E’ tanto tempo che non scrivo qui su questa mia pagina veramente privata, lontana da tutti e da tutto, il mio piccolo rifugio elettronico.
Ed è anche tanto tempo che non ci vengo, chissà perchè. Quando ho aperto questo blog, ero sicura che ne avrei usufruito alla grande, che sarebbe stata la mia valvola di sfogo, il mio angolo personale, in un certo senso una parte di me. E lo è, questo è certo, ma non so perchè è da un pò che non ci torno. Eppure mi manca. Ci sono giorni che non penso ad altro, che avrei voglia di sedermi e di dire quello che ho dentro. Ma non lo faccio. In questo ultimo periodo mi sono fatta prendere da troppe cose, o meglio, troppe cose mi hanno fagocitata letteralmente. Il lavoro, che in questo periodo è massacrante e chi mi conosce personalmente sa che non sto esagerando, mio figlio, che è fantastico ma che mi fa andare sempre di fretta, mia madre, altalenante ogni giorno che passa, mio fratello, intrigato in vicissitudini familiari estremamente complicate, una mia parente, costretta ad affrontare, a soli ventotto anni, un aborto terapeutico a causa di un cancro maligno al seno. Io vengo dopo tutto questo e so perfettamente che non è poi tanto giusto. Sto reggendo situazioni difficili, ménage complicati, alla costante ricerca di equilibrare sempre tutto. Ho mal di schiena. Ho un dolore acuto alla base del collo che mi atterrisce, mi si bloccano le braccia, non riesco a dormire bene e faccio anche sogni tremendi in cui degli extraterrestri mi devono iniettare un liquido letale e devo andare a morire in Giappone…
Sono una persona con una parola sola ed ho sempre aiutato chi mi ha chiesto una mano. Ultimamente, un amico del nord è venuto a Roma a causa di una serie di problemi personali. Mi ha chiesto una mano ed io, per la prima volta nella mia vita, non ho fatto praticamente nulla. Mi è dispiaciuto molto e mentre stavo in Sardegna per lavoro, non ho fatto altro che pensare a questo. Questa non sono io. La miciastra che io conosco è sempre stata diversa, non mi piace la miciastra di oggi.
Giraffa e Ibi mi chiedono come sto. Non lo so proprio. Veramente. Cerco di guardare avanti, mi faccio forza, sono un leone e da leone vorrei comportarmi. Ma, alle volte, mi accorgo che mi mancano le unghie, che non riesco a cacciare, non ce la faccio a stare sdraiata al sole, che non individuo la preda e soprattutto che non sono il re della foresta in questo momento specifico e vi assicuro che non c’è peggio per un leone di sentirsi una pecora!
Ma dentro di me c’è ancora la miciastra di un tempo, nascosta non so dove, ma c’è. Io lo so. Avrei voglia di andare un giorno al mare e di mangiare al sole, guardando le onde che vanno e vengono, avrei voglia di respirare a pieni polmoni l’aria colma di salsedine o di iodio, come dice sempre mia madre, avrei voglia di sentire la mia voce ed ascoltare le cose che dico ed avrei voglia di dire cose carine, che mi potessero, in qualche maniera, far ridere.
La miciastra che è sempre stata in me, ultimamente mi ha dimenticata in qualche angolo sperduto delle strade di Roma e mi sento un pò persa, un pò strana, un pò male.
Spesso mi dico – dai, stai calma, passerà -ma le mie stesse parole non mi tranquillizzano affatto.
Ma io sono miciastra e spero che MICIASTRA tornerà ad essere se stessa, prima o poi. Meglio prima che poi, perchè non so per quanto ancora riusciurò a reggere questa situazione.
Dedico queste parole a Miciastra, con la speranza che tutto ciò possa servirle per un prossimo giro di boa.
Giornata lunga, interminabile, faticosa, insomma di merda, ma pur sempre vissuta, no? [e di che cazzo mi lamento, quindi?]
Mi alzo alle sei e quarantacinque perchè voglio fare la doccia e lavare la mia chilometrica chioma che richiede tempo ed energie e, poichè io sono poco femmina in senso di parrucchiere, estetista, e miracoli vari, è meglio che mi dia da fare un tantino perchè rischio di assomigliare al cugino IT [che, tra l'altro, adoro alla follia ma mi rendo conto che l'assomigliargli non agevoli i miei rapporti interpersonali, soprattutto quelli lavorativi, anche se poi, nel profondo, non me ne frega un beato cazzo, ma devo pur vivere qui tra gli uomini e poi gli eremiti non li ho mai capiti , anche perchè io devo parlare anche con i pali del telefono (esistono ancora?!?!)... [RESPIRO]].
Alle otto sono già in ufficio, accendo il pc e mi metto a chiacchierare con Max, il ragazzo che fa le pulizie . E’ una bella persona, ci parlo sempre bene, di un pò di tutto ma mi accorgo che, già da tempo, il discorso va a finire sul suo lavoro e di quanto lui si senta umiliato nel farlo. E tutte le volte non perdo occasione per raccontargli che, ad un certo punto della mia vita, appena scappata di casa alla tenera età di diciannove anni, mi sia messa a lavare le scale dei palazzi per pagarmi i corsi di psicologia integrativi alla facoltà che frequentavo e di informatica ed anche per l’appartamento che condividevo con un mio ex [e qui dovrei aprire una parentesi su 'sto argomento ma è meglio tacere, per ora].
Sebbene di famiglia di estrazione alquanto borghese, vissuta nell’estemo benessere con tate, governanti & co., villeggiature rigorisamente a Cortina, scuole private e tutte queste belle cosette, i miei genitori mi hanno sempre dato le “misure” giuste per capire la vita e le persone; mi hanno insegnato la coerenza ed i doverosi “bagni d’umiltà” che ognuno di noi dovrebbe periodicamente fare a scopo terapeutico e propedeutico. Ed è questo che, ancora oggi, continuo a fare e penso fermamente che molte persone dovrebbero dedicarsi a quest’attività. Ma ho constatato che è cosa di pochi…ahimè…
Dicevo, essere in uffficio alle otto significa che il tempo non passerà mai e poi mai e, considerato il fatto che non ho assolutamente voglia di applicarmi, questo tempo so che sarà infinito.
Oggi mi hanno offerto di passare in un nuovo settore. Presto, su sky, avremo un canale monotematico dedicato al tennis e hanno richiesto la mia collaborazione. Mi hanno detto che dovrei curare i rapporti internazionali. Ciò significherebbe lasciare tutto quello che ho fatto fino ad ora e iniziare una nuova vita lavorativa. Ho già lavorato per la rai e mediaset e non sarei proprio l’ultima ruota del carro, ma non ne ho tanta voglia, non voglio impegnare troppo il mio tempo perchè ora dipende dalle condizioni fisiche di mia madre.
In un altro momento, quest’offerta mi avrebbe fatto vacillare dalla felicità, ma oggi è diverso. So bene cosa significhi lavorare in una produzione televisiva ed il mio tempo, soprattutto ora, è altamente prezioso e selettivo.
Ho detto che ci penserò, ma non so quanto.
Torniamo alla mia giornata. Non so perchè scrivo tutto questo ma lo faccio ugualmente.
Per far passere il tempo, decido di “archiviare” i mie files, che poi, parlando in italiano, dovrei dire file, o meglio, archivi o che cazzo ne so io in questo momento. Dunque, io odio archiviare, sono una degna figlia del futuro e penso fermamente che sia inutile ammassare carte, e, visto che oramai arriva tutto per email e che quindi resta, decido di buttare tutte quelle innummerevili carte che ho sulla scrivania, facendo, al tempo stesso, la felicità di Max che dovrà portar via sacchi e sacchi di niente …
Le quattro arrivano ed esco a mò di furetto dall’ufficio per andare da mia madre. Oggi le cucinerò le scaloppine al limone e le patate lesse, oltre ad altre cosette prettamente casalinghe.
Solamente venticinque minuti di traffico e sono da lei. La trovo in poltrona, vestita, che guarda la televisione. Mi piace vederla così e ripenso a quante volte l’ho criticata per il suo stare perennemente a guardare programmi di merda.
Vedi come cambiano le prospettive?
Cucino , riordino, le faccio l’iniezione, metto a posto le orchidee, sistemo la cucina, parlo con lei e… sono già le sette. Io devo scappare. Ho troppe cose da fare.
Ho un figlio di tredici anni che mi aspetta a casa e lo devo aiutare a fare i compiti, poi devo preparere la cena, poi stirare poi… poi…poi… e poi… nemmeno Mina è come me [questa è profonda e per pochi intimi!]…
La mia vita è tutta un poi. Alcmena mi potrà ben capire, vero? Essere pressochè soli con un figlio non è cosa facile per nessuno.
Fino ad ora non ho mai parlato di lui ed intendo perseverare in questo per una questione di rispetto nei suoi confronti.
Mio figlio mi chiede di passare a ritirare il suo libro di latino in libreria e, sfidando gli elementi ed il traffico romano che, a quell’ora assomiglia all’inferno di Dante, arrivo alle sette e venticinque ma il libro non è ancora arrivato.
Torno a casa e mi dedico alla lezione di religione sul sacro romano impero d’oriente ed occidente, alle conseguenze religiose, alle Crociate, a Liszt, alle sue opere, all’algebra che mal si assesta con il mio vivere, etc…
Sono esausta, preparo la cena, involtini ed insalata e poi stiro mentre guardiamo una stronzata su canale cinque…
Il mio cellulare oggi non ha squillato quasi mai, tranne un graditissimo ed alquanto inaspettato “buongiorno” di questa mattina, ed un mio “…bello ed inaspettato il tuo buongiorno… buongiorno anche a te” e ad un successivo “… arrivo quando meno te lo aspetti… quando veramente serve… e lasci la porta aperta… Ti abbraccio”
Quest’abbraccio mi ha riempito la giornata….[grazie]
Ora sono qui in salone, mio figlio dorme sereno… tutto tace, purtroppo, ma io ho già vissuto questi momenti, come quando ho partorito e quello che era il mio mondo fino ad allora, si è improvvisamente volatilizzato. Le persone fuggono da ciò che non comprendono perchè hanno paura di non esserne all’altezza. Certo è che uno sforzo sarebbe sempre gradito…
Ma, in fondo, non mi importa. Io sono io. Io sono stata in silenzio in momenti in cui altri affrontavano momenti difficili della loro vita. Ho sopportato in virtù di tanti fattori, ho mandato giù tutto, ho pianificato la mia vita già tanto complicata, senza fiatare, consapevole del momento che stavo vivendo, affrontandolo con umiltà e precisione.
Ripeto, io sono io e non posso pretendere che gli altri siano come me. E’ totalmente sbagliato.
Il mio gatto tenta di azzannarmi le gambe, vuole giocare ma io non me la sento.
Sono sola, molto sola, veramente sola ma sono io.
Nel bene e nel male.
Va bene così.
Però ho voglia di piangere.
E non è nemmeno poca.
Minchia quanto ho scritto… chiedo scusa…ma mi capita così…
Con oggi inizia la mia nuova vita, fatta di orari, di chilometri da fare ogni giorno, di visite mediche, di piatti da cucinare, di massaggi, di animi da tirar su, di sicurezze da trasmettere.
E’ incredibile come la vita possa cambiare repentinamente, come i colori diventino improvvisamente opachi e l’aria pesante.
Mi guardo intorno e mi sembra tutto così diverso, un pò ovattato ed un pò troppo nitido, niente di equilibrato.
Sono testimone unico di una comunicazione datami dal chirurgo che ha effettuato l’operazione a mia madre.
“Il cancro era al terzo stadio ed abbiamo trovato metastasi nei linfonodi (per la precisione 14 su 19 esaminati e tolti), e, purtroppo, non possiamo sapere se sono andati da altre parti. E’ certo che dovrà fare una terapia chemioterapica e radioterapica per almeno sei mesi, una volta a settimana e speriamo che si riesca a fare qualcosa. La statistica ci insegna che queste situazioni non portano a nulla di buono.”
Da qui, la mia fatidica domanda, quella che si sente nei film, quella che suona anche un pò retorica e cretina: ” Se tutto dovesse andare male, quanto tempo le resta?
E la conseguente triste e dura risposta:” Un anno”.
Quanto dura un anno? Cosa si può fare in un anno? Come posso farcela io, da sola, a farmene una ragione, a supportare ed accompagnare mia madre in questo dolore senza farle capire niente? Come posso “ingannare” una donna laureata in farmacia, che ha lavorato per quarant’anni in ospedale, sposata con un chirurgo e vissuta nel mondo medico? Come posso non far capire a mia madre quello che l’aspetta ed allo stesso contempo “giustificarle” tutte le cose che le accadono? Come ce la farò a vedere un’amazzone perdere le sue forze fisiche e mentali giorno per giorno e mantenere il sorriso sulle labbra, sminuendo le situazioni e trovando a tutto una spiegazione logica e lontana da effetti del cancro?
Io proprio non lo. Davvero non lo so. Non lo so, cazzo.
Oggi, dopo l’ufficio, sono andata da lei, le ho levato i cerotti sulla pancia, l’ho convinta a farsi una doccia, le ho lavato e pettinato i capelli, ho predisposto la cena e poi, in trenta minuti, sono andata dall’altra parte della città dal medico di base, per farmi fare tutte le ricette. Sono uscita di casa alle 8.00 e rientrata alle 20.15, poi la cena, se così la si può definire, poi ho dovuto stirare. Poi tutto il resto della mia vita, che è ben piena, credetemi.
In questo periodo ho avuto il tempo di riflettere a lungo su tante cose, tante persone e tante situazioni.
Ho deciso di allontanare dalla mia vita tutte quelle persone a cui ho dato tanto e che negli ultimi tre anni (ma per una persona anche negli utimi trent’anni) non mi hanno dato un cazzo. Basta, ho deciso di “scremare”, mi scuso per il termine, ma rende. Scremerò tutti coloro che, in questo momento non sapranno starmi accanto. E’ arrivato il momento di “pretendere” qualcosa da tutti coloro a cui io ho dato tutta me stessa, spesso anche restando in silenzio, che ho aiutato, sopportando e supportando tutto, senza fiatare, sommessamente, ma sempre attiva e presente.
Chi non saprà starmi accanto in questo momento, bhè, mi spiace ma verrà immediatamente allontanato dalla mia vita, anche se questo comporterà un forte dolore ma ho troppo bisogno di calore, di comprensione e di amicizia.
Ho spesso ricevuto tanta indifferenza e superficialità, egoismo e stronzaggine ed ho deciso di mettere un bel punto.
Altrimenti non potrò farcela. E’ una questione di sopravvivenza.
E poi mi sono anche rotta tremendamente il cazzo di comprendere sempre gli altri, di giustificarli per il carattere, per il vissuto, per tutto. Il carattere, il vissuto ed il tutto ce l’ho anche io.
Vado a dormire, questa mattina mi sono svegliata alle cinque e domani alle sei sarò già in piedi. Ed avrò una lunga giornata da vivere. Forse anche da sola, ma devo farlo.
Una cosa è certa: mi sento male, sola, triste, impaurita ed incazzata.
Forse ho solo un anno davanti da vivere insieme a mia madre e non intendo sprecarlo.
Metto questa mia foto perchè mi ricorda un momento bello ed anche perchè oggi mi sento uno straccio.


Forse per farmi coraggio, non so. O forse per riempirmi il cuore.
Questa mattina guardo le fotografie che ho nel mio computer.
Le guardo e le riguardo e penso a tante cose passate. E’ incredibile come la paura di perdere qualcuno ci faccia ricordare cose apparentemente dimenticate o messe da parte in qualche meandro dell’anima, qualora esistesse.
In questo periodo la mia mente vaga autonomamente tra i ricordi e rivivo momenti intensi, frasi dette, situazioni incredibili. Alle volte vorrei fermarla ma non ci riesco; lei vuole ricordare tutto e non si ferma mai, nemmeno la notte.
E la notte non è più fatta per dormire, per riposare, per ricaricare la mente ed il fisico. No, non dormo più.
Mi soffermo su questa foto che ho sempre amato particolarmente perchè è lei, il suo sorriso è ancora quello, lo sguardo, malgrado gli anni, non è cambiato affatto e perchè sono anche io e, sommessamente vorrei essere io a dover vivere tutto questo al posto suo.
Mi sveglio troppo presto come, d’altronde, mi capita da un pò di tempo a questa parte.
Guardo fuori. Il giorno sta arrivando ma già capisco che il tempo non sarà dei migliori. C’è aria di pioggia e completa mancanza di vento.
Quest’estate ho preso la decisione di non usufruire più di collaborazione domestica, sia per motivi economici ma anche perchè non mi va di regalare soldi e di ritrovarmi con la casa non pulita per quello che spendo.
Quindi spolvero il salone, lavo la cucina, metto in ordine le cose stirate ieri sera ed esco di casa alle 7.50.
Oggi è venerdì e vicino a casa mia c’è un mercato molto carino, dove trovo un pò di tutto a prezzi accessibili.
Mi sono sempre piaciuti i mercatini, mi rilassano, mi piace contrattare, parlare con la gente, trovare cose strane. L’ho sempre paragonato al paese dei balocchi dei bambini.
Dovrei andare in ufficio presto perchè ho molte cose da fare per la Coppa Davis a Montecatini Terme la prossima settimana, anche se non andrò più.
Oltretutto, questa mattina sono stata deliziata dall’arrivo anticipato del ciclo, quindi ho la pressione sotto i tacchi.
E non solo quella.
E’ tanto tempo che non vado al mercatino e decido di farci un salto perchè ho un bisogno estremo di respirare, di distrarmi, di pensare a cose futili, di comprarmi una cazzata, di sentirmi come un bambino nel paese dei balocchi, di annullare i pensieri, di perdermi nel nulla.
E così faccio.
Arrivo e posteggio subito, vista l’ora. I banchi non sono ancora del tutto allestiti ed i gestori parlano a voce alta; qualcuno ha in mano un bicchierone di plastica con il cappuccino, altri scaricano la merce dai camion, altri ancora leggono il giornale. Il cielo è plumbeo e non presagisce nulla di buono.
Cammino, guardo, provo a rovistare sul banco di Luca, compro un golfino viola. C’è una giacchina nera per la mezza stagione che mi piace abbastanza. Cerco la media, la provo ma ho il giropetto troppo grande e passo alla taglia successiva. Mi stringe un pò sul seno. Accidenti, provo la XL ma e decisamente immensa e non mi si vedono più le mani. Ok, prendo la L e me ne vado via inveendo contro le mie tette troppo grandi.
Continuo a camminare e mi fermo al banco della porcellana bianca. Non so se mi attira tutto quel bianco o la porcellana, ma resto lì, ferma, a guardare.
Proseguo il mio cammino ed improvvisamente mi sento qualcosa al petto, mi gira la testa, mi chiedo cosa ci sto a fare lì, la gente intorno mi dà fastidio, il rumore del traffico mi penetra nelle orecchie. Devo andare via, non me ne frega un cazzo di stare qui, ma perchè ci sono venuta? E dove vado? Cosa faccio? Che senso ha tutto questo?
Squilla il cellulare. E’ IM che mi dice che la batteria della sua macchina è completamente a terra. Menomale che mi ha chiamata. Mi ha distolto da una imminente crisi di panico. Decido di passare dal meccanico, prendere i cavetti e di andare da lui ma poi riesce a risolvere con il portiere.
Vado in ufficio, così tengo la testa impegnata e penso di meno.
Lunedì mia madre verrà ricoverata per l’intervento chirurgico ed io devo accumulare più forza possibile.
Mi sento già sfinita e sono solo all’inizio di questa brutta avventura.
Giornata strana, quella di ieri.
Giornataccia, oserei dire. Accade che tu sia molto indaffarata con il lavoro, che dovrebbe essere molto più tranquillo in questo periodo ed invece non lo è affatto, con le cose di casa, le lavatrici da fare e la roba da stirare con il caldo che fa, con le persone, tutte isteriche, tutte iper attive malgrado il periodo, con tutto, insomma.
Accade che ti incazzi con l’orda di email che ti arrivano e che, in giornate in cui l’unico posto dove dovresti veramente stare è il mare, ti indispongano al massimo. Accade che realizzi che sei stanca, che sei l’unico essere umano a Roma ad essere ancora bianco come una medusa, segno, questo, che la spiaggia non l’hai vista ancora…
Accade che i colleghi ti infastidiscano, con le loro cazzate, con i litigi inutili, con le falsità, con lo scarica barile continuo e costante e pensi che, se non avessi bisogno di lavorare, ti alzeresti dalla sedia, prenderesti la borsa ed elegantemente te ne andresti via, in silenzio, senza girarti più…
Accade di leggere per caso una email scomoda, in cui una persona che reputavi quasi amica, cerca di rovinarti la vita …
Accade che il tuo capo si comporti come un bambino piccolo e faccia i capricci e che tu lo guardi senza capire fino in fondo cosa voglia veramente, e pensi, allo stesso tempo, a quanto sia inutile tutto questo.
Accade che tu debba partire per un altro lavoro e che nessuno ti spieghi cosa dovrai fare e ti senti di andare allo sbaraglio e non ti piace perchè sei abituata ad altro. Accade che ti arrivino degli sms da parte di una persona che hai deciso che non dovrà far parte della tua vita, perchè appena l’hai conosciuta ti ha detto che “niente e nessuno mi stupisce, mi stimola più” e da questa frase tu hai capito che a trent’anni tutto questo è molto triste ed anche di essere decisamente diversa da lei e che il sole e la luna ancora riescono a trasmetterti qualcosa.
Accade che ti manca tuo fratello, che non lo senti e non lo vedi da due mesi e che non puoi far altro che rispettare il suo silenzio perchè sei cosciente che sta passando un periodo di merda con la compagna che non gli fa vedere il bambino, che, alla fine, sarebbe anche tuo nipote.
Accade che l’ amica di sempre che ospiti a casa da ben due lunghissimi anni, diventi soffocante, ammorbante, ingombrante e che tutto quello che dice e che fa, diventi un macigno per i tuoi nervi, anche se le vuoi un bene immenso.
Accade che tu debba necessariamente fare un viaggio in giornata e che l’intraprenderlo ti getti nel panico perchè riversi tutta la tua ansia in qualcosa di astratto ed accade che nella borsa tu senta il bisogno di mettere il pasaden, cosicchè, in caso di panico sull’autostrada, tu possa ricorrere ad un riparo e al tempo stesso, questo gesto, ti butti nella tristezza più pura perchè è il segno tangibile che non sei più come un tempo, che qualcosa dentro di te è decisamente cambiata in peggio e di come le paure, ora, abbiano sempre di più il sopravvento e questo ti ricolleghi subito ad un pezzo di vita passata da tanto tempo, che credevi di aver superato ed invece non è così.
Accade di sentirmi inutile, sola, di guardarmi intorno ed improvvisamente ed inspiegabilmente di giustificare il gesto che mio padre ha fatto tanto tempo fa, togliendosi non tanto elegantemente di torno.
Accade che il mio amico del cuore mi telefoni e mi dica che è sterile, che non potrà avere bambini e che si sente morire dentro.
Accade di aver la voglia di ricominciare tutto altrove, tra gente che non sa nulla di me, del mio passato così troppo vissuto, che non conosce la mia anima nera che vive dentro di me, che mi accompagna da troppo tempo; quest’anima che non amo, che mi fa sentire sporca, dalla quale vorrei staccarmi ma so che farà parte di me per sempre e solo l’amore potra tenerl a bada.
Accade che io abbia paura di amare, di affrontare il mio percorso.
Ma, poi, arriva una telefonata da lontano. E’ Claudio, il figlio di Gaspare. Gaspare lavora con me da 100 o forse 1000 anni. Lui è il mio uomo al Foro Italico. Lui gestisce il magazzino, lui è uno dei tanti che vive dietro le quinte ma fondamentale per tutti.
Gaspare, dopo Il Master Series di Roma non è stato bene. Ha fatto degli accertamenti ed hanno trovato un cancro al cervello grande come una palla da tennis, tanto per restare in tema.
L’ho chiamato quindici minuti prima che entrasse in sala operatoria e mi ha detto che era fiducioso, che aveva passato momenti peggiori (?) nella vita e mi ha esortato ad essere forte.
Sette ore di operazione. Al risveglio, parte sinistra paralizzata ed altre complicazioni. Il cancro al cervello non genera metastasi ma si riproduce quasi immediatamente. Claudio, il figlio, mi ha preparata al peggio. Ma al peggio non ci si prepara mai. Giorni di attesa, lenta ripresa.
Dua giorni fa, l’ho chiamato e mi ha detto che Gaspare stava meglio ma che non sarebbe arrivato comunque ai prossimi Internazionali di Tennis e che i medici avevano deciso di non ricorrere alla chemio e radio perchè sarebbe stato inutile.
Cronaca di una morte annunciata. Noi esseri umani dobbiamo sempre preparaci ma poi, quando arriva il momento, non lo siamo mai.
Ieri mattina mi chiama Claudio. Ho risposto al telefono dell’ufficio ed era lui. Ho capito subito, immediatamente. Gaspare ha avuto un embolo. Meglio così, mi sono detta. Ma il dolore era tanto. Cazzo. Era così fiducioso, così tranquillo. C’è gente ignobile che campa troppo. Ha ragione dyo, dio è morto o forse non c’è mai stato.
Ho finito le mie cose, quasi in trance, poi sono andata dall’estetista, quasi a voler esorcizzare la notizia.
Lì, mi arriva una telefonata da mia cugina. E’ morto suo padre, Livio Orazio, noto pittore contemporaneo, grande persona. Ha fatto parte della mia infanzia e pre adolescenza. Fissata fin da piccola per le arti, andavo nel suo studio/laboratorio e passavo ore ed ore con lui, il Maestro. E’ così che l’ho sempre chiamato ed è così, che lo chiamerò per sempre. E mi parlava, mi spiegava le varie tecniche pittoriche e scultoree ed io lavoravo con lui, fiera di essergli accanto. Grazie a lui ho imparato a dipingere e, per anni, a fare di quest’arte un mestiere che mi ha dato da vivere.
Accade che ieri Gaspare e Livio Orazio mi abbiano lasciata e, improvvisamente, ho guardato il cielo e il mio “accade” mi è sembrato inutile, piccolo, ridicolo, stupido, misero.
Stasera brindo a due grandi uomini che mi hanno insegnato tanto.
Ciao Gaspare.
Ciao Livio Orazio.
Grazie.
Oggi è decisamente una giornata così.
Una bella giornata in cui la mia testa ha deciso di dedicare se stessa all’ipocondria.
Che bello!
Avverto i dolori più disparati che provengono da ogni parte del corpo e penso, ovviamente, alle cose peggiori al mondo.
Ho mal di stomaco da ieri – il mio cervello (se così lo si può chiamare): ” è sicuramente una gastrite/ulcera/cancro!” (Non penso, invece, agli ettolitri di alcolici che bevo!!!).
Ho mal di testa – il mio cervello (se così lo si può chiamare): “è sicuramente un ictus…oppure…un bel tumorino…” (non penso, invece, al fatto che sono davanti al piccì tutto il giorno e che sono decisamente sotto pressione).
Ho male all’ala iliaca sinistra da giorni – il mio cervello (se così lo si può chiamare):” è sicuramente qualcosa di grave come, ad esempio, il principio dell’artrite reumatoide” (Non penso, invece, al fatto che questa cazzo di pioggia che da giorni allaga Roma, probabilmente incide sui normalissimi reumatismi degli esseri umani).
Mi fa male il braccio sinistro – il mio cervello (sempre se così lo si può chiamare):…oddio!!!… un infarto!” (Non penso, invece, che da piccola sono stata ingessata per ben 4 mesi, aspettando la ricostruzione del callo osseo ed anche che l’incidente avuto qualche anno fa ha sicuramente peggiorato la situazione, accellerando il processo dei reumatismi di cui sopra).
E che palle!!!
Caro cervello (se così ti si può chiamare in questi frangenti),
la smetti di pensare? La smetti di massacrarmi i coglioni?
Grazie
Tua per sempre
Miciastra
Mi ci sono svegliata questa mattina…credo riguardi un pò tutti…credo.
Il ricordo di un amore
viaggia nella testa
e non c’è una ragione
quando cerchiamo quel che resta
è come un vento di passione
o una rosa rossa
il ricordo di un amore
ci cambia e non ci lascia
Se avessi avuto almeno un’occasione
adesso che so trovare le parole
ma il ricordo di un amore
continua a viaggiare nella testa
Il ricordo di un amore
lascia in bocca il sale
ed arriva dritto al cuore
senza nemmeno avvisare
è in una lettera d’amore
è nel canto del mare
il ricordo di un amore
ci parla e non ci passa
Se avessi avuto almeno un’occasione
adesso che so capire le parole
ma il ricordo di un amore
continua a viaggiare nella testa
Mood:
O-Oh…
Non dormo e penso.
E già questo è un male, a quest’ora.
Sono triste, sono le quattro del mattino e non ho sonno.
Serata piacevole, tanti amici a casa, cena deliziosa, alcolici a volontà e poi il freddo della notte, una bella camminata fino alla macchina, momenti irripetibili, irrinunciabili…
Sono sola, ora.
Sento il rumore del silenzio, pensieri sparsi ma forse uno solo.
Vorrei ma non posso.
Ora proprio non posso.
Ma lo vorrei fortemente.
Che notte, questa notte.
I pensieri spaziano ovunque.
Vorrei essere in una dimensione diversa e so che lì mi sentirei meglio, al sicuro, protetta.
Ma sono qui e devo lottare per ottenere ciò che voglio veramente.
Che notte, questa notte.
Vorrei uscire di nuovo e camminare, camminare nella notte, nel freddo e sentirlo…
Ma sono qui, scrivo seduta sul divano e fumo l’ennesima sigaretta.
Ho le gambe che scalpitano, il cervello che vola via da me ed una immensa tristezza dentro.
Sto qui, inerme, incapace di uscire e di camminare per ore, come faccio quando ho qualcosa che mi pesa nel cuore.
Non mi piace questa staticità, ma non riesco a muovermi, forse perché potrei creare un dispiacere, dell’ansia e preoccupazione.
Allora resto qui, scrivo ma non riesco a dire quello che ho dentro.
Sto ferma, immobile e guardo lo schermo, quasi incredula nel vedere queste parole che le mie dita fanno uscire fuori.
Se potessi, se avessi una bacchetta magica, farei poche cose, ma sostanziali.
Vorrei andare al mare in questo momento.
Il mare mi calma, mi dà forza, mi ricarica.
Ma sto qui e aspetto che venga domani.
E domani sarà migliore.
Io lo so già.
Che notte, questa notte.