Eccomi di nuovo nella mia bella Roma. E’ un lungo periodo di viaggi per me, mi sento un pò zingara.
Ma forse nulla arriva a caso.
Genova è una città incantevole, pulita, curata, che odora di mare in ogni suo punto e questo odore rende tutti diversi, più felici, oppure rende felice solo me, non so bene.
Ha dei colori tenui, quasi sbiaditi, forse un pò pastello che ben si amalgamano tra le montagne che scendono sul mare.

Bella davvero.
Ho passato giorni faticosi, impiegando le mie forze al massimo per un evento mondiale molto importante e mi ritengo soddisfatta di ciò che ho fatto. Sono brava nel mio lavoro e chi mi conosce sa che non sto affatto esagerando.
Ma ora sono qui ed avrei voglia di restarci per un pò ma so già che non sarà così perchè sono prossima ad un altro evento mondiale a Reggio Calabria e dovrò andare giù spesso per organizzare tutto al meglio.
Ma forse nulla arriva a caso.
Forse è meglio che il mio cervello ed il mio corpo non si fermino per il momento, per non lasciare spazio a dolori latenti che, come falchi, altro non aspettano che saltarmi addosso.
Quante parole si riescono a dire in un minuto?
A volte troppe, altre troppo poche, altre ancora messe alla rinfusa, oppure al posto giusto con l’unico preciso scopo di ferire, il più delle volte per cercare di spiegare e capire, ma per questi ultimi, non sempre accade.
Forse per capire le cose, basterebbe pensare alle parole che si pronunciano per comprenderne il vero significato, alla “parola” in sé e non alla definizione. Se solo pensassimo veramente alle parole che diciamo, avremmo una capacità di capire le cose molto più alta di quella che ci viene concessa dalle definizioni. Quante volte mi è successo di pensare a parole che uso quotidianamente ed improvvisamente non capirne più la definizione di comodo che ne viene data!
Acqua, A – C – Q – U – A
Luce, L – U – C – E
Amore, A – M- O – R – E
Ombra, O – M – B – R- A
In questi giorni le parole che ho più pensato, usato, ascoltato sono: Sonno, Pioggia, Tu, Freddo, Senza, Chiudere, Cosa, Allontanato, Sola, Mare, Dimmi, Più, Sensazione, Caso, Eclatante, Scusa, Cosciente, Leone, Perdere, Fine.
Diventeranno, parte integrante della mia vita, capitoli importanti della mia storia o si limeteranno solo ad essere delle definizioni?
E se le parole non esistessero?
Cosa succederebbe?
Gli eventi accadrebbero ugualmente, il sole sorgerebbe, la pioggia cadrebbe, il mare sarebbe blu, l’amore, l’affetto, l’odio, la paura, la solitudine esisterebbero…
Forse certe volte la cosa giusta da fare sarebbe tacere.
Ecco.
Oggi sarebbe la giornata giusta.
Oggi mi manca l’aria.
La giornata, dal punto di vista meteorologico non è granché e forse questo contribuisce a farmi sentire così.
Ma se ci fosse il sole, forse, sarebbe lo stesso. Forse.
L’estate, quella riguardante l’aspetto puramente vacanziero è finita e tutto riprende con quel ritmo lento che preannuncia l’inizio di una nuova stagione lavorativa e che aumenterà sempre più, fino ad arrivare alla prossima estate, per poi placarsi nuovamente.
Quest’anno non ho voglia di seguire il ritmo e mi manca l’aria.
Mi piacerebbe cambiare, vivere di nuovo qualche emozione lavorativa, svegliarmi con la voglia di andare, di fare, di raggiungere gli obiettivi giornalieri, di sentirmi meno inutile.
Invece ho la stessa sensazione di quando la mattina non avevo voglia di andare a scuola e trovavo mille giustificazioni per convincere i miei genitori a farmi restare a casa.
Oggi queste giustificazioni le dovrei dare solo a me stessa e l’incoscienza di quegli anni è oramai passata, lasciando il posto ad una strana coerenza ed onestà d’animo che in certi momenti detesto davvero.
Ed allora mi alzo e vado a lavorare.
Sento questo ritmo che incalza, lo avverto in continuazione ed io non ho voglia di ballare.
Vorrei sedermi difronte al mare e ritrovare quell’aria che oggi non ho e piano, piano trovare un ritmo tutto mio.
Mood:
Mmm…
Mi trovo in un posto particolare. Lo so ma ci sono quasi nata.
E’ certamente un posto per gente di élite. Forse anche oltre. Ci sono cresciuta in un posto simile. Ma io sono diversa.
Eccome.
Eppure i miei amici, quelli che considero come tali nel periorodo estivo, sono tutt’altro.
Vedo gente che si porta addosso chili di euro. Come si può considerare un prezzo equo un costume da 500 euro? E vedo cose che io non riesco ad assimilare.
La mattina, quando vado a comprare il pane ed il latte, mi affiancano persone in livrea. Quelle con le “crestine “, quelle che si vedevano nei film degli anni sessanta con Edwige Fenech.
Me la vivo come una cosa antica, ormai superata. Se ci penso bene, mi viene da ridere ma ogni mattina mi scontro con una realtà che proprio non mi appartiene. Eppure esiste.
Ma esiste ancora oggi? Me lo chiedo ogni mattina e guardo queste persone con una uniforme antica, che comprano il latte, il pane per altri che gli hanno fatto indossare quelle divise.
Non me ne capacito, ancora oggi.
In spiaggia parlo con i mieri amici che vengono dal Marocco, dal Senegal e dalla Tunisia.
Gente che fatica davvero, che sa cos’è la povertà, che vive e che soffre. Ma il sorriso è sempre presente.
Amo questa gente.
Io mi sento diversa da tutta questa melma che discrimina e che poi passa il pomeriggio in chiesa.
Amo questo luogo ma non mi appartiene, o meglio, io mi sento diversa.
E mi sento migliore.
…il cuore va innaffiato….
Parole che vagano nei miei pensieri da ieri e sono arrivate nell’anima. Non ci avevo mai pensato prima…
Improvvisamente ho una chiave di lettura su molte cose.
Ed è bello…
Mood:
Happy