
Guardo.
E’ una vita che lo faccio.
Io guardo in continuazione.
Osservo, scruto, analizzo quello che mi circonda.
Ho una curiosità innata ed amo profondamente il prossimo.
Per cui lo osservo sempre attentamente.
Che cosa ci posso fare????
E questa mia natura mi ha portato a studiare Psicologia.
Anni di ospediali psichiatrici e corsi di formazione professionale con i cosiddetti emarginati.
Parola grossa ed ai più, piuttosto vaga. Ma forse anche per paura ed ignoranza. Vedere una persona in carrozzina crea disagio, vedere una persona pazza per strada ne crea altrettanto. Ma perchè? Perchè se conosciamo una persona in carrozzina non chiediamo cosa le è successo, mentre ad una persona con un gesso arriviamo addirittura a farci raccontare l’intero accaduto? E perchè se vediamo un cosiddetto “matto” per strada, ci allontaniamo immediatamente ed in qualche modo ci sentiamo “rassicurati”? Perchè vige la “regola” che MATTO= PUZZA, PERICOLO ed HANDICAPPATO= PERSONA DIVERSA e SICURAMENTE NON INTELLETTUALMENTE ABILE?
Io l’ho scoperto con gli anni.
Ho visto gente che ha dovuto cambiare la propria vita a causa di un brutto incidente stradale, altri che sono stati operati di scoliosi e che non hanno mai più camminato, altri ancora con la polio, ancora altri in carrozzina per aver tentato il suicidio, gente con la febbre alta cadere dal balcone di casa, persone autistiche, malati mentali che parlano in tibetano per non farsi capire da “quelli” del CIM (Centro di Igiene Mentale).
Così ho passato gli anni migliori della mia vita, annusando il male ma quello vero, quello in cui la sofferenza è vitale, vivendolo in prima persona e soffrendolo dentro.
Mi ricordo il mio primo approccio con queste realtà. L’ho avuta con un ragazzo fantastico, Stefano, che appena arrivata al Centro ha provato a smerdarmi subito. “Ciao, come stai?” La risposta è stata: ” e come sto…in carrozzina…” La mia risposta è stata spontanea…: “scusa ma, meglio a te che a me…”
Ho conquistato il suo cuore e la sua stima ma io ero sincera… veramente…
Da qui, anni ed anni di lavoro in questo “campo”, se così lo vogliamo definire.
C’era Alberto che ogni mattina disegnava il passaporto per il Giappone perchè doveva andare a comprare le medicine. Ed ogni santa mattina lo facevamo insieme e poi lui andava a comprare quello di cui aveva bisogno. Appunto, ogni santa mattina. Era il suo modo di gestirsi i medicinali.
E poi c’era Renato, gemello ed ottavo figlio di una famiglia molto povera, messo in manicomio all’età di nove anni perchè nel collegio non c’era più posto. Lascio a voi capire cosa è successo…
E Roberto. Uomo meraviglioso, studente in medicina alla fine degli anni ‘70. Persona di grande cultura, studioso di lingue antiche. La sua mente è caduta in un grosso baratro in quegli anni di grossa rivoluzione e da lì non si è più ripreso. Persona piuttosto violenta, ex giocatore di rugby, temuto da tutti sia per il fisico che per la mente. Parlava in tibetano, prendendo per il culo gli operatori del CIM e tutti coloro che lo trattavano da pazzo. Veniva ogni mattina al Centro a piedi, vestito con un sacco juta e gli anfibi pieni di erba, percorrendo 15 chilometri all’andata ed altri 15 al ritorno, non curante del freddo intenso o del caldo torrido. Io ho sempre avuto un approccio molto personale con la tanto decantata follia, che per me non esiste assolutamente ed ho costruito un rapporto molto naturale, semplice, da persona a persona. Sono entrata nel suo cuore, ha capito che non doveva temere nulla e con me ha instaurato un rapporto vero, in italiano, senza violenze psicologiche, si è aggrappato a me, mi ha chiesto aiuto. Io ho fatto del mio meglio.
Oggi indossa vestiti, si è comprato una macchina, ha conosciuto una signora con cui trascorre molto del suo tempo, si gestisce i proprii medicinali e ogni tanto mi telefona parlandomi anche un pò in tibetano (che ovviamente non comprendo), giusto per farmi capire che il suo disagio è ancora lì, dentro alla sua testa ma che ha imparato a conviverci.
E poi Tina, partita in viaggio di nozze e caduta da un muretto mentre il neo marito la fotografava. Tetraplegica.
Luigia, caduta dal terrazzo all’età di nove anni a causa di una febbre molto alta. Paraplegica.
Maria, che per amore, ha tentato di uccidersi, sparandosi allo stomaco. Paraplegica.
Alberico, rampollo di una nobile famiglia, finito sotto un camion con la sua macchina. Tetraplegico.
Franceschina, tenuta segregata in casa per anni perchè ritenuta “strana”. Autistica.
Stefano, tumore alla spina dorsale a 20 anni, saltato sul lettino operatorio e mai più ridisceso con le sue gambe. Tetraplegico.
Mario, preso in pieno da una macchina mentre attraversava la strada. Paraplegico.
Sonia, operata per una scoliosi. Paraplegica.
Angelina, vissuta in un paesino di 4 anime e mai portata da un medico. Polio.
Fabrizio, Bibo per gli amici, bello come il sole. Morbo di Hodgkin (cancro alle ghiandole linfatiche) a 20 anni. Oggi non è più qui.
Sono entrata in queste vite per caso, come supplente d’inglese e mi ha preso l’anima…
Sono stati in assoluto gli anni più belli della mia vita, gli anni più felici della mia vita e quello che io sono oggi lo devo solamente a quello che ho imparato con e da queste persone.
Ho imparato a guardare veramente quello che la vita mi presenta.
E voglio continuare a farlo.
Mi chiamano così da sempre perchè amo cucinare e lo faccio bene, mi dicono.
Vengo da una famiglia matriarcale ed umbra, con tradizioni ben radicate ed ancora molto vive. Le feste comandate sono all’insegna di piatti tradizionali, dal tortellino fatto tutto completamente a mano, a manicaretti con preparazioni complesse che comportano ore di preparazione.
Sono cresciuta così, in cucine gigantesche composte da donne che lavoravano e parlavano, trasmettendo, nel contempo, ricette antiche e difficili e che poco si addicono ai ritmi che oggi tutti viviamo. Ho una piccola rubrica dove scrivo le mie ricette ed è tutta consumata ed anche un pochino unta, ma io la considero una piccola parte di me.
Come molte persone, ho vissuto in pieno gli anni del femminismo, anni in cui, per disperazione, siamo arrivate ad eccessi estremi, allontanandoci forzatamente da tutto ciò che poteva “relegarci” a ruoli imposti fino ad ora, anche come lo stare in cucina.
Ho patecipato attivamente al movimento femminista, ben cosciente di quello in cui credevo ma, come tutti gli estremismi, facendomi troppo coinvolgere e di conseguena mi sono allontanata da tutto, vivendo in uno status quasi ibrido.
Col passare degli anni e ritrovando un certo equilibrio, mi sono di nuovo avvicinata a quello che per me è stata sempre una passione, uno sfogo, un momento magico e tutto mio.
Ho ricominciato a cucinare con più voglia di prima, con l’intento di sfogare i miei istinti, con l’obiettivo di ritrovare me stessa, le mie radici, attraverso il gusto ed anche l’olfatto.
E’ stato bello ricominciare, toccare con le mani, odorare, annusare, assaggiare quello che la natura mi dava da plasmare.
Nonna Papera è tornata da molto tempo, oramai ed è felicissima di esserci.
Naturalmente, frequentando orde di amici separati con prole al seguito o estrememente single oppure totalmente negati in cucina, questa mia passione li ha attirati come topi con il pifferaio magico. E da qui, sono anni che assisto alla fatidica citofonata alle otto di sera in cui la GENTE che conosco mi chiede cosa faccio a quell’ora.
A GIGI DELLA CREMERIA gli faccio un baffo io!!!!!
Però che bello!!!! La sera a cena ho sempre qualcuno che “passa casualmente” per sapere “come sto” e che puntualmente si “becca” quello che preparo….
Io sorrido sempre e penso che anche questo sia AMORE.
(…e poi c’è qualcuno in particolare a cui preparo il famoso “doggy bag” e questo mi fa sentire bene, felice ed importante e quel qualcuno è sicuramente nel mio cuore).
Mood:
Happy
A – Pronto, ciao Miciastra, sei andata a vedere quanto costano le lezioni di tango argentino?
M – (…Ciao A, come stai? E’ tanto che non ci vediamo, che non so come stai, che non sai come sto..) No, non ci sono passata, mi spiace.
A – Dai, passaci, così ci iscriviamo!!!
M – Si, va bene, prima o poi ci passo e ti richiamo.
_._._
C – Ciao Miciastra, quanto tempo che non ci sentiamo, sono rientrato da fuori. Ci prendiamo un caffè’?
M – (cazzo, hanno inventato il cellulare, non potevi farti sentire in questi 4 mesi?) Ciao C, no guarda oggi proprio non posso. Mi spiace. Facciamo domani, se per te va bene.
C – Si, OK magari ci sentiamo…magari…
_._._
R – Ciao Miciastra, anche se non ci sentiamo da anni volevo dirti che sono depressa, che la mia vita fa schifo, che Tommaso mi ha lasciata….
M – (Sai anche io non me la sono vista tanto bene, ho avuto un incidente stradale ed ancora ne porto le conseguenze, sono stata operata di tumore al seno ed ho avuto un periodo di grossa depressione) Mi spiace molto, come posso aiutarti? Hai bisogno che venga da te?
R -no, ora esco perchè devo andare a fare un massaggio, poi ho la ceretta….
M – posso passare in serata, se vuoi..
R – bhè, non so casomai ti richiamo…
Tre piccole situazioni.
Tre persone che, a suo tempo, mi hanno “salutato” (per usare un eufemismo) senza tante spiegazioni.
A tutte e tre ho dato tanto, ma veramente tanto per poi rimanere con un “niente” in mano. So bene che non ci sono vincoli inscidibili nella vita, ma almeno mi sarei aspettata delle spiegazioni, che so, un vaffanculo, al limite. Invece niente. Dal giorno alla notte sono andate via dalla mia vita, lasciandomi, appunto, con un “niente”.
Inutile parlare del dolore che ho provato ogni volta.
Ci sono persone che entrano nella tua vita con prepotenza, che te la cambiano, ti fanno pensare che senza di loro tu non potresti più vivere. Queste persone sconvolgono la tua vita, te la rivoltano, ti portano a pensare che senza la loro presenza la tua vita non sarebbe stata la stessa.
Ci sono persone che entrano ed escono dalla tua vita così rapidamente che dimentichi tutto quasi subito, alle volte nemmeno il nome. Persone che ti tornano alla mente solo se si verificano situazioni particolari, forse nel risentire una vecchia canzone. Persone che non ti hanno lasciato nulla nel cuore e nella tua vita. Meteore, delle quali ti domandi perchè le hai frequentate e perchè non ti hanno lasciato proprio nulla.
Ce ne sono altre bellissime, che non sanno assolutamente di esserlo, alle quali dai tanto e daresti tutto, con le quali vorresti condividere tutto il condivisibile. La loro bellezza è quasi tangibile, eterea, profonda e ti viene voglia di ripeterglielo all’infinito, quasi a straziarle…e realizzi che non tutti riescono a percepire questa bellezza interiore. Probabilmente per mancanza d’impegno, ma soprattuttto di pazienza.
C’è gente che non sa nemmeno dove sta di casa la pazienza. O è soltanto disinteresse puro e semplice?
E poi le persone che hanno dentro di sè l’amore, la voglia di vivere, di capire la vita, di capirti, di ascoltarti, di condividere momenti magici, momenti tristi, momenti e basta. Queste persone hanno la musica dentro e se poni attenzione la puoi sentire col cuore, hanno la poesia dentro ed i loro versi sono unici, freschi. Hanno i colori dentro e il loro sguardo ti fa sentire avvolto dall’arcobaleno. Persone importanti che mettono un segno indelebile alla tua vita, qualsiasi sia l’epilogo. Persone senza le quali saresti cresciuto diversamente; pietre miliari nel cammino della conoscenza, dell’amore, della vita.
Quante persone incontriamo nella nostra vita? Quanti di questi incontri deviano o cambiano il nostro percorso? Quanto bene riusciamo a donare? Quante di queste persone sono pronte a recepirlo?
Amo le persone, credo in loro, penso che l’amicizia sia alla base della mia vita, non posso farne a meno, malgrado tutto, anche se ti lasciano, anche se deviano il proprio percorso, anche se non ti danno spiegazioni, anche se ti lacerano il cuore, anche se ti lasciano alla tua solitudine.
Vite che si intersecano, che si miscelano, che condividono, che camminano parallele, che si allontanano senza un perchè. Meteore, pietre miliari…
Persone.
Amo tutto questo ma non ho ancora capito se la tristezza, il dolore, il distacco superino la gioia, la bellezza, l’amore…
Non lo so.
Nel frattempo io continuo il mio cammino.
Mood:
Happy &
Mmm…
Reduce dal blog di Simona, che, tra l’altro consiglio vivamente di leggere, desidero unirmi a lei nella segnalazione del blog occhiodellanima, dell’iniziativa proposta ma vi consiglio di spaziare tra i vari post.
Oltre ad essere interessante, ha molto da insegnare.
Mi sono alzata con il piede sbagliato questa mattina.
Oppure ho usato quello giusto ma tutto intorno a me non ha condiviso questa mia scelta.
Sta di fatto che, fin dai primi passi per arrivare in bagno, ho subito avvertito che la giornata non sarebbe stata semplice.
Sono in un periodo particolare della mia vita, questo lo so. Ci sono alcune situazioni in evoluzione che non dipendono solo da me, ci sono persone a me care che attendono giudizi importanti che gli cambieranno la vita. C’è la vecchiaia di mia madre e di suo marito che si sta affacciando e mi sta lanciando segnali per quello che dovrò affrontare.
Le persone che sono intorno a me stanno vivendo un momento particolare
Ci sono io, un pò persa, con una solitudine dentro che mi pesa, con un’incertezza latente su quello che dovrò scegliere anche in campo lavorativo.
Non mi sento al massimo, non ho la forza necessaria per vivere questo momento preciso della mia vita.
Ma vado avanti, quasi in sordina, in punta di piedi, cercando di farmi il meno male possibile, tentando di non ferirmi i piedi su questo terreno pieno di vetri, respirando lentamente, provando ad ascoltare questo silenzio che ho dentro.
Ma non è facile, affatto.
(…)
Esco di casa e prendo il solito caffè con una persona a me cara. E’ bello questo momento, anche se dura pochi minuti. Mi fa sentire meglio, mi piace parlare del più e del meno. E’ un momento fuori dal tempo, una manciata di secondi in cui riesco a sentirmi tranquilla, a non pensare o meglio, quasi ad esorcizzare la giornata che mi aspetta.
Mi piace sentire i racconti, le cose accadute il giorno prima e mi accorgo che fa di tutto per farmi sorridere.
(…)
Il solito saluto frettoloso perchè sono in perenne ritardo e mi allontano guardando la sua mano che mi saluta, accompagnata dal solito sorriso e con lo sguardo protettivo che mi arriva fino al cuore…
Gli sono grata per questo, non tutti sanno farlo.
Ho voglia di dirgli grazie e gli invio un sms: “Grazie per il tuo sorriso e per il tentativo di sollevarmi l’anima. Sei prezioso…”
Ricevo la seguente risposta: ” Vorrei vederti sorridere sempre perchè sei preziosa anche tu…”
Bhè, solo per queste parole decido che il piede di questa mattina era quello giusto…
E’ da un bel pò di tempo che mi trovo costretta a riflettere sull’amicizia, sia per quanto mi riguarda, ma anche per conto terzi.
Ultimamente mi sembra che la gente non ascolti più se non in maniera totalmente distratta, distaccata e, ancora peggio, mai senza un fine (e qui andrebbe anche a decadere il concetto di amicizia).
Sto notando il crescente dilagare di che questo disinteresse e del senso di solitudine.
Io credo fermamente nell’amicizia e penso di averlo dimostrato tanto nella mia vita e tengo ancora ben salde queste mie convinzioni.
Mi piace prendermi cura (perchè di questo si tratta) delle persone a cui voglio bene, ascoltarle sempre, essere pronta a qualsiasi cosa, dimostrare continuamente il mio interesse, aiutare laddove venga richiesto il mio aiuto, e poi anche riderci, ubriacarsi di vino e dal divertimento, fare casino, condividere momenti spensierati.
Prendersi cura di qualcuno significa condividere il cammino insieme, anche se poi ognuno ha la propria traccia da seguire. E’ un “lavoro” costante e continuo, ma non è poi così difficile.
E’ il non criticare le scelte altrui, ma sostenerle comunque e soprattutto rispettarle proprio in virtù del fatto che non sono nostre queste scelte, ma quelle di qualcuno a cui vogliamo bene incondizionatamente.
Come si fa a sentirsi amico a distanza, senza vivere il presente, senza condividere periodicamente qualche momento insieme? E’ impossibile. Perchè questo disinteresse dilagante per poi sentirsi anche non “compresi e/o accettati” su decisioni personali prese?
Alcune semplici domande:
- ma se io ti parlo di cose mie profonde e personali e tu non mi ascolti, che parliamo a fare?
- Se non mi chiedi come sto, cosa mi passa per la testa come posso pensare che ti sto a cuore?
- ma se non vivi la mia vita, come fai a non accettare le scelte che faccio?
- ma se non mi chiami mai, come posso pensare che tu voglia prenderti cura di me?
- ma se non mi dai la possibilità di viverti, come posso farti arrivare la mia amicizia?
Non lo so cosa sta accadendo, ho solo la certezza che qualcosa stia cambiando e che purtroppo ci ritroveremo sempre più soli se non correremo ai ripari, guardando in faccia i nostri amici e dimostrandogli che abbiamo sempre ed ancora voglia di prenderci cura di loro.
Incondizionatamente.
Che sia veramente alla ricerca dell’amicizia (perduta)?
Capita, nell’arco della vita, di discutere.
A parte il fatto che penso fermamente non faccia mai bene, ma sono dell’idea che non sia affatto costruttivo. E’ inutile che mi si venga a dire che quei momenti servono comunque a chiarirsi, anzi, se possibile, penso peggiorino le cose.
Quando si discute, entrano in gioco meccanismi, a mio avviso perversi, che altro non fanno che far dire cose che escono dalla bocca in maniera sicuramente alterata e che vengono, sempre e comunque, fraintese.
Trasmissione e ricezione si trovano completamente su frequenze differenti.
I contenuti passano in secondo piano, dando immeritato spazio a stati alterati dell’animo, generando parole distanti dal pensiero originario e sfociando in incomprensioni e conseguente allontanamento dal contenuto reale. In aggiunta, lo stato emotivo genera solo rabbia e dolore.
E perchè tutto questo?
A che pro?
Dove porta veramente?
Vivere gran parte della propria vita in situazioni “alterate”, crescere con una visione totalmente sbagliata riguardo a questo e poi capire, pensare e decidere che tutto ciò non dovrà mai far più parte di te ma, ahimè, mai dimenticare che non dovremmo essere mai i soli a volerlo e, molto spesso, malgrado gli sforzi, ci si ritrova a vivere situazioni che non ci appartengono.
La colpa rimbalza dall’uno all’altro come una palla di gomma, di quelle che non si fermano mai e che non si riesce a prendere. Ed il passato di ognuno emerge, e quello che è stato ritorna, ed anche quello che sarebbe stato, che sarà e che potrebbe forse essere se…
Se…
Ecco, se….
Ma non ci fermiamo mai a quello che “è”.
Il “se” è ipotetico e quindi non reale, o quantomeno, non attuale ed allora perchè porselo?
Quale immensa paura celiamo nell’animo per farci arrivare a questo?
Cosa ci porta ad assegnare colpe agli altri?
Perchè non riusciamo ad andare “oltre” per raggiungere un traguardo oggettivo e soprattutto costruttivo?
Perchè quest’apnea?
Ma la stanchezza arriva, prima o poi.
La saturazione non ti fa respirare e l’apnea non può durare a lungo. Nasce il bisogno di tornare in superficie per prendere ossigeno, per sentire l’aria buona nei polmoni, per poter sorridere ancora.
La forza, in questi momenti, sta nel portare in salvo qualcuno e farlo respirare insieme a te.
Mood:
Happy &
Mmm…
Sono giorni che mente e corpo non vanno proprio d’accordo. Mi sento “fuori asse” in tutto quello che faccio, che dico e che penso.
Quello che sto vivendo non mi aiuta ma io non riesco a reagire a nulla.
La mia mente vive sinapsi velocissime ed il corpo non gli va appresso.
Alterno il senso di solitudine a quello di inutilità, mangio e non ho fame, penso e non vorrei farlo, mi demoralizzo subito e mi detesto per questo, ho paura dell’abbandono e non faccio nulla per combatterlo, non ascolto chi mi sta vicino e penso a ciò che non ho più, sono in piena auto critica e mi piango addosso.
Mi trovo retorica e noiosa.
Mi dò fastidio da sola.
Non trovo la Miciastra di un tempo.
Ma forse non voglio trovarla.
Ecco, l’ho fatto di nuovo.
Non mi piace nemmeno quello che ho scritto.
Sabato scorso sono stata tutto il giorno a casa di mia madre poichè stava poco bene.
Ho con lei il solito rapporto conflittuale, oramai attutito dal tempo e dalle età di entrambe.
Da piccola ero per lei una spina nel fianco perchè non seguivo la traccia che lei aveva segnato per me e da grande sono diventata una sua sconfitta, o quantomeno, una sua non completa riuscita.
Comunque una cosa sua.
Di mio non c’è mai stato nulla, a quanto sembra.
Se andavo male a scuola era per colpa sua perchè non aveva saputo darmi le giuste direttive, se abbandonavo l’università era per colpa sua perchè non mi aveva educata bene alla vita, se ottenevo un risultato soddisfacente nel lavoro era per merito suo perchè, almeno lì, aveva seminato bene.
Una donna imponente, autoritaria, testarda, orgogliosa ma che ha dovuto veramente faticare per allevare me e mio fratello da sola, per farci mantenere un livello di vita molto alto, in cui non mi è mancato proprio nulla, devo ammetterlo. Vacanze invernali a Cortina, quelle estive in Sardegna, nella casa in Toscana oppure in quella su un’isola spagnola, i Natali nella casa in campagna con tanti amici e parenti.
Nel baule ho anche tanti ricordi belli, sono una persona fortunata sebbene abbia passato una adolescenza, diciamolo, abbastanza diversa dalle altre persone ed è proprio in quel periodo che ho capito, mio malgrado, quanto la vita possa cambiare rapidamente, anche in pochi secondi. Fino ad allora avevo sempre pensato di poter spaccare il mondo in due, non curante della vita tutta intorno a me. Ma mi sbagliavo.
(…)
Passare un pomeriggio con mia madre ha riportato alla luce tante cose che erano state messe da una parte, forse anche un pò per troppo dolore. Ma mi sono resa conto che fa anche bene, che il riportare alla luce il passato può essere d’aiuto, che il riviverle in età differente può dare la possibilità di vederle da una angolazione sicuramente diversa. Quante cose accadono, quanti dolori…
Alle volte penso di non esser stata io ad aver vissuto certe situazioni….
Tornando la sera a casa avevo la mente confusa, sinapsi velocissime mi facevano quasi girare la testa ed avevo voglia di continuare a guidare, di andare dritta, di proseguire e di non tornare indietro.
Ma sono rimasta lì dove mi trovavo, ho acceso l’ennesima sigaretta della giornata ed ho ascoltato l’Adagio di Albinoni.
Il tempo passa, la vita definisce di nuovo i tuoi margini e quelli degli altri e ridisegna le “sorti meravigliose e progressive”.
Il cervello crea delle gerarchie ed i ricordi si riorganizzano.
Il ciclo si ripete, ancora ed ancora, per più volte. Nuove cose si sovrappongono sulle vecchie e tu continui ad andare fino al punto di credere che certe cose che ti sono successe, non ti faranno più soffrire.
Fino a quando?
Quanto dura il sonno?
C’è un punto di non ritorno oltre al quale riusciamo a guardare indietro con serenità e distacco?
Quand’è che tutto passa?
Già…perchè tu ci provi a schermare il bagliore, credi di aver trovato i filtri giusti ma poi succede qualcosa e tutto riaffiora, non intensamente come prima ma con sufficiente forza da farti capire quanto inadeguato fosse lo scudo in dotazione.
Così il tempo passa, la vita definisce i tuoi margini e quelli degli altri e ridisegna le “sorti meravigliose e progressive”.
Il cervello crea delle gerarchie ed i ricordi si riorganizzano.
Non si spegne, però, il Sacro Ardore che ti spinge a domandarti dove hai sbagliato, che cosa avevi in meno di chi ha avuto quello che tu volevi. Perchè loro si e tu no?”
Queste le parole che mi arrivano dal passato e che resteranno nel cuore. Per sempre.
Queste le parole che mi faranno sentire viva. Per sempre.
Queste le parole che mi fanno capire quanto nella vita di qualcuno io sia stata importante.
Queste le parole che mi fanno comprendere quanto un amore possa essere stato grande.
Queste le parole che, un giorno, mi scalderanno il cuore.
Queste le parole che mi imbarazzano, mi rendono orgogliosa di quello che sono.
Queste le parole che amerò per sempre.
E la persona che le ha scritte è davvero speciale.
Ed io non sono nulla al suo confronto, ma sono fiera di potergli essere amica.
Oggi.
Ennio Morricone