Miagolato il 22 January 2010 - 14:36
Troubles by Miciastra

Canzone meravigliosa.Doveroso metterla in questo momento storico.Qui la traduzioneYou need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube videoHow many times do I have to try to tell youThat I’m sorry for the things I’ve doneBut when I start to try to tell youThat’s when you have to tell meHey…this kind of trouble’s only just begunI tell myself too many timesWhy don’t you ever learn to keep your big mouth shutThat’s why it hurts so bad to hear the wordsThat keep on falling from your mouthFalling from your mouthFalling from your mouthTell me…WhyWhyI may be madI may be blindI may be viciously unkindBut I can still read what you’re thinkingAnd I’ve heard it said too many timesThat you’d be better offBesides…Why can’t you see this boat is sinking(This boat is sinking this boat is sinking)Let’s go down to the water’s edgeAnd we can cast away those doubtsSome things are better left unsaidBut they still turn me inside outTurning inside out turning inside outTell me…WhyTell me…WhyThis is the bookI never readThese are the wordsI never saidThis is the path I’ll never treadThese are the dreams I’ll dream insteadThis is the joy that’s seldom spreadThese are the tears…The tears we shedThis is the fearThis is the dreadThese are the contents of my headAnd these are the years that we have spentAnd this is what they representAnd this is how I feelDo you know how I feel?’Cause I don’t think you know how I feelI don’t think you know what I feelI don’t think you know what I feelYou don’t know what I feel

Miagolato il 21 March 2009 - 21:32

E’ tanto tempo che non scrivo qui su questa mia pagina veramente privata, lontana da tutti e da tutto, il mio piccolo rifugio elettronico.

Ed è anche tanto tempo che non ci vengo, chissà perchè. Quando ho aperto questo blog, ero sicura che ne avrei usufruito alla grande, che sarebbe stata la mia valvola di sfogo, il mio angolo personale, in un certo senso una parte di me. E lo è, questo è certo, ma non so perchè è da un pò che non ci torno. Eppure mi manca. Ci sono giorni che non penso ad altro, che avrei voglia di sedermi e di dire quello che ho dentro. Ma non lo faccio. In questo ultimo periodo mi sono fatta prendere da troppe cose, o meglio, troppe cose mi hanno fagocitata letteralmente. Il lavoro, che in questo periodo è massacrante e chi mi conosce personalmente sa che non sto esagerando, mio figlio, che è fantastico ma che mi fa andare sempre di fretta, mia madre, altalenante ogni giorno che passa, mio fratello, intrigato in vicissitudini familiari estremamente complicate, una mia parente, costretta ad affrontare, a soli ventotto anni, un aborto terapeutico a causa di un cancro maligno al seno. Io vengo dopo tutto questo e so perfettamente che non è poi tanto giusto. Sto reggendo situazioni difficili, ménage complicati, alla costante ricerca di equilibrare sempre tutto. Ho mal di schiena. Ho un dolore acuto alla base del collo che mi atterrisce, mi si bloccano le braccia, non riesco a dormire bene e faccio anche sogni tremendi in cui degli extraterrestri mi devono iniettare un liquido letale e devo andare a morire in Giappone…

Sono una persona con una parola sola ed ho sempre aiutato chi mi ha chiesto una mano. Ultimamente, un amico del nord è venuto a Roma a causa di una serie di problemi personali. Mi ha chiesto una mano ed io, per la prima volta nella mia vita, non ho fatto praticamente nulla. Mi è dispiaciuto molto e mentre stavo in Sardegna per lavoro, non ho fatto altro che pensare a questo. Questa non sono io. La miciastra che io conosco è sempre stata diversa, non mi piace la miciastra di oggi.

Giraffa e Ibi mi chiedono come sto. Non lo so proprio. Veramente. Cerco di guardare avanti, mi faccio forza, sono un leone e da leone vorrei comportarmi. Ma, alle volte, mi accorgo che mi mancano le unghie, che non riesco a cacciare, non ce la faccio a stare sdraiata al sole, che non individuo la preda e soprattutto che non sono il re della foresta in questo momento specifico e vi assicuro che non c’è peggio per un leone di sentirsi una pecora!

Ma dentro di me c’è ancora la miciastra di un tempo, nascosta non so dove, ma c’è. Io lo so. Avrei voglia di andare un giorno al mare e di mangiare al sole, guardando le onde che vanno e vengono, avrei voglia di respirare a pieni polmoni l’aria colma di salsedine o di iodio, come dice sempre mia madre, avrei voglia di sentire la mia voce ed ascoltare le cose che dico ed avrei voglia di dire cose carine, che mi potessero, in qualche maniera, far ridere.

La miciastra che è sempre stata in me, ultimamente mi ha dimenticata in qualche angolo sperduto delle strade di Roma e mi sento un pò persa, un pò strana, un pò male.

Spesso mi dico – dai, stai calma, passerà -ma le mie stesse parole non mi tranquillizzano affatto.

Ma io sono miciastra e spero che MICIASTRA tornerà ad essere se stessa, prima o poi. Meglio prima che poi, perchè non so per quanto ancora riusciurò a reggere questa situazione.

Dedico queste parole a Miciastra, con la speranza che tutto ciò possa servirle per un prossimo giro di boa.

Miagolato il 20 October 2008 - 1:38

Come sono io?
Come sono io oggi?
Come reagisco alle cose della vita, alle relazioni, ai rapporti con la gente?
Sono una sognatrice. O meglio, lo sono stata per tanto tempo.
Accidenti quanto ho sognato in passato! Ho il senso della giustizia sproporzionato al peso del mio corpo. Troppo, forse. O forse no.
Ho sempre ricercato l’unicità delle cose, il nucleo, il fulcro, il centro… insomma, sempre alla ricerca del perchè e per come, andando nel profondo anche nelle cose superflue.
Sono una che non sta zitta mai, che dice sempre quello che pensa e questo mio aspetto mi ha creato spesso problemi notevoli.

Ho iniziato vivendo di eccessi perchè ero viziata, perchè non avevo problemi, perchè pensavo di potermelo permettere. Ho passato periodi in cui non uscivo di casa se non avevo le scarpe di Gucci ed il motorino del momento o il gioiello alla moda. Andavo tutte le domeniche a messa perchè era una cosa chic e poi a prendere l’aperitivo con gli amici. Ho preteso vacanze a Cortina,  estati in Sardegna, rigorosamente in barca e rigorosamente tra Porto Cervo e Porto Rotondo, avevo insegnanti privati d’inglese, e francese, facevo la bella vita, quella spensierata.

Poi ho cominciato a mettere in moto il cervello e mi è nato un grande ideale politico che mi ha portato a vivere situazioni anche piuttosto spiacevoli, dalle botte agli attacchi del partito opposto al mio.
Ero lì, quel giorno quando Giorgiana Masi è stata ammazzata, ho abbracciato il femminismo quando ancora non era una moda o solo un modo di dire come oggi ed ho preso anche parecchi schiaffi. Mi sono trovata in situazioni che oggi definisco estremamente pericolose ma che, all’epoca, affrontavo con una determinazione e sicurezza che oggi non ritrovo più.
Ero sicura di spaccare il mondo, ho studiato tre lingue per abbattere certe barriere, sono andata a studiare a Londra e mi sono persa nelle droghe, ho abbracciato il mondo di Saffo, senza pregiudizi, ho vissuto nei manicomi con i matti, quelli giudicati pericolosi, ho schivato coltellate da loro, ho toccato i malati di aids quando si gridava ancora all’untore, ho visto amici morire per un buco di troppo, altri per il loro non saper stare al mondo ed altri ancora schiantati sulle strade.

Ho vissuto il mondo della notte, ho lavorato nei locali notturni, ho assistito a scene inenarrabili, ho visto sodomizzare ragazzi inesperti che si affacciavano nel mondo omosessuale, ho buttato nella tazza del cesso bottigliette piene di cocaina che stavano distruggendo persone che amavo profondamente.

 Sono andata a lavorare in America, in Francia e poi in Giappone, ho vissuto in Tahilandia ed in Australia. Ho toccato con mano tante realtà, ho cercato sempre di vivere al 100% tutto quello che la vita mi presentava.

Ho salutato la mia famiglia a 19 anni, così tanto borghese, così tanto lontana da quello che io ricercavo e sono andata via una notte di un 25 ottobre di tanto tempo fa con solamente un paio di stivali in mano e 500 mila lire, senza un lavoro ed una casa dove dormire.  Ho trovato tre lavori, ho faticato tanto. Ho trovato persone handicappate che mi hanno insegnato a vivere la diversità dall’altra parte della barricata.  Ho spaziato, ho respirato, ho esagerato, sono andata oltre. Ho conosciuto un uomo che mi ha rovinato la vita, ho dovuto abortire un figlio che oggi sarebbe maggiorenne e che mi manca sempre di più, anche se non l’ho conosciuto. Ho convissuto con la morte accanto, con un uomo condannato da una malattia a soli 27 anni, assistendolo giorno per giorno, ho dovuto assistere alla decisione di mio padre di non proseguire la sua vita, ho visto crollare la mia famiglia poco a poco, ho affrontato il mio tumore al seno come un’amazzone, temeraria, con la volontà di farcela e sicura di farcela anche se vedevo il mondo tutto grigio, sono stata cinque mesi a letto con anca a costole rotte per uno stronzo che mi ha preso con la macchina passando con il semaforo rosso.
Malgrado questo, ho sempre lottato, tanto, con insistenza, con la voglia di andare avanti, con un’energia che mi veniva da dentro.
Ho incontrato tanti uomini nel mio percorso, ho sbagliato tante volte, ho spesso confuso i mio bisogno d’amore con i sesso sterile, rimanendo sempre in ginocchio e soffrendo nel profondo
Poi ho sposato un uomo sbagliato che non ha capito nulla di me, un uomo tanto carino e talmente tanto gentile che è diventato come un fratello per me, ma di fatto non lo è.
Ho voluto un figlio, in questa mia vita così particolare, quasi a voler mettere un punto fermo al vagabondare della mia anima.

Ed oggi lui è la mia ragione di vita, è il mio cuore che batte,  è la mia gioia, la mia linfa vitale,

Ma so benissimo che lui non è me, che è una persona diversa da me ed io rimango sempre io.

Ho vissuto tanto e, per l’età che ho, anche troppo. E penso che tutto questo avrebbe dovuto fortificarmi, crearmi una certa scorza, darmi una certa energia vitale e saggezza…

Domani mia madre deve fare la tac total body con mezzo di contrasto  per vedere se, come e dove  le eventuali metastasi  si sono posizionate ed io non so proprio come affrontare tutto questo.

E’ proprio vero che l’esperienza non conta un cazzo.

Ma questa notte me lo chiedo, come sono io? Chi sono io? E come faccio a resistere?

E’ una notte veramente buia in cui io non mi ritrovo, vacillo e ricerco l’amazzone che ho sempre pensato di essere. Ma no la trovo più.

Ed ho paura.

 

Miagolato il 12 September 2008 - 11:45
Mhmm, Mood, Sprazzi, Troubles by Miciastra

Mi sveglio troppo presto come, d’altronde, mi capita da un pò di tempo a questa parte.

Guardo fuori. Il giorno sta arrivando ma già capisco che il tempo non sarà dei migliori. C’è aria di pioggia e completa mancanza di vento.

Quest’estate ho preso la decisione di non usufruire più di collaborazione domestica, sia per motivi economici ma anche perchè non mi va  di regalare soldi e di ritrovarmi con la casa non pulita per quello che spendo.
Quindi spolvero il salone, lavo la cucina, metto in ordine le cose stirate ieri sera ed esco di casa alle 7.50.
Oggi è venerdì e vicino a casa mia c’è un mercato molto carino, dove trovo un pò di tutto a prezzi accessibili.
Mi sono sempre piaciuti i mercatini, mi rilassano, mi piace contrattare, parlare con la gente, trovare cose strane. L’ho sempre paragonato al paese dei balocchi dei bambini.
Dovrei andare in ufficio presto perchè ho molte cose da fare per la Coppa Davis a Montecatini Terme la prossima settimana, anche se non andrò più.
Oltretutto, questa mattina sono stata deliziata dall’arrivo anticipato del ciclo, quindi ho la pressione sotto i tacchi.
E non solo quella.
E’ tanto tempo che non vado al mercatino e decido di farci un salto perchè ho un bisogno estremo di respirare, di distrarmi, di pensare a cose futili, di comprarmi una cazzata, di sentirmi come un bambino nel paese dei balocchi, di annullare i pensieri, di perdermi nel nulla.
E così faccio.
Arrivo e posteggio subito, vista l’ora. I banchi non sono ancora del tutto allestiti ed i gestori parlano a voce alta; qualcuno ha in mano un bicchierone di plastica con il cappuccino, altri scaricano la merce dai camion, altri ancora leggono il giornale. Il cielo è plumbeo e non presagisce nulla di buono.

Cammino, guardo, provo a rovistare sul banco di Luca, compro un golfino viola. C’è una giacchina nera per la mezza stagione che mi piace abbastanza. Cerco la media, la provo ma ho il giropetto troppo grande e passo alla taglia successiva. Mi stringe un pò sul seno. Accidenti, provo la XL ma e decisamente immensa e non mi si vedono più le mani. Ok, prendo la L e me ne vado via inveendo contro le mie tette troppo grandi.

Continuo a camminare e mi fermo al banco della porcellana bianca. Non so se mi attira tutto quel bianco o la porcellana, ma resto lì, ferma, a guardare.

Proseguo il mio cammino ed improvvisamente mi sento qualcosa al petto, mi gira la testa, mi chiedo cosa ci sto a fare lì, la gente intorno mi dà fastidio, il rumore del traffico mi penetra nelle orecchie. Devo andare via, non me ne frega un cazzo di stare qui, ma perchè ci sono venuta? E dove vado? Cosa faccio? Che senso ha tutto questo?

Squilla il cellulare. E’ IM che mi dice che la batteria della sua macchina è completamente a terra. Menomale che mi ha chiamata. Mi ha distolto da una imminente crisi di panico. Decido di passare dal meccanico, prendere i cavetti e di andare da lui ma poi riesce a risolvere con il portiere.

Vado in ufficio, così tengo la testa impegnata e penso di meno.

Lunedì mia madre verrà ricoverata per l’intervento chirurgico ed io devo accumulare più forza possibile.

Mi sento già sfinita e sono solo all’inizio di questa brutta avventura.

Miagolato il 8 September 2008 - 19:30

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Miagolato il 19 August 2008 - 1:18
Pensieri, Troubles by Miciastra

Così si dice in inglese.
Bel dire.
Ma è estremamente riduttivo.
Sum up, ovvero “riassunto”. 
Altrettanto riduttivo.

Ma cosa può succedere in così poco tempo? Cosa potra mai essere accaduto?
Il tempo è veramente relativo, a parte il fatto che, alle volte sia proprio stronzo.

Tornata da Riccione, ho preso su tre cosette e sono partita per il mare.

Il mio mare.
Vengo qui da sempre ed è un posto che amo davvero. Non c’è nulla di mondano, niente di niente ed è quello che mi ci vuole. Passo la mia estate tra spiaggia e giardino, con infradito e qualche vestito che, ogni tanto, devo necessariamente lavare perchè, altrimenti, rischio di vederlo andare da solo alla lavatrice. E’ così che io intendo la mia vacanza.

La Toscana è il mio mare, il mio cuore, il mio respiro profondo, la mia solitudine tanto agognata, il mio battito cardiaco, la mia quiete nell’anima, il calore nel cuore, il ritrovo del mio fisico stanco ed inquieto. E’ così che la sogno durante l’anno e, puntualmente, lei mi accoglie a braccia aperte, calda, calma, paziente. Lei sa chi sono io, quello che realmente sento e come una saggia signora, lei mi apre le braccia ed io amo accoccolarmici.
Chi conosce la Toscana, sa bene di cosa parlo.
Arrivo carica di speranza, stanca da morire, con la mente affaticata dalla vita che ho fatto in questi ultimi mesi, o forse anni.
Il mio giardino, i miei fiori, la mia casa, i miei odori.
Che bello.
Si, ne ho bisogno. Ho quasi un mese a mia disposizione. Un mese per scaricare le tensioni, la stanchezza, l’amarezza di un anno terrificante da tutti i punti di vista, un anno di grossi pensieri e problemi vitali.
Ma ora sono arrivata nel mio vero centro di gravità permanente. Ora respirerò quella linfa vitale.

I miei amici ventennali marocchini mi incitano a diventare più nera di loro e, di solito ci riesco sempre.

Che bello ritrovare certe persone.

08.08.2008

Molti lo ricorderanno come la data d’inizio delle olimpiadi ma io, oltre al fatto che lo faccio anche per lavoro, delle olimpiadi di quest’annata, non ricorderò nulla.

Mia madre, amazzone della vita, donna di grande spessore, persona alla quale io devo assolutamente tutto, elemento di spicco e di forza umana,  sta male.

E sta male. Molto male.

Poichè per lavoro io organizzo i cazzi degli altri, stavolta, organizzo i miei e metto in moto medici, analisti, radiologi, oncologi  e quant’altro necessario per capire cosa c’è che non va nella mia grande e fantastica mamma.

Probabile tumore nel pancreas o giù di lì.

Probabile. In certi casi, il “probabile” assume un significato primario.

Da qui, dubbi, incertezze, paura allo stato puro.

Ma mia madre mi ha insegnato tanto ed io oggi sono il suo riflesso. Affronteremo la situazione insieme e, in qualche modo, ce la faremo.

Io non credo in dio ma, giuro, ho pensato di andare in chiesa e di accendere un cero.

E se un dio c’è davvero, forse lascerà che la mia mamma non si allontani da me.

Nel dubbio, io so di essere forte. Forse non proprio come dio, ma ci arrivo vicino. Almeno ci provo.

Devo solo concentrare la mia anima ed il mio spirito e ritrovare la forza fisica ma, quest’ultima viene da sé.

E la mia Toscana mi è vicina.

Non riesco a dire altro.

 

 

 

 

Miagolato il 3 April 2008 - 22:09
Schifezze, Troubles, Zampate by Miciastra

Nel 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada, lo legò ad una corda corta ad un muro di una galleria d’arte e lo lasciò morire lentamente di fame e di sete: Durante parecchi giorni, l’autore di questa orribile crudeltà e i visitatori di questa galleria d’arte erano spettatori impassibili all’agonia del povero animale, fino a quando, purtroppo, morì per inedia, sicuramente dopo aver passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.

Nativity

Non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte e, altrattanto incomprensibilmente, Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione alla Biennale nel 2008.

PENSO SIA IL CASO DI OSTACOLARLO!!!

Firmate QUI, non bisogna pagare, né registrarsi, non c’è niente di pericoloso e ne vale veramente la pena. Quest’ “uomo” non va osannato, né chiamato ‘artista’  e, per tanto, questo atto crudele, questa insensibilità  ed il dolore di questa creatura  e della prossima che verrà, deve necessariamente finire.

Ho fatto delle ricerche, sono andata a verificare la veridicità della notizia, ho letto giornali spagnoli. La notizia è data per vera, purtroppo.
Io ho firmato.
Nel dubbio, l’ho fatto.

Lascio a voi la scelta.

Miagolato il 18 March 2008 - 14:05
Mhmm, Sprazzi, Troubles by Miciastra

Ecco quello che mi capita in questi giorni e che perdurerà nei prossimi mesi…
E non è tanto divertente…

bd1075-problem-solving.jpg

Miagolato il 5 March 2008 - 1:14
Amici, Emozioni, Mhmm, Troubles by Miciastra

Periodo di meeting con lo staff che lavorerà a maggio.

Come ogni anno, in questo periodo faccio il famigerato “recall” (così IM è contento) a tutte le persone che hanno lavorato negli anni passati. Sono tante e le sento solo in queste occasioni ma, sembra incredibile, sono affezionata a queste persone. Alcune di esse lavorano con me da ben oltre 20 anni e si può dire che siamo cresciuti insieme. Anche se rivesto un ruolo particolare, visto che sono il loro “capo”, ho sempre mantenuto un rapporto molto semplice e totalmente democratico, basato sul rispetto reciproco e sulla collaborazione, investendo ogni persona delle proprie responsabilità e cercando di renderle autonome il più possibile anche perchè, in frangenti che io definisco di “prima linea”, credo fermamente che l’autonomia ed il libero arbitrio siano elementi essenziali per la riuscita del compito assegnato, apportando, al tempo stesso, beneficio a tutti.

Devo essere sincera e mi congratulo con me stessa perchè in questi anni ho costituito uno staff davvero eterogeneo, affidabile, forte, simpatico, composto da esseri umani meravigliosi con un range (godi IM!) che parte dalla hostess bella-coscia lunga, figa fino all’inverosimile, alta 4 metri ma anche intelligente, a persone umili, che vivono una vita semplice, che aspettano questo periodo per vivere qualcosa di diverso e che le farà sentire importanti, fino ad arrivare a persone che parlano tranquillamente 4 lingue, con una carica d’energia che nemmeno l’Enel sa di cosa sto parlando…

Essì, mi ritengo decisamente soddisfatta e voglio bene alle “mie” ragazze ed ai “miei” ragazzi, come io li definisco.

Come dicevo, in questi giorni ho fatto tante telefonate, proprio per verificare la disponibilità di tutte queste belle persone. E, puntualmente come ogni anno, ogni benedetta telefonata è durata una vita!!!

- “Ciao XXX, sono Miciastra, come stai? Come hai passato questo anno? Cosa hai fatto?”

- “Ti sei laureato/a? Che bello!”

 - “Ah, hai fatto un Master in Spagna?! Bravissimo/a!!!”

 - “Sei incinta!?!? Ma è fantastico!!! Maschio o femmina?”

- “Hai scritto un libro di poesie?! Dammi subito il titolo, che lo vado a comprare!”

 - “Hai deciso di fare la cubista!?! Ma sei matta!?!?! …mhhh e perchè no!?! In fondo la vita è una sola e se ti diverti…”

 - “Sei stato/a male!?!?! Accidenti mi dispiace… ma come stai ora? Hai risolto? Posso aiutarti?”

- “Hai deciso di sposarti? E perchè!?!?! Contro chi? (la domanda mi viene sempre troppo spontanea-ahimè)”

- “Hai conosciuto l’amore della tua vita ed ora vai a vivere in Oceania? Fantastico!!!”

- “Hai deciso di interrompere l’università per andare a raccogliere mele in Francia?!?!”

- “Accidenti, ma che ti è successo alla schiena? Ti hanno operato? Ma ora come stai?”

- “Stai con una donna sposata con tre figli!?!?! Ma la ami?!?! …e allora vai avanti”

- “Minchia, l’hai messa incinta… e ora che avete deciso di fare?”

- “Ti ha lasciato, quello stronzo e tu non riesci a vivere!?!?! Ma, tesoro mio, sei bella come il sole… guardati intorno…”

- “Hai avuto un infarto!?!? Ma alla tua età e non fumi e nemmeno bevi! Non puoi più lavorare con me? Accidenti, mi spiace da morire. Posso aiutarti?”

- “Hai trovato un lavoro fisso?!?! Wow!!! che bello!!! Sono felice per te!!!! In bocca al lupo e vieni a trovarmi!”

Essì.

Un anno.

Un anno è lungo per tutti e succedono tante cose. Per fortuna e purtroppo.

Jasmine metà italiana e metà persiana, detta anche tapparella, bella come il sole e che porta le nuove conquiste a giocare a Bingo, Stefano detto Yuri perchè è uguale a Chechi, Erica la fragile, Maila la provocante, Gaspare, l’uomo/magazzino, sempre nell’ombra, Gabriele, il mio dito al culo (mi si perdoni l’espressione) detto  anche lo scassa cazzi, Diana la sorridente, Jennifer la perugina, Claudio il bello, Mario il fiscale, Cesare il vecchio, Esmeralda la dolce, Elisabetta il capitano. Marta la divoratrice, Salvatore il preciso, Laura la “avio-priva (vedi: carenza di uccello)”, Stefano  il figaccione, Antonio il fotografo, Francesco il deluso-dalla-vita, Marta l’euforica, Cristina la schizofrenica, Sara, Giovanna la pazza, Marina la dolce, Paola detta Eva Braun, per l’estrema flessibilità ed elasticità mentale, Anna Tina che ingrassa e dimagrisce in continuazione… quanti nomi… quante persone… quante vite…

E queste vite mi interessano tutte, li amo tutti, mi mancano sempre tutti.

Ma sono felice se, nell’arco dell’anno, alcuni di loro si sistemano, trovano lavoro, si tranquillizzano, fanno delle scelte, realizzano dei sogni. Questo, per me, significa molto e non mi importa se non lavoreranno per me, perchè so che stanno sicuramente meglio.

Un anno.

Un anno è lungo per tutti e succedono tante cose.

Faccio l’ennesima telefonata. Ora è il turno di Elisabetta.

Elisabetta lavora con me da più di 10 anni. E’ una donna semplice, nata nel 1937, una persona che sa bene cosa significhi lavorare duramente e lo ha fatto da sempre, da quando era piccolina e lavorava nei campi. Ogni anno si fa un culo grosso come un paiolo perchè, insieme alla sorella Esmeralda, svolge un ruolo nascosto, umile, che nessuno vorrebbe fare. Lei ed Esmeralda lavano e stirano tutti gli indumenti degli atleti (e sono veramente tanti), vivendo per 20 giorni  sottoterra per 900 euro lorde, in un posto decisamente tremendo, senza finestre, con lavatrici ed asciugatrici che spesso non funzionano nemmeno tanto bene. Elisabetta ed Esmeralda, le mie “sisters”, come le chiamo io da sempre,  amano questo lavoro, chissà perchè, in fondo, forse perchè si sentono parte integrante di un sistema lavorativo importante, forse perchè, per una volta, tutti e dico tutti, hanno bisogno di loro. Lavorano in silenzio, in un posto dove tutti cercano di farsi notare, dove tutti hanno qualcosa da dire, solo per il gusto di farlo, solamente per farsi notare, solamente per “abusare” di un “potere” totalmente temporaneo e stupido.

Loro sono sempre là, dalle 7 del mattino alle 10 di sera, instancabili, sempre allegre, sempre sorridenti, sempre sottoterra, sempre alle prese con gente cretina ed ignorante e loro sempre, SEMPRE, sorridenti.

Due persone speciali, lo devo dire. Due Eroine in un mondo fatto di cazzate e fuochi fatui, con gente assurda che pensa solamente a “emergere”.

Chiamo Esmeralda al numero di casa poichè il cellulare, alla loro età e nella loro concezione, è cosa superflua.
Non mi risponde nessuno.
Abitano nello stesso palazzo.
Ok, chiamo Elisabetta.
“Ciao Elisabetta, sono “Miciastra”… come stai? Sei pronta per maggio?”
“Elisabetta…chi?!”
(Acc…ho sbagliato numero…)

“Sono “Miciastra”, lavoro per gli Internazionali di Tennis…. c’è Elisabetta, per favore?”
“Elisabetta?!?!?!”
“Si, Elisabetta… dovrei parlare con lei…”
“Ma… Elisabetta è morta 2 settimane fa….”

Dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore… solo dolore…

“Ma… come… cosa… quando… perchè?… Ma come è successo….”
(sono rimasta muta… non riuscivo a parlare…)
“Essì, sono Giulia – ci conosciamo – mia sorella è morta 2 settimane fa…”
Volevo spaccare il computer, il telefono, la scrivania, l’ufficio, lo stadio…
“Ti passo mia sorella Esmeralda…”
“Esmi , cazzo… ma come… ma perchè?…”
“Miciastra, non ce l’ha fatta, un brutto male… pensa che 10 giorni fa mi ha detto: ”Mi devo riprendere perchè fra poco ci chiama Miciastra per andare a lavorare al Torneo e noi dobbiamo essere pronte… cerca un fisioterapista, così mi fa riprendere la mobilità alle gambe… Miciastra sta per chiamare e non voglio deluderla”…”

Dovevo scriverlo, dovevo dirlo. Il mio dolore è grande.

Se n’è andata una Donna fantastica.

Una Donna.

Un solo pensiero, oltre al dolore profondo: “Ciao Eli, mia sister, sei stata grande, sei stata importante, CI sei stata ed io non ti dimenticherò mai”.

Dedicato ad Elisabetta.

Una grande donna.

Miagolato il 11 February 2008 - 0:43
Troubles, Zampate by Miciastra

E’ notte.

Sono seduta sul mio divano, la tele accesa ma la uso solo come sottofondo, anche se la Dandini mi piace da matti.
Il mio micio/cavallo dorme accanto a me, dopo aver massacrato un topino di stoffa.
Sono stanca.
Ho la mano destra che mi fa male. Ci mancava anche la tendinite…
Domani si ricomincia e sarà una settimana faticosa ma non temo la fatica fisica.

Solo quella mentale.