Perché non ascolto più musica?
Vivevo di musica.
Perché non riesco più a leggere?
Amavo tuffarmi nei libri.
Perché non ho inseguito i miei sogni?
Pensavo di poter far tutto nella vita.
Perché mi sono lasciata andare?
Pensavo di essere più forte.
Perché mi sento addosso un grande senso di fallimento?
Questa è una bella domanda.
Come cambia la vita in 17 anni…
Quel giorno ero in tutt’altra faccenda affaccendata… e oggi mi guardo indietro è mi sembra impossibile che le cose accadute quel giorno, ora non esistano più.
Dopo una giornata passata a far valere il rispetto verso il prossimo, nella quale ho ritirato fuori la mia grinta di un tempo e, da gran signora quale sono, ho fatto notare che le porte in faccia non si chiudono a nessuno, qualsiasi sia il tipo di rapporto ma men che meno quando ci si trova dinnanzi ad una signora, bhè, posso dire che la mia giornata si sia conclusa degnamente.
Se poi vogliamo aggiungerci una cena improvvisata con mio fratello e suo figlio, il padrone di Cuchicco, serata in cui il mio amore piccolo mi ha chiamata “tia” e mi ha abbracciato molte volte, spinto dal budino al cioccolato, l’ovetto kinder ed innummerevoli altre leccornie, bhè, devo ammettere che la giornata la posso ritenere soddisfacente.
Bello sentirsi chiamare “tia”, bello aver preparato il budino al cioccolato, sperando nella venuta di mio fratello e cucciolo annesso, bello vedere il padrone di Cuchicco chiedermi: “Tia, mi dai un pemio (manca la erre) se mangio la canne (idem come prima)?” Bello vederlo girare per casa, per la prima volta senza paure, tranne quella per il mio gatto Ruggero, bello sentirlo ridere, giocare con mio figlio, bello vederlo partecipare alla serata in maniera autonoma, bello sentirlo chiedere la “ppada lase” (mancano la “esse” e la “erre”, come sempre) e subito dopo brandirla con foga ed eccitazione…
Bello tutto questo.
Mi fa bene al cuore.
Gli antichi greci pensavano che il carattere umano, e di conseguanza il comportamento, fosse il risultato di una mix di quattro umori o liquidi: bile nera, gialla, sangue e flegma.
La bile nera era un ipotetico liquido freddo e secco, quello della bile gialla era caldo e secco, il flegma era freddo e proveniente dal cervello ed il sangue, un umore rosso.
Di per sé ciascuno di questi quattro umori non veniva considerato come una malattia ma, se si veniva a creare un disequilibrio tra di loro, il risultato poteva portare proprio alla malattia ed anche alla morte.
Questi umori significavano quindi “stati d’animo” ed ancora oggi usiamo gli stessi termini per definire un carattere flemmatico, sanguigno, collerico o melanconico.
Già, melanconico.
La parola deriva dal greco melas, che vuol dire nero e cholé che significa bile.
Bile nera.
Ma la melanconia non è da considerarsi un liquido freddo e secco, piuttosto come uno stato d’animo, una venatura di tristezza che pervade il carattere e che lo rende silenzioso, introspettivo ma anche composto da una certa dolcezza di fondo.
La malinconia, invece, è un sentimento difficilmente spiegabile, inconsapevole, quasi indefinibile, che provoca una tristezza di fondo, il desiderio di un qualcosa che non si ha mai avuto e del quale se ne sente terribilmente la mancanza ed è da considerarsi come una lieve forma di depressione.
Dunque la melanconia è uno stato d’animo e la malinconia, un sentimento.
Quindi, se il primo è uno stato d’animo è, di conseguenza, temporaneo, mentre il secondo, essendo un sentimento è permanente. Giusto?
Ed io che oggi mi sento strana, apatica, triste, malinconica, silenziosa, introspettiva, pensierosa, depressa, desiderosa di tutte le cose che non ho, dove mi colloco?
Sono una persona malinconica oppure questa è solo melanconia? Temporanea o permanente?
Sono sull’orlo di una crisi di nervi oppure sta emergendo il mio senso artistico ed introspettivo?
Che liquidi, che umori ho io? E se non li avessi per niente? E se fossi semplicemente una persona triste?
E se i greci si fossero sbagliati ed a me oggi girasse solamente il culo nel verso sbagliato?
Mah…
E’ così che si chiama l’orsetto di peluche di mio nipote.
Cuchicco.
Un nome importante, anche se un pò difficile da pronunciare.
Eppure si chiama così, il pronipote del famigerato ”Teddy Bear” della mia infanzia.
Cuchicco.
Un anno e cinque mesi, due occhi meravigliosi ed una impressionante somiglianza a quella che ero un tempo.
Cuchicco.
Senza cuchicco non si va da nessuna parte.
Il cuchicco è il cuchicco e non si dicute.
E mentre lo vedo muoversi in casa mia per la prima volta da quando è nato, a parte il capodanno del 2007 in cui aveva solo pochi giorni, riesco a commuovermi come non mi succedeva da tempo.
E’ una storia come tante, quella di mio fratello. Incontra una donna, decidono di fare un figlio, realizzano che non sono assolutamente fatti l’uno per l’altra e, a sei mesi di gravidanza, decidono di “comune accordo” di lasciarsi, di continuare a vivere ognuno la propria vita ma con la consapevolezza e l’intelligenza apparente di allevare il bambino che verrà nel migliore dei modi.
Concetto fico, intelligente, moderno, intellettualmente di alto livello.
Purtroppo le aspettative non saranno così e, alla nascita del padrone di cuchicco, si scatena l’inverosimile, con attacchi diretti, indiretti, avvocati, polizia, carabinieri, denunce e chi più ne ha, più ne metta.
E’ passato un anno e mezzo e mio nipote oggi è venuto per la prima volta a casa mia.
Inutile dire che non mi chiama zia, che non sa chi io sia, che non abbia la ben che minima coscienza del legame che c’è fra noi, che non abbia gesti affettuosi nei miei confronti, che non mi si butti al collo.
In questo anno e mezzo ho cercato di aiutare mio fratello, di stargli accanto, di consigliarlo ed anche di trovargli un bravissimo ed alquanto fetente avvocato perchè, se guerra deve essere, è bene che lo sia ad armi pari.
Ho visto scene inenarrabili, situazioni incresciose e di una tristezza infinita.
Ho visto mio fratello piangere, annaspare nel buio, ricorrere a sedute di psicoanalisi, dimagrire a vista d’occhio ed arrendersi alle situazioni che la madre del padrone di cuchicco innescava solamente per motivi economici.
Solo per soldi.
Mio nipote non mi conosce per un problema economico.
Mio nipote non sa che mia madre è sua nonna solo per problemi economici.
Cone si fa ad anteporre i soldi all’affetto? Come ci si riesce?
Eppure succede. Quando non ti tocca da vicino, sembra che una situazione simile sia destinata solamente ad una certa tipologia di persone. Ma non è così.
Il destino è decisamente beffardo e potente.
Ma oggi mio nipote è qui con me, si aggira per casa, gioca con il mio gatto che, stranamente, come se avvertisse il disagio e decidesse di dare una mano, non si muove, lo scruta, gli si mette accanto, si fa toccare.
Il padrone di cuchicco lo guarda esterrefatto, lo tocca, lo odora, gli parla, esclama frasi ancora incomprensibili a noi poveri mortali ma che hanno un significato profondo per lui…e forse anche per il mio gatto, chissà…
Mentre lo osservo aggirarsi per casa, penso a tutto quello che, in un anno e mezzo, questo cucciolo ha già passato ed un brivido mi pervade la schiena al pensiero di tutto quello che dovrà ancora affrontare, oltre alla vita normale di ogni bambino.
Ma lui ce la farà, noi siamo forti e lui lo sarà ancora di più e poi non è solo…
Guardo cuchicco e segretamente gli chiedo di vegliare su mio nipote, di dargli il calore e la sicurezza che non ha ancora avuto, di accompagnarlo nei sui sonni e di rallegrarlo nei suoi giochi.
Cuchicco non lo abbandonerà.
Ne sono certa.
Ebbasta!!! Si, lo voglio scrivere tutto attaccato e con due bi, forse perchè in certi frangenti, la mia romanità mi aiuta ma anche perchè “e basta” non soddisfa la mia profonda incazzatura.
Ebbasta con tutta ’sta gente che si candida. Non ne posso più. Alla candidatura manco solo io ed il mio gatto. Mi arrivano sms, telefonate, email, volantini nella cassetta della posta da parte di gente conosciuta tanto tempo fa e mai più rivista, che mi saluta, mi chiede come sto (figurati che cazzo gliene frega…) e poi scatta la fatidica frase che detesto: “sai mi sono candidato e…” E chissenefrega!!!! La risposta standard che ho adottato è: “oh, non preoccuparti, ti voterò senza ombra di dubbio”. Roba che dovrebbero darmi una ventina di schede per mantenere le mie promesse di giuda. Ma, se vengo presa per il culo, ripago con la stessa moneta.
Mi sento bombardata, defraudata della mia privacy e poi… gli sms sul cellulare mi fanno lettealmente andare in bestia. Chi cazzissimo santo gli ha dato il mio numero di cellulare!?!?! Come ci sono arrivati?
Poi ci sono anche gli incontri di quartiere. Nel mio, ci sono almeno 10 candidati. Gente che fino a ieri ho incontrato al bar, dal panettiere, al mercato, nel mio palazzo e con le quali, al massimo, ci si è detti un buongiorno ed un buonasera. Adesso, improvvisamente, grandi sorrisi…”ciao come stai?”…. Come sto?!?! E che cazzo te ne frega di come sto? Mi hai mai chiesto prima come stavo? Ma chi ssei? (chiedo venia, ma quando sono incazzata, uso un gergo ed una pronuncia tipicamente romani, da qui le parole unificate e le doppie, oltre alle parolacce…) Ma come t’antitoli? (questa è difficilissima) Ma mi hai mai invitata a cena a casa tua? Ti se mai proposto di darmi una mano quando ne ho avuto bisogno?
Mò sei entrato in politica (entrare in politica… moto a luogo… mah… io entro dal panettiere), fino a ieri facevi il cazzone al bar con gli amici, ah…in quel bar che viene chiamato “San Patrignano” chissà mai perchè… ed ora, tutto ripulito, con la tua bella giacca e cravatta, credi di prendermi per il culo ed offendi la mia intelligenza, pensando che basti un “ciao come stai?” per farmi calare le braghe e votarti?
S-C-O-R-D-A-T -E-L-O
Ma chi siete tutti voi? Che programma avete? Cosa proponete per rimediare a tutto questo casino e malcontento? Come risolverete i problemi che ci affliggono? Cosa direte alle persone che campano, si fa per dire, con 800 merdosissimi euro al mese e che, per non sprecare l’acqua, quando aprono il rubinetto per sciacquare qualcosa, lasciano una bacinella sotto per poterla recuperare? Lo sapete voi che c’è gente che fa anche questo? Ve ne frega qualcosa della vecchina del quarto piano che la sera resta al buio per non consumare corrente perchè non ce la fa a pagare la bolletta? Come mi aiuterete a comprare questa casa dove vivo perchè, se non lo faccio, mi sbattono fuori e con quella miseria di stipendio che prendo non ce la farò mai?
Siete tutti spuntati dal nulla, improvvisamente. Avete imbrattato la città con le vostre facce da cazzo, noncuranti dello spreco di carta che c’è stato, avete rotto le palle al prossimo, tampinando la gente come me ma soprattutto le persone anziane, abindolandole, facendo false promesse ed oggi volete il mio voto sulla fiducia? Ma quale fiducia? Ma chi siete ?
Minchia che rabbia che ho. Oggi si vota ed io oggi andrò. L’unica, enorme differenza è che questa volta sono proprio schifata sul serio, non ripongo più fiducia in nessuno, mi urtano solamente i nervi e basta.
Ho fatto attività politica per molti anni, sono cresciuta con un uomo intelligente e vero, che mi ha trasmesso grandi ideali, la lealtà verso chi ti sta di fronte, l’amore per le cose semplici, il rispetto per la vita di tutti.
Un uomo che, in quei tempi burrascosi degli anni 80, rischiava la vita tutti i giorni e malgrado questo è andato avanti per la sua strada perchè credeva in quello che faceva.
Sono crescitua così ed oggi mi sento persa fra tutte queste sigle nuove che nascono da un giorno all’altro, senza un passato, frammentando solo un credo antico e rappresentate da queste facce da cazzo senza arte né parte.
Oggi, per la prima volta nella mia vita, andrò al seggio elettorale e disegnerò una casetta.
Ma lo farò con la morte nel cuore perchè i miei ideali sono andati a farsi benedire.
E chissà, magari lunedì sera scopriremo che hanno vinto le casette…
Per la cronaca: ho giocato i numeri e non ho vinto niente…
Dovrebbe rientrare nella normalità, eppure mi sento derubata per la seconda volta…
Questo il numero che mi hanno comunicato ieri per telefono.
Questo il numero dopo ben quattro anni di attesa.
Questo il numero per doppia frattura dell’ala iliaca.
Questo il numero per frattura delle costole.
Questo il numero per frattura del piede destro.
Questo il numero per la paura avuta.
Questo il numero per 5 mesi stesa nel letto, senza muovermi mai.
Questo il numero per 2 anni di fisioterapia.
Questo il numero per 2 anni di sedute dall’osteopata.
Questo il numero per 6 mesi di cortisone.
Questo il numero per aver perso parte della sensibilità alla mano sinistra.
Questo il numero per le conseguenti due ernie cervicali.
Questo il numero per la paura e la preoccupazione che hanno avuto i miei cari.
Questo il numero per quattro anni di avvocati.
Questo il numero per tutti i dolori che oggi mi porto addosso.
Questo il numero per tutti quelli che porterò per sempre con me.
Questo il numero per non poter più sciare.
Questo il numero per non poter più pattinare.
Questo il numero per non poter, per ora, ancora nuotare.
Questo il numero per i miei 10 kili in più che non riesco ancora a levare.
Questo il numero a compensazione di quanto mi è successo.
C’è stato un qualcuno che con 13.218,84 ha quantificato quattro anni della mia vita e le conseguenze fisiche e mentali che porterò per sempre con me.
Questo è quanto, questo qualcuno pensa che io valga.
La somma di questi numeri è 27, se sommo ancora è 9, se inverto è 72, se li separo è 2 e 7.
Me li giocherò.
Magari vinco…
Dal blog di Simona
L’anno che si sta concludendo è stato difficile ed aspro.
Certo, alcuni di noi hanno raggiunto traguardi importanti… ma si tratta di risultati personali, che, per quanto ci riempiano di gioia e di legittimo orgoglio, non incidono sulla vita di tutti.
Il 2007 ha visto troppe promesse non mantenute, troppi rinvii, troppe prese di posizione generate dalla volontà di conservare il proprio orticello felice piuttosto che dal desiderio di agire concretamente per pacificare e rifondare l’Italia.
In democrazia vince la maggioranza, ci insegnano. Ma chi può sostenere onestamente che la maggioranza degli Italiani non voglia una vita serena per sé, per i propri cari, ma anche per gli sconosciuti? Chi può cercare di convincerci a rinunciare alla nostra umanità, alla solidarietà, alla dignità nostra, dei nostri connazionali – ovunque si trovino – come pure di tutti gli esseri che abitano questa terra?
L’anno trascorso ha visto spesso la volontà popolare travisata, non considerata o strumentalizzata per fini propri – dalla richiesta di rinnovamento di un sistema che non funziona, né in economia, né nella sanità, o nell’istruzione o nella politica, al rifiuto del nucleare nuovamente messo in discussione, al procrastinare sine die l’emissione di una legge che regolamenti la gestione dell’informazione, all’approvazione affrettata di un indulto di cui hanno beneficiato i soliti noti – cercando di farla passare per “clemenza” nei confronti dei carcerati per reati minori.
Neppure nel campo del lavoro si è verificato quel cambiamento di rotta, quella stabilizzazione che in tanti auspicavamo, in cui in tanti abbiamo creduto. Abbiamo assistito invece ad un’impressionante sequela di morti sul lavoro, la più eclatante delle quali, sia per numero di vittime che per il luogo in cui è avvenuta, ha risvegliato – forse – le coscienze sopite, con promesse di leggi ad hoc.
Abbiamo assistito ad inchieste revocate, censure appioppate, esternazioni tollerate, richieste di grazia discutibili, prese di posizione indifendibili… all’arrogarsi il diritto di cercare accordi di modifica a leggi statali da parte di chi non ne è legittimato… perfino alla messa a punto di topi che non hanno paura dei gatti… ma se invece di inventare qualcosa di cui nessuno sentiva la mancanza gli scienziati si impegnassero a realizzare il siero della verità – e fosse ammesso come prova nei procedimenti giudiziari?
Indipendentemente dalle convinzioni politiche, pensiamo sia evidente a tutti che in quest’anno che si sta concludendo ha predominato ancora una volta la logica degli interessi personali, dei particolarismi, degli egoismi – a cui ha fatto da contraltare, peraltro solo in alcuni casi, l’elargizione condiscendente di quanto in un mondo civile sarebbe meno del giusto e un continuo fare a chi urla più forte.
Non vogliamo scadere nel qualunquismo – le differenze ci sono sempre, e dovunque.
Ma vogliamo fare una richiesta a tutti, siano essi italiani, politici, amministratori, cittadini comuni, associazioni, italiani all’estero o stranieri in Italia – una richiesta che per noi è un impegno costante.
Non abbiamo bisogno di altre leggi, di stravolgimenti o di beneficenza. Abbiamo una legge che contiene tutto quello che è necessario. E non è comunista, o democristiana o liberale. E’ super partes, ed è talmente bella e giusta che è costata sangue.
RISPETTIAMO E METTIAMO IN PRATICA LA COSTITUZIONE.
Questa è la proposta che noi facciamo a tutti gli italiani per il 2008.
Invitiamo tutti i bloggers che condividono la nostra proposta a postarla nei loro siti – citando cortesemente la fonte – per la massima diffusione possibile.
Hanno aderito finora:
http://www.arpaspada.blogspot.com/
franca-bassani.blogspot.com
tanuccio-diariodibordo.blogspot.com
www.diario_di_bordo.ilcannocchiale.it
www.ricordilaura.splinder.com
cornettiecappuccino.blogspot.com
www.socialambientalismo.blogspot.com
solleviamoci.blogspot.com
italianiestero.blogspot.com
vogliadisinistra.blogspot.com
Altre adesioni: Duccio, Gianfranco, Romina, Fioredicampo, Ortensia, Raffaele, Giovanna, Unodicinque, Erica, Giulia, Grigiapioggia, Franca, GG, hneeta, Comicomix, Roberto, Solaria , Zefirina, Rudyguevara e Il fiume.
In questi giorni in televisione ”gira” uno spot che mi ha colpito abbastanza.
Il testo è di Peter Bichsel, scrittore tedesco e la parte musicale è di Jon Brion.
Spot simpatico, piuttosto allegro e romantico, che invita a riscoprire i buoni sentimenti, la spontaneità, gli affetti, la genuinità, la semplicità e le emozioni.
Unica nota stonata è il claim pubblicitario che riporta quanto segue: “Semplici, autentici, curiosi. Solo così si avverano i sogni”, ma non è così che si avverano.
Per quelli ci vuole sicuramente curiosità, ma anche tenacia, impegno, fatica, dedizione, perseveranza, attenzione, capacità, desiderio e una discreta dose di fortuna.
Vabbè, lascio perdere.
Preferisco guardare i volti di questi bambini, assaporarne la spontaneità, la genuinità, i sorrisi ed ascoltare le parole che Bichsel ha poeticamente scritto, raccontando una storia meravigliosa…
“C’era un bambino che chiamava le persone gli “hello”, i ciao.
Quindi non diceva: “Guarda quell’uomo”, ma diceva invece: “Guarda quello hello” o diceva:”E’ venuto uno hello”, “c’è uno hello alla porta”.
Il motivo era semplicemente che sentiva suo padre dire alla gente: “Hello”.
Se si dice tavolo a un tavolo e sedia a una sedia, allora quelli a cui si dice “hello” devono essere gli Hellos.
Quello che mi piace di questa storia è che gli Hellos sono molto più simpatici de “la gente”.
Mi sembra che gli Hellos siano molto più dotati delle qualità semplici e comuni in un uomo.
Gli Hellos sono una sorta di speranza.
L’unica cosa che devi fare è diventare un hello.
E’ semplicissimo: basta guardare le cose con occhi nuovi”.