporaneo e stupido.
Loro sono sempre là, dalle 7 del mattino alle 10 di sera, instancabili, sempre allegre, sempre sorridenti, sempre sottoterra, sempre alle prese con gente cretina ed ignorante e loro sempre, SEMPRE, sorridenti.
Due persone speciali, lo devo dire. Due Eroine in un mondo fatto di cazzate e fuochi fatui, con gente assurda che pensa solamente a “emergere”.
Chiamo Esmeralda al numero di casa poichè il cellulare, alla loro età e nella loro concezione, è cosa superflua.
Non mi risponde nessuno.
Abitano nello stesso palazzo.
Ok, chiamo Elisabetta.
“Ciao Elisabetta, sono “Miciastra”… come stai? Sei pronta per maggio?”
“Elisabetta…chi?!”
(Acc…ho sbagliato numero…)
“Sono “Miciastra”, lavoro per gli Internazionali di Tennis…. c’è Elisabetta, per favore?”
“Elisabetta?!?!?!”
“Si, Elisabetta… dovrei parlare con lei…”
“Ma… Elisabetta è morta 2 settimane fa….”
Dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore…
“Ma… come… cosa… quando… perchè?… Ma come è successo….”
(sono rimasta muta… non riuscivo a parlare…)
“Essì, sono Giulia – ci conosciamo – mia sorella è morta 2 settimane fa…”
Volevo spaccare il computer, il telefono, la scrivania, l’ufficio, lo stadio…
“Ti passo mia sorella Esmeralda…”
“Esmi , cazzo… ma come… ma perchè?…”
“Miciastra, non ce l’ha fatta, un brutto male… pensa che 10 giorni fa mi ha detto: ”Mi devo riprendere perchè fra poco ci chiama Miciastra per andare a lavorare al Torneo e noi dobbiamo essere pronte… cerca un fisioterapista, così mi fa riprendere la mobilità alle gambe… Miciastra sta per chiamare e non voglio deluderla”…”
Dovevo scriverlo, dovevo dirlo. Il mio dolore è grande.
Se n’è andata una Donna fantastica.
Una Donna.
Un solo pensiero, oltre al dolore profondo: “Ciao Eli, mia sister, sei stata grande, sei stata importante, CI sei stata ed io non ti dimenticherò mai”.
Dedicato ad Elisabetta.
Una grande donna.
Oggi alle ore 15.00 inizia il primo incontro di Fed Cup, Italia – Spagna, quarti di finale.
ore 8.00 – arrivo allo stadio. So che sarà una giornata veramente difficile. Devo pensare a tutto ciò che riguarda le squadre, la Federazione Internazionale, il regolamento da rispettare, lo staff della security, gli ufficiali di gara, la cerimonia di presentazione delle squadre, la transportation dall’albergo a qui, l’alllestimeto del campo, il servizio di pulizia e tutti gli inconvenienti che si verificano in una situazione di “prima linea”.
Come da regolamento, le squadre hanno diritto ai pasti negli spogliatoi ad orari da loro stabiliti, così come la Federazione Internazionale, gli Ufficiali di Gara. Organizzo il tutto giorni prima e comunico all’organizzazione locale lo schedule dell’alimentazione (cosa veramente importante per gli atleti, ma anche un pò per tutti).
Devo pensare anche ai frigoriferi in campo, al consumo degli asciugamani… insomma a tutto ciò che riguarda la parte tecnica della manifestazione.
ore 9.00 – gli autisti sono tutti in ritardo. Dovevano arrivare alle 8.00. Comincio a chiamarli a casa (?!) uno ad uno, perdendo un sacco di tempo. Devo pensare alla cerimonia di presentazine delle squadre in campo. Ho le bandiere ma mi servono le aste. Le trovo, non so nemmeno come. Organizzo l’entrata in campo, infastidita dal vociferare (e sono solo le 9.00) di 18 raccattapalle che, in quel momento, mi hanno fatto amare Erode…
ore 10.00 – i pasti non arrivano. Mi rivolgo all’organizzazione locale e non ottengo risposte. I medici di entrambe le squadre minacciano di fare rapporto alla Federazione Internazionale… Ok, mando qualcuno a fare la spesa… non posso fare altro…
Frutta secca, panini rigorosamente con prosciutto crudo e formaggio, banane, coca cola, fanta, pasta in bianco, salsa di pomodoro a parte, olio d’oliva, cioccolata al latte e fondente, barrette energetiche, crostate di marmellata, gelatine di frutta, piatti & co.
ore 11.00 – il previsto servizio di sicurezza non arriva. Chiedo all’organizazione locale e mi rispondono che “arriveranno” (il tempo futuro in queste occasioni è deleterio).
ore 12.00 – Il caos regna sovrano: nelle zone riservate c’è il mondo intero, non si capisce più niente. La gente entra con prepotenza, utilizzando la fatidica frase: io posso entrare, mi manda Picone…”
ore 13.00 (e sto omettendo una serie di cose) – le giocatrici sono tutte incazzate per il cibo che faceva decisamente schifo (di solito c’è un catering che pensa a tutto… di solito). I Giudici di linea non trovano le scarpe da indossare perchè “non si trovano più”. chiamo la Lotto, rintraccio il distributore di zona e,a tempo di record, riesco a farmi portare il materiale “scomparso”.
Il DJ mi dice che non ha gli Inni Nazionali dei due Paesi (cazzo santo, ma fai il DJ nella vita, e già non lo considero un mestiere, vuoi almento portarti gli Inni???). Nel casino più totale, riesco a scaricarli (ops, non si dovrebbe dire), i raccattapalle corrono ovunque (quanto AMO i bambini in queste occasioni), all’ufficio accrediti non si trovano svariati nominativi e quindi corro a risolvere la situazione sul posto, la gente si accalca all’entrata (ovviamente all’ultimo minuto) per avere i biglietti ed i relativi pass… Intanto, comincio ad organizzare la cerimonia di presentazione. Dal nulla, appare un signore che mi dice che tutte le giocatrici dovranno portare un mazzo di fiori…. Cazzo, come un mazzo di fiori!?!?! Vado a controllare e subito noto che, in ogni mazzo, c’è una targhetta pubblicitaria. “Non si può fare” rispondo “le eventuali sponsorizzazioni vanno preventivamente autorizzate dalla Federazione Internazionale. ” e va buò, signorì… è solo no mazzo de fiori”. Chiedo agli inglesi e, in via del tutto eccezionale e soprattutto dopo la giornata di ieri, mi danno l’ok.
ore 14.30 – fra 15 minuti inizia la diretta su. Gli Ufficiali di gara sono già pronti per l’entrata in campo, i raccattapalle sono ovunque. Bisogna recuperarli. (Erode non è stato poi cosi pazzo, no!?!?!)
ore 14.45 – Escono le giocatrici dagli spogliatoi, c’è molta tensione. Porgo a tutti il mazzo di fiori, le metto in riga e la cerimonia inizia. Mi sento un pochio sollevata, la manifestazione è iniziata, malgrado tutto. Cosa potrebbe mai succedere ancora?!?!?!? Oramai sono in campo. Il dado è tratto.
ore 15.00 – la cerimonia non ha incontrato ostacoli… Tiro un sospiro di sollievo… ora tocca a loro….Ora non ci saranno più imprevisti. Ora mi godo il frutto del mio lavoro…
Ma il destino è beffardo…
ore 15 e qualcosa – fuori piove forte. Io penso ” e chi se ne frega, tanto è una manifestazione indoor…”
ore 15 e qualcosa in più di prima – la partita viene fermata perchè piove anche sul campo…
Cominciamo ad asciugarlo, utilizzando tutti gli asciugamani… la partita viene interrotta…
QUESTO E’ IL PRIMO CASO DI INTERRUZIONE DI UNA PARTITA INDOOR A CAUSA DELLA PIOGGIA…
Mi accascio su una sedia e rimpiango di non aver fatto la fioriaia nella mia vita…
Dopo alcuni interventi da parte della Protezione Civile, le partite riprendono.
Oggi ne abbiamo perse due.
Domani ci aspettano altre tre partite e spero che il Vesuvio non erutti… (magari portebbe farlo martedì mattina, no?!?!)
(Domani le partite verranno riprese da RAI SPORT, a partire dalle 13.30 e se vedete una persona con in mano asciugamani, cioccolata, ghiaccio e banane, quella sono io ma, vi prego, guardatemi con occhi caritatevoli… abbiate pietà, toccate corni & co., statemi vicino…)
Un giornata di merda. Decisamente.
Avevo detto che la giornata sarebbe stata pesante, ma non pensavo che sarebbe stata a dir poco allucinante!
Ore 10.00 – visto il traffico intenso, decido di muovermi per andare al Comune ad allestire la Sala Consiliare.
Ovviamente pensavo di aver ottenuto tutti i permessi dovuti per accedere con un pulmino carico di materiale.
Ho pensato male.
Non so nemmeno come, riesco ad arrivare in Piazza del Plebiscito, litigando con una dozzina di poliziotti a cui, ovviamente, non era stato detto nulla.
Dopo svariate peripezie, riesco ad entrare nel Palazzo e, su indicazione del signore alla porta, mi avvio, insieme al mio staff, verso la meta.
Ore 10.30 – (solo 30 minuti per percorrere 50 metri) Ci perdiamo in meandri di corridoi e, alla domanda “scusi mi sa dire dov’è la Sala Consiliare?”, alcuni hanno risposto che non lo sapevano, altri mi hanno detto che non era lì e che dovevo andare in via “non so che cosa”.
(Cazzo santo, ci sono venuta due giorni fa e SO che è qui!!!)
Decido quindi di rompere i coglioni al mio “uomo all’avana” il quale, un pochino scocciato (mi viene subito in mente che gli stavamo facendo una cortesia), riesce a trovarmi e mi porta alla meta.
Ore 10.45 – Entro nella fatidica sala e vengo letteralmente travolta dallo staff del cerimoniale della Signora Sindaco in preda ad una collettiva crisi d’ansia.
Le api operaie, al confronto, sono delle fannullone…
Ovviamente con me c’era il rappresentante della Federazione Internazionale, cioè il detentore unico del protocollo della cerimonia. Inglese. Con lui, altri dirigenti. Sempre inglesi.
Ore 11.00 – L’inglese richiede alcune modifiche logistiche come, ad esempio, spostare (non togliere) la bandiera italiana per posizionare un backdrop proprio dietro alla sedia della signora sindaco…
Si è creato il panico… e la rivolta è iniziata…
Dopo svariati interventi da parte mia e nel pieno sbigottimento dell’inglese, riesco a far spostare il simbolo della nostra amata patria di ben 120 cm… un record…
ore 11.30 – Fra 30 minuti la cerimonia deve iniziare. E’ il protocollo inglese.
ore 11.50 – arrivano le squadre, la stampa è già tutta lì, il giudice arbitro internazionale è pronto… chi manca?
Ovviamente la padrona di casa.
ore 12.00 – regna il silenzio. Chiedo al capo cerimoniale e mi guarda senza dirmi nulla. Chiedo al mio “uomo all’avana” e non mi risponde. Chiedo all’addetto stampa comunale e si gira facendo finta di non aver sentito. Chiedo all’assessore allo sport e mi sorride facendomi sentire una deficiente. Infine chiedo all’uscere e mi risponde (benedetto!!!) che la signora sindaco “arriverà”.
ore 12.20 – la parte internazionale, da buoni stranieri, comincia ad indispettirsi, non riuscendo a capire il perchè di quella attesa.
Essendo io il punto di congiunzione tra loro e la realtà locale, comincio ad inventarmi qualsiasi cosa, cercando di dare un aspetto romantico a questi ritardi tipicamente italiani… (minchia che fatica…)
ore 12.30 – gli inglesi cominciano ad incazzarsi e mi guardano con fare interrogativo. Io vago per la sala in cerca di giustificazioni e di risposte…
“il Sindaco sta per arrivare…”
Il capo del cerimoniale mi scruta e la sua faccia impassibile mi fa vedere rosso. Vorrei massacrarlo di botte….
ore 12.40 – la signora sindaco arriva… tiro un sospiro di sollievo, guardo il giudice arbitro e le faccio segno che possiamo cominciare ma… la signora sindaco si ferma poco prima della sala consiliare per una intervista…
Decido di rassegnarmi.
ore 12.45 – finalmente la signora sindaco ci degna della sua presenza, si siede al tavolo degli oratori ed inizia a dire una considerevole sequela di cose scontate (ovviamente solo ed esclusivamente in italiano).
I fotografi sono solo per lei, nessuno guarda più le due squadre che devono solamente disputare un titolo mondiale.
Il cerimoniale comunale arriva all’orgasmo puro al suono stridulo della sua voce e la cerimonia prende un verso totalmente politico, anzichè sportivo e la parte internazionale ci guarda come se fossimo tutti degli animali rari.
Dette le sue quattro cazzate, la signora sindaco ci lascia, seguita da una scia di persone che le camminano accanto, sentendosi come gesù nel tempio.
Il protocollo internazionale viene comunque svolto ed io, finalmente riesco a respirare…
Oggi ho toccato con mano il potere politico.
Ma preferirei toccare sicuramente altre cose.
Oggi non provo molto piacere nell’essere italiana.
Fa parte del mio lavoro.
Lo so bene.
Sono anni che faccio sempre le stesse cose.
E lo so fare bene.
So di essere brava.
Generalmente sono una persona modesta, ma so di essere brava. E non poco. Ma non perchè io sia intelligente, solamente per esperienza.
In tutti questi anni ho acquisito un certo savoir faire, leggo la gente e so dove posso arrivare.
E soprattutto dove non posso.
In tutti questi anni ho vissuto situazioni pazzesche, confrontandomi sempre con la realtà territoriali. E’ vita ed esperienza. Milano, Livorno, Rimini, Teramo, Palermo, Reggio Calabria, Follonica, Prato e che ne so… tutta Italia, più o meno.
Ogni volta che arrivo in un posto, devo, per forza di cose, “lavorare” con il territorio che ho davanti.
Quanti anni sono?
Tanti, davvero.
Ho imparato a leggere le realtà, a non intaccare gli equilibri, ad ottenere le cose con garbo e decisione.
A Reggio Calabria sono andata a sdoganare del materiale con una persona che ha dovuto tirar fuori la pistola per ottenere del materiale che era “sparito”.
A Livorno per poco non mi arrestano per aver detto certe cose alla polizia, a Teramo non ho potuto organizzare cose semplicissime perchè non “autorizzate” preventivamente, a Rimini hanno chiesto l’intervento della forza pubblica per una situazione veramente banale.
Io lo so.
Io so che ogni città vive le proprie realtà.
Ed io mi confronto ogni volta e riesco ad ottenere quello che voglio, senza alterare gli equilibri.
Sono sempre molto preparata nel dovermi amalgamare con le realtà locali.
L’altro giorno sono andata al Comune di Napoli per organizzare la cerimonia di sorteggio per l’incontro di Fed Cup (la Coppa Davis al femminie) tra Italia e Spagna che si disputerà questo fine settimana.
La ITF (International Tennis Federation) detiene tutti i diritti organizzativi e tecnici, per cui io devo organizzare gli eventi, utilizzando il protocollo internazionale.
E questo protocollo è prettamente inglese, in tutto e per tutto.
E’ stato un incubo.
Alle 12 avevo appuntamento con l’adetto a non so cosa (amico di uno degli organizzatori locali) che mi doveva “introdurre” al capo del cerimoniale del Comune di Napoli, per poi arrivare direttamente alla Segreteria del Sindaco…
Un giro fantasmagorico, insomma.
Ma io lo so, sono abituata a tutto questo.
Ogni volta mi rassegno ed innesco dei meccanismi meramente di pubbliche relazioni.
E’ il mio lavoro.
Entro nel palazzo del Comune, mi metto in contatto con il mio “uomo all’Avana”, passo per ben 15 uffici addetti a no so quali protocolli , oltrepasso dei varchi praticamente invalicabili ed arrivo al Capo del Cerimoniale della Segreteria del Sindaco.
Arriviamo alla sala preposta, indico le necessità ed il protocollo del cerimoniale internazionale ed improvvisamente mi trovo in una situazione paradossale: comunico che il Giudice Arbitro della manifestazione deve necessariamente sedere al centro della tavola degli oratori e da qui… il baratro…
Il Capo del Cerimoniale mi attacca dicendo che su “quella” sedia potrà sedersi solamente il Sindaco, che loro devono seguire un “loro” cerimoniale, che noi siamo ospiti (e non è vero) e che dobbiamo fare cosi, altrimenti….
(minchia…altrimenti cosa?!?!)
Io mi ritengo una persona fondamentalmente ben educata e curo le pubbliche relazioni da una vita ma, di fronte a cotanta arroganza, non ci ho più visto ed ho formulato la seguente domanda: “Perchè lei e così arrogante con me, visto che sono qui per farvi un piacere e che, oltretutto sono una signora e nemmeno ci conosciamo?”
I leccaculo intorno a noi (e ce n’erano ben 5) sono sbiancati ed il silenzio ha regnato per ben 10, lunghissimi secondi….
“No, sa, signora … qui noi dettiamo le regole, qui noi facciamo come ci pare, qui noi decidiamo ed abbiamo nostro protocollo, il Sindaco deve sedere su QUELLA sedia, qui si fa così… qui…. bla, bla, bla, bla….”
Ero fuori di me, ma, l’esperienza mi ha fatto gestire questa situazione in un certo modo….
Riesco a concludere il protocollo del cerimoniale e me ne vado, soddisfatta del mio operato che, ancora una volta, aveva raggiunto gli obiettivi preposti,
Ma, accidenti, ma… da qui, si è scatenato il mondo!!!!
Ripercussioni politiche, ricatti che non sto a dire, telefonate al mondo intero, ricatti a livello economico… e non solo.
Tutto questo per una sedia. La sedia del Sindaco. Per chi doveva sedere su “quella” sedia in una manifestazione sportiva che nulla aveva a che fare con la politica, strano a dirsi…
Domani mattina alle 12 dovrò affrontare le conseguenze di tutto questo.
Ma una domanda mi nasce veramente spontanea: con tutto questo casino che c’è qui, e ce n’è davvero tanto, è mai possibile che ci si possa soffermare su una cosa banale come questa, tanto da far nascere un casino “politico” e di conseguenza economico?
Devo dire una cosa, la devo dire assolutamente e so che mi farò dei nemici…. ma perchè il vesuvio non erutta più?
Una bella colata e e poi ci costruiamo Disneyand (che, oltretutto Amelia la fattucchiera si troverebbe nel suo habitat naturale…)
E’ uno sfogo, lo so, ma vivo delle sitazioni veramente particolari ed ho ancora un’anima pura, malgrado la maggiore età e non riesco ad adeguarmi a situazioni simili.
Proprio non ce la faccio.
Domani sarà una giornata particolare.
Accidenti.
Ed io farò buon viso a cattiva sorte.
Ma l’immondizia rimane.
Ma siamo deciamente un popolo di artisti e navigatori…
Mah…
Ecco, fra poche ore parto per Napoli.
Ho la febbre, sono stanca morta e non mi va di partire.
Saranno 10 giorni veramente pesanti.
Che palle.

I’m back, I’m back…
Cosa non ho visto, accidenti! Che gran casino… Questa foto l’ho scattata dalla macchina con il mio cellulare. E’ sfocata ma, purtroppo, rende pefettamente l’idea.
Quello che mi ha particolarmente colpito, a parte l’enorme mole di rifiuti ovunque è la tranquillità apparente e la rassegnazione dei napoletani di fronte a cotanto spettacolo…
E’ una situazione di emergenza pura, guardi questa bella città e ti piange il cuore nel vederla in queste condizioni…
Mah…
Ho lavorato molto tutta la giornata, destreggiandomi tra prolissi direttori di alberghi che mi hanno mostrato, una ad una, le camere, le sale, le aree dedicate, i roof garden, i ristoranti ed ogni singolo angoletto del “proprio” castello e presunti manager di aziende operanti in settori pressochè sconosciuti ma con innummerevoli possibilità (l’ho sempre pensato: siamo un popolo di artisti!!!).
Il luogo dove avverrà la manifestazione (a proposito, io organizzo eventi internazionali) è a dir poco fatiscente e già so che dovrò farmi un gran culo (francesismo) da oggi fino al 4 febbraio prossimo per poi ritornare in apnea fino alla fine di maggio.
Ed allora, mi rimbocco le maniche, mi faccio forza, mi tappo il naso e vado ad incominciare…
[forza Miciastra, metticela tutta e vedrai che andrà bene...]
L’esame ecomammografico eseguito in scansione radiale e settoriale, con sonde ad elevata frequenza (7,5 – 13 Mhz), integrato con metodica Color, ha documentato bilateralmente un quadro di adeno-displasia mista di tipo prevalentamente fibroso con aree di addensamento stromale più evidenti nei QSE (quadranti superiori esterni) di entrambi i lati. In particolare si riscontrano le seguenti formazioni:
seno sinistro:
- serie di numerose microcisti disposte sui QS (quadranti superiori), la maggiore delle quali del diametro di cm 0,9 (invariata) – respiro di sollievo: qui tutto bene.
- formazione nodulare solida disposta tra i quadranti superiori del diametro maggiore di cm 1.3 negatica all’approfondimento Color (del tutto invariata) (pregressa agobiopsia del 9/10/06 con citologia deponente per fibroadenoma) – altro respiro di sollievo: bene anche qui.
- cisti disposta in regione periareolare del diametro di cm 1,2 – mi fa un pò schifo l’idea ma è innocua.
- alcune microcisti sui QI del diametro maggiore di cm 0,5 – figlie di quella di sopra.
seno destro:
- alcune microcisti del QSE (quadrante superiore esterno) del diametro maggiore di cm 0,4 (invariata) – respirazione quasi normale: tutto a posto.
- formazione nodulare solida del QI (quadrante inferiore) del diametro maggiore di cm 0,7, negativa all’approfondimento Color (invariata) – l’essere negativo all’approfondimento Color significa che non è vascolarizzata e quindi ci sono pochissime possibilità che si tratti di un tumore – battito cardiaco sempre più regolare. Andiamo avanti…
- formazione nodulare solida del QIE (quadrante inferiore esterno) del diametro maggiore di cm 0,9 (invariata); tale formazione mostra perifericamente la presenza di un polo vascolare. Utile un completamento diagnostico citologico. Tachicardia in netta ripresa e coglioni gonfi ai massimi livelli. Il completamento diagnostico citologico che viene richiesto altro non è che un ulteriore ago aspirato, poichè è stato trovato un polo vascolare. Ciò significa che presto dovrò farmi risbucacchiare la tetta destra ed attendere i risultati…
Ho voluto riportare l’esito dell’esame per tutti coloro che, nel post “Caro Babbo Natale” hanno manifestato interesse ed affetto.
Grazie a tutti di cuore.
BHE’… POTEVA ANDARE PEGGIO, NO?!?!?!
P.S.: Caro Babbo Natale,
lo sai che sei un poco stronzo?!?!?!?!
E’ sabato, non lavoro, c’è il sole….
Cosa voglio di più?
Vorrei riposarmi ma non possso, vorrei poter stare come dico io.
Ma non posso.
Non ho mai sopportato il “non posso”.
Mah…
Mancina.
Io sono mancina.
Molto mancina.
Completamente mancina.
La mia mano mancina (non è sinistra…è mancina!!!) si muove alla velocità della luce, è svelta davvero, mi aiuta in tutto quello che ho voglia di fare; è la mia compagna fedele, è forte, pronta a lottare in un mondo che ci è purtroppo contro.
Ci siamo abituate, io e lei, a risolvere tutto quello che ci capita davanti, con pazienza e tenacia.
Non ci abbattiamo quando la mattina facciamo il caffè e, istintivamente giriamo la caffettiera dalla parte opposta per aprirla..no!!! Che ce ne frega!!!!
E non ci importa niente quando, in bagno, non ci ricordiamo mai quale sia l’acqua calda o fredda e, assonnate, ci ustioniamo, se ci dice bene, la faccia!!!
E poi che sarà mai vestirci, metterci le camicie, con quei bei bottoncini, i jeans, sempre con i bottoncini che si allacciano tutti dalla parte opposta, le cinte, che non sai mai da che parte infilarle…ennò…noi siamo più forti, noi!!!
Poi usciamo di casa e, per chiudere la porta che ha, ovviamente, la serratura posizionata a sinistra e cominciamo a fare delle mosse strane, che se ci incontra il vicino pensa che stiamo avendo un amplesso con la porta…
No, noi ce la facciamo benissimo!!!!
E poi in macchina, che bello, diamo il meglio di noi stesse!
La mia mano mancina un pò si offende però, perchè, per natura, cambierebbe ben volentieri lei le marce, le verrebbe spontaneo, invece di stare lì, sola soletta a non far quasi nulla….
Ma poi scendiamo e passeggiamo insieme e si rilassa un pò tranne quando, per attraversare, guardo sempre dalla parte opposta… Che paure le faccio prendere!!!!
Andiamo insieme al lavoro e passiamo sopra al fatto che anche il mouse sia stato progettato per usarlo con la mano destra, che scrivere con la sinistra ci sporca la mano ed anche il foglio…
Ma cosa vuoi che sia!?!?!? Noi siamo forti, noi!
Io e la mia mano mancina le sentiamo poi delle belle in giro! Noi e le nostre mani mancine non abbiamo mai goduto di ottima reputazione, senza contare la storia che ci portiamo dietro. Sin dall’antichità la definizione di sinistra o di mancino è stata sempre associata a fatti e fenomeni negativi ed offensivi. Poi, col passare del tempo, si sono quindi creati tutta una serie di modi di dire che sono tutt’oggi utilizzati in molte lingue e culture mondiali.
La parola LEFT, in inglese, ha il significato sia di sinistra, sia di lasciato; in francese GAUCHE ha il significato di sinistra ma anche di goffo, sgraziato e difficile ed in tedesco LINKS significa maldestro; in italiano il termine SINISTRO viene anche utilizzato come sinonimo di incidente; la frase TIRO MANCINO (oltre al gruppo musicale, s’intende) si riferisce ad un gioco sporco, senza contare che, in passato i bambini mancini venivano costretti a scrivere con la mano destra, perché la mano sinistra era considerata quella del diavolo, e con gli anni poi perdevano l’uso della mano sinistra.
Ehh… quante ne passiamo io e la mia mano mancina!
Quando ci sediamo a tavola, i tovaglioli sono sempre dal lato sbagliato per noi ed i coltelli hanno solitamente la lama affilata al contrario, senza contare quelli specifici per il pesce. In quel frangente si che diventiamo spassose!!!!
E le forbici?
Ed i temperini?
E le penne stilografiche la cui inclinatura del pennino rende praticamente impossibile non macchiare il foglio?
E l’apertura del frigorifero e delle finestre?
I pulsanti dei comandi degli elettrodomestici?
Ed il ferro da stiro il cui filo è sempre posto sul lato destro?
Ed i tegami con il becco per versare?
Ed il cavatappi? Quanto siamo carine quando ci coordiniamo e ci mettiamo minuti sani per aprire una bottiglia!!!
Io e la mia mano mancina ci siamo dovute adeguare a questo mondo per noi fatto al contrario ed alle volte abbiamo dovuto chiedere aiuto anche alla mano destra, che però non è stimoltata al lavoro in team….
Tutto… noi facciamo tutto e di più ma una cosa, cazzo santissimo, una cosa proprio no….non ci riusciamo e non ci riusciremo mai ad usarlo…….
………………..è lui, l’infernale attrezzo……………..
………………..L’APRISCATOLE……………..
Capita, nell’arco della vita, di discutere.
A parte il fatto che penso fermamente non faccia mai bene, ma sono dell’idea che non sia affatto costruttivo. E’ inutile che mi si venga a dire che quei momenti servono comunque a chiarirsi, anzi, se possibile, penso peggiorino le cose.
Quando si discute, entrano in gioco meccanismi, a mio avviso perversi, che altro non fanno che far dire cose che escono dalla bocca in maniera sicuramente alterata e che vengono, sempre e comunque, fraintese.
Trasmissione e ricezione si trovano completamente su frequenze differenti.
I contenuti passano in secondo piano, dando immeritato spazio a stati alterati dell’animo, generando parole distanti dal pensiero originario e sfociando in incomprensioni e conseguente allontanamento dal contenuto reale. In aggiunta, lo stato emotivo genera solo rabbia e dolore.
E perchè tutto questo?
A che pro?
Dove porta veramente?
Vivere gran parte della propria vita in situazioni “alterate”, crescere con una visione totalmente sbagliata riguardo a questo e poi capire, pensare e decidere che tutto ciò non dovrà mai far più parte di te ma, ahimè, mai dimenticare che non dovremmo essere mai i soli a volerlo e, molto spesso, malgrado gli sforzi, ci si ritrova a vivere situazioni che non ci appartengono.
La colpa rimbalza dall’uno all’altro come una palla di gomma, di quelle che non si fermano mai e che non si riesce a prendere. Ed il passato di ognuno emerge, e quello che è stato ritorna, ed anche quello che sarebbe stato, che sarà e che potrebbe forse essere se…
Se…
Ecco, se….
Ma non ci fermiamo mai a quello che “è”.
Il “se” è ipotetico e quindi non reale, o quantomeno, non attuale ed allora perchè porselo?
Quale immensa paura celiamo nell’animo per farci arrivare a questo?
Cosa ci porta ad assegnare colpe agli altri?
Perchè non riusciamo ad andare “oltre” per raggiungere un traguardo oggettivo e soprattutto costruttivo?
Perchè quest’apnea?
Ma la stanchezza arriva, prima o poi.
La saturazione non ti fa respirare e l’apnea non può durare a lungo. Nasce il bisogno di tornare in superficie per prendere ossigeno, per sentire l’aria buona nei polmoni, per poter sorridere ancora.
La forza, in questi momenti, sta nel portare in salvo qualcuno e farlo respirare insieme a te.
Mood:
Happy &
Mmm…