Miagolato il 8 February 2012 - 3:09

…e la voce lo dice quasi scandendo le parole. Parole terribile che mi suonano assurde.
Come inesistente? Come può essere inesistente? Cosa è inesistente? Chi è inesistente? Il proprietario del numero è inesistente. Cosa significa inesistente? Non esiste? Non esiste?!?! Ma come non esiste? Come può non esistere?

Esistere.

Ecco il punto. All’improvviso qualcosa non esiste più. Qualcuno non esiste più, e insieme a questo qualcuno, tante altre vite sembrano svanire nel nulla, un nulla surreale, impercettibile ma doloroso e profondo, che graffia nell’intimo, nel cuore, nell’anima, che ti rende la vita in bianco e nero, un bianco e nero orrendo, non di quelli che rievocano un passato armonioso, forse un pò anche storico e quindi anche altrettanto  romantico di quando guardi delle foto sbiadite di tempi oramai passati e ti viene anche forse da sorridere

Niente di tutto questo.

E’ bianco e nero, dove il bianco è solo bianco e il nero è mestamente solo tale. E come tale porta allo sconforto più puro. Un nero scuro, fatto di pigmenti impercettibili ma altrettanto nitidi, che rievoca notti insonni passate nel dolore, nella disperazione nell’assistere alla sofferenza umana più pura , totalmente inermi, troppo impotenti, troppo umani e al tempo stesso, chiedendo di non essere tali, al dolore, al pianto, al sentirsi miseri di fronte a tutto questo, dove il concetto di vita è una chimera e chi lo prova sa bene che non potrà più perseguirla.

E saper tutto questo, l’essere coscienti di non poter vedere l’alba del giorno dopo, capire che gli sguardi di chi ti vuole bene finiranno a breve, forse in un soffio o forse in tante ore, ma sapere che finiranno comunque e guardare chi ti ama e chi ami per l’ultima volta, è una condanna, una sofferenza, un dolore indescrivibile. E’ una cronaca di una morte annunciata, con la  consapevolezza di ciò che sta succedendo, anche se gli atteggiamenti, gli sguardi, le parole dette son così distanti da tutto questo, quasi a sublimare, a scansare quello che si sa che avverrà.

Avverrà. Lo sappiamo tutti quanti, lo sa anche chi sta per andare via, con un dolore immenso, maggiore di chi assiste a tutto ciò, ma non è facile accettarlo da ambedue le parti.

E ci si rigira in atteggiamenti finti, o meglio, di umile difesa umana, cercando di non pensare, di preferire il famoso detto di vivere la vita in ogni istante e rendersi veramente conto di cosa significhi per la prima volta e capire che non è facile nemmeno questo. Non è possibile farlo nella normalità, figuriamoci in certe situazioni.

Vedere chi ami chiederti di ucciderti, con umiltà, con freddezza, con dolore, con la voglia di finirla lì, perché la mente non riesce a sopravvivere al dolore fisico e piangere di rabbia e di debolezza perché non si trova il coraggio di dare aiuto, lottando con una moralità innescata troppo tempo prima e la voglia di far finire questa sofferenza che devasta l’anima.

Cosa fare? Come reagire? Dove trovare le forze? Come sopravvivere?

Non lo so. Io non lo so veramente e non ho risposte a tutto ciò.

So solamente che oggi, a distanza di sette mesi, io sono devastata da un  profondo dolore, dal ricordo di quegli ultimi giorni in cui ho, abbiamo affrontato tutto questo, dal sapore amaro della morte, dagli sguardi d’intesa che mi aprivano un mondo amaro e di dolore estremo e che mi mettevano costantemente a confronto con la vita e con la morte, che io temo e di cui ho paura, con le sue richieste di aiuto per cose che nella normalità ci sembrerebbero banali, col pianto, quasi bambinesco per stupidaggini, dal soffiare il naso a l’essersi fatti tutto addosso e per questo sentirsi in estrema difficoltà, umiliati nel profondo di se stessi,  nel chiamarmi “mamma” in momenti di estremo disagio fisico e mentale. al chiedere di lavare i denti con quel determinato dentifricio, alla minestrina di semolino o alla pastina in brodo per farla mangiare proprio per farla sentire normale, noncurante della flebo che aveva costantemente in vena, al cambiarle la camicia da notte tutte le sere, al pettinarla ogni mattina e sera, al metterle la crema per il viso e per il corpo massaggiandole le gambe oramai meste, al farle vedere i suoi programmi preferiti, a cercare dei ricordi ormai lontani per farglieli sentire in qualche modo vicini  … e cosi via, senza tregua, senza limiti, con la sofferenza fisica e morale di chi non riesce più a fare da se e io lì, sempre lì a cercare di non farle provare il disagio di tutto questo, rassicurandola in ogni istante, ogni momento, ogni minuto, ogni secondo di vita…

Continuo a comporre il cellulare di mia madre e la voce mi dice sempre la stessa cosa:

“…il numero selezionato  è inesistente”…

Lei non esiste più, non c’è più…

Lei non è  più qui con me e io mi sento morire anche se so bene che io vivo e sono qui.

Solo questo.

Miagolato il 23 May 2010 - 3:20
Dolore, Pensieri, Zampate by Miciastra

Periodo decisamente negativo, qualora necessitasse mai di una qualsiasi classificazione. Negativo forse è una terminologia impropria. Periodo di merda è forse riduttivo; di merdaccia nera calza quasi a pennello. Che dire? Non riesco più a scrivere su questo spazio che per un lungo periodo ho sentito “mio” totalmente e nel quale mi sono identificata profondamente. Colpa di facebook, che ti porta a gestire l’effimero? Colpa del tempo che in maniera inclemente incalza e non ti lascia respirare? Colpa dell’estrema e profonda pigrizia che aleggia nell’essere? Bho.

Sta di fatto che non scrivo più anche se di cose da dire ne avrei.

E ne ho tante. Sangue. Stasera rieccheggia nella mia anima questa parola, che più che una qualsiasi parola è una macchia che ho sulla mano e che i provoca dolore profondo. Sangue. Cazzo, è sangue vero.

Ma che cosa è accaduto? Perchè sono arrivata ad avere del sangue non mio sulla mia mano? Io lo so. E’ un periodo straordinario della mia vita. E per straordinario  intendo qualcosa che non ha nulla a che fare con l’aggettivo comuneente usato. Straordinario può riferirsi a concetti, situazioni, pensieri, emozioni, gesti, azioni totalmente negativi. Ed è infatti così. Periodo di merda davvero. Periodo in cui rivedo tutta la mia vita e, come cita la Vanoni, con bilanci che non hanno quadrato mai e che solo ora mi cadono addosso, come grandine. Affronto un momento di transizione; passaggi per forza dolorosi, colmi di astio, rancori, pene, paure estreme, preconcetti e quant’altro. Più, la paura di affrontare il giorno dopo, che non è da sottovalutare.

Mi accorgo, o meglio, mi si paventa l’impossibilità di comunicazione; un muro duro, erto, difficile da buttare giù. E rimbalzo su questo muro; provo a spiegare i miei sentimenti,  le mie ragioni, quello in cui credo, il mio dolore, il risentimento, il mio essere diffidente, le mie paure ma … niente.

Quello che ottengo è ancora una volta  un contrasto inesistente, inutile, deleterio, confusionale. Mi sento decisamente persa nel nulla più assoluto e dio sa quanto io detesti la neutralità. Ho cercato, a modo mio, di spiegare, di far comprendere il mio più profondo io, di accettare le altrui reazioni, anche se incomprensibili ai miei occhi, mi sono messa “in berlina”, ho parlato chiaro. Credo.

Tutto quello che ho è del sangue non mio sulla mia mano. E non è un bel risultato. Non ne sono fiera e mi fa solo male.

E poi penso che di dolore  in questo momento ne ho già a sufficienza.

Vorrei chiudere gli occhi e svegliarmi in una realtà diversa.

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Miagolato il 11 June 2009 - 20:57

 

Men at work, ossia lavori in corso.
Ecco, è così che sto vivendo questo periodo.
Si, rende l’idea alla perfezione. Ovunque io volti la testa, ho qualcosa da fare, da dire, da sbrigare, con tempi  inspiegabilmente stretti e ovviamente sempre e comunque con il livello di difficoltà  al massimo.

Alle volte mi chiedo se sia veramente io quella donna che riesce, ogni santo giorno, a fare tutte quelle capriole e confesso che me ne stupisco ogni volta ed ogni giorno di più.
Spesso penso anche di essere bionica, modello wonder woman, di venire da un altro mondo e quando parlo con venticinquenni che il pomeriggio, dopo l’ufficio, vanno a fare un riposino perchè sono stanchi, bhè, non so più se la strana sono io o loro.

Mi chiedo  – la vita è così come la vivo io oppure sto sbagliando tutto? Una gran bella domanda. Una di quelle che non ti rallegrano di certo la mente.
Certo è che non me la sto godendo molto, non ho il tempo di farlo, sono entrata in un loop e non riesco ad uscirne.
Mi rendo proprio conto di non riuscire a fare cose normalissime che altre persone fanno, chessò, andare in palestra, fare una passeggiata solo per il gusto di farla, starmene sul divano a leggere, una cena fuori con gli amici, visitare un museo, ricominciare a fare gioielli, dipingere, ascoltare un pò di musica, passare una giornata al mare.

 Mica scalare l’Everest o riformulare la teoria della relatività.
Solo cose semplici.

Niente, sono sempre con i lavori in corso, solo che quelli stradali, prima o poi, terminano.
Forse dovrei iniziare a dire di no, a fregarmene, a diventare un pò più stronza, anche se mi si dice che il mio livello non sia poi tanto basso.

Il problema è che io sono buona, forse anche un pò cogliona e prendo a cuore tutto quello che mi circonda.

[Mi si perdoni il francesismo ma, colui he ha disegnato il cartello non avrà mica pensato ad un cumulo di merda?] 

Miagolato il 7 February 2009 - 18:54

Pubblico qui il pensiero di una persona che mi ha letteralmente rubato le parole dalla bocca e dal cuore.

“Bella domanda, specialmente se è posta ora.
Ognuno ne da una definizione, a partire dalla Chiesa e i suoi bigotti adepti, che la difendono ad oltranza.
Ho tirato giù ( scaricare non mi è mai piaciuto come termine, ricorda altre azioni ) la definizione da wikipedia e l’enciclopedia ha elencato quanto segue:
Dopo anni di studi e interrogativi si è arrivato alla stesura di sette pilastri fondamentali che definiscono il concetto di vita, cioè le caratteristiche che fanno di un agglomerato di composti chimici un organismo vivente, in questo modo:
1.Programma, cioè un piano organizzativo che descrive gli elementi e le loro interazioni.
2. Improvvisazione, cioè la capacità di cambiare il programma quando cambiano le condizioni.
3. Compartimentalizzazione, cioè la presenza di membrane o di altre strutture che dividano il vivente dal mondo esterno.
4. Energia, che deve essere acquisita e scambiata con il mondo esterno.
5. Rigenerazione, cioè il ricambio di strutture usurate o mancanti.
6. Adattabilità, cioè le risposte immediate ai pericoli o agli stimoli esterni.
7. Specificità degli enzimi che svolgono una certa funzione
Orrenda, non è vero? Ma è così.
La vita è una forma di energia, che l’uomo ha arricchito con la testa e con il cuore.
Una cellula, basandoci sulla definizione orrenda sopra citata è indubbiamente viva, ma che palle!!
Un essere vivente che non interagisce con il mondo esterno è vivo, ma non VIVE.
Ecco, non volendo ho differenziato la vita: vita scritta in minuscolo, quella delle cellule,
VITA scritta in maiuscolo, quella degli esseri umani.
La chiesa difende ad oltranza la vita a prescindere di come sia scritta, a patto che:
1. non sei eretico, nel qual caso puoi bruciare al rogo insieme agli oltre 5000 esseri umani bruciati ( senza i 2000 del top player Torquemada, ma lui era un fuoriclasse )
2.non sei rivoluzionario, nel qual caso la ghigliottina è assicurata ( chiedere di Targhini e Montanari )
3. non sei ebreo, nel qual caso l’olocausto che ti può beccare potrebbe anche non esistere.
4. non sei bambino negli stati uniti e frequenti la parrocchietta sbagliata
Se invece sei un vegetale e avevi espressamente detto che non volevi essere tale, non hai nessun diritto. devi vivere. Ma vivere con i caratteri minuscoli e costringere i genitori ad assistere a tale scempio.
Perchè vai in prima pagina e diventi assurdamente VIVA in quanto ognuno ti affibbia l’etichetta propria: la tua vita diventa merce di scambio ipocrita per il capo del Governo, che avrà fatto i suoi conticini statistici e impone la propria volontà persino modificando la Costituzione tanto adora fare leggi ad personam.
Così sarai VIVA, almeno fino a quando i riflettori saranno accanto al tuo lettino: al primo cambio di scena a mano a mano l’attenzione verrà meno, Bruno Vespa parlerà d’altro, la chiesa sarà costretta a rettificare l’ennesima gaffe del papa e i canali d’informazione faranno le maniche di vento a seguire la direzione imposta.
Così tornerai alla tua vita, con un padre disperato e te che sei talmente viva che potresti ( cito il Presidente del Consiglio ) rimanere incinta.
Nessuno capisce che vita sia la tua, Eluana, a nessuno importa come vivi.
Ti auguro di avere quello che desideri.”

Miagolato il 14 January 2009 - 21:52
Sprazzi, Zampate, Zampette by Miciastra

“Bho, io non lo so… tu alle volte parli così…”

Così come? Come parlo? Che dico di tanto strano? E’ vero, io parlo tanto, dico esattamente sempre tutto quello che penso ma non credo di dire cose strane, o meglio, così tanto strane. Oppure si?!?

E da questa domanda fattami qualche minuto fa e che aveva un risvolto totalmente simpatico, mi sono sorti dei dubbi un pò più seri oppure anch’essi faceti, non lo so.

Ma sono così anomala io? Dico cose tanto strane? Ma strane rispetto a cosa e a chi? Dov’è il limite? E perchè poi?

Bei dubbi.

Mi viene in mente il testo di una canzone di un grande artista:

Parlare parlare
e usare codici convenienti
uomini uomini
per sfruttare meglio le correnti
figli e nipoti
di un abbaglio di generazione
povere anime
con difetti di costruzione.
Non dice a tutti la sua età
la vostra automobile ha trent’anni
ah, non è qui
che avrebbe impegnato il cuore.
Correre correre
non è questione di energia
ma di stato delle cose
di presunta buona sintonia
vantando un residuo
in un credito d’illusione
alla nostra serenità
alla nostra situazione.
Non dice mai la verità
la vostra donna di trent’anni
ah, non è qui
che avrebbe impegnato il cuore.
Bello sentire
un altro passo vicino
e non fantasia
signore e signori
per amore non per altro
si recita oh.
Non dice sempre come va.
la nostra donna di trent’anni
noi non è qui
che avremmo impegnato il cuore

Bhè, stasera li lascio da parte perchè ho bisogno di far calmare il temporale che ho dentro. Voglio dare quiete al cuore ed all’anima.

Miagolato il 5 January 2009 - 2:38
Sprazzi, Zampate by Miciastra

E’ una di quelle notti in cui rivedo la mia vita.

E non dormirò bene. Già lo so.

Confido nel mio cuore. Mi salverà da questa notte così  oscura?

Speriamo.

Miagolato il 20 October 2008 - 1:38

Come sono io?
Come sono io oggi?
Come reagisco alle cose della vita, alle relazioni, ai rapporti con la gente?
Sono una sognatrice. O meglio, lo sono stata per tanto tempo.
Accidenti quanto ho sognato in passato! Ho il senso della giustizia sproporzionato al peso del mio corpo. Troppo, forse. O forse no.
Ho sempre ricercato l’unicità delle cose, il nucleo, il fulcro, il centro… insomma, sempre alla ricerca del perchè e per come, andando nel profondo anche nelle cose superflue.
Sono una che non sta zitta mai, che dice sempre quello che pensa e questo mio aspetto mi ha creato spesso problemi notevoli.

Ho iniziato vivendo di eccessi perchè ero viziata, perchè non avevo problemi, perchè pensavo di potermelo permettere. Ho passato periodi in cui non uscivo di casa se non avevo le scarpe di Gucci ed il motorino del momento o il gioiello alla moda. Andavo tutte le domeniche a messa perchè era una cosa chic e poi a prendere l’aperitivo con gli amici. Ho preteso vacanze a Cortina,  estati in Sardegna, rigorosamente in barca e rigorosamente tra Porto Cervo e Porto Rotondo, avevo insegnanti privati d’inglese, e francese, facevo la bella vita, quella spensierata.

Poi ho cominciato a mettere in moto il cervello e mi è nato un grande ideale politico che mi ha portato a vivere situazioni anche piuttosto spiacevoli, dalle botte agli attacchi del partito opposto al mio.
Ero lì, quel giorno quando Giorgiana Masi è stata ammazzata, ho abbracciato il femminismo quando ancora non era una moda o solo un modo di dire come oggi ed ho preso anche parecchi schiaffi. Mi sono trovata in situazioni che oggi definisco estremamente pericolose ma che, all’epoca, affrontavo con una determinazione e sicurezza che oggi non ritrovo più.
Ero sicura di spaccare il mondo, ho studiato tre lingue per abbattere certe barriere, sono andata a studiare a Londra e mi sono persa nelle droghe, ho abbracciato il mondo di Saffo, senza pregiudizi, ho vissuto nei manicomi con i matti, quelli giudicati pericolosi, ho schivato coltellate da loro, ho toccato i malati di aids quando si gridava ancora all’untore, ho visto amici morire per un buco di troppo, altri per il loro non saper stare al mondo ed altri ancora schiantati sulle strade.

Ho vissuto il mondo della notte, ho lavorato nei locali notturni, ho assistito a scene inenarrabili, ho visto sodomizzare ragazzi inesperti che si affacciavano nel mondo omosessuale, ho buttato nella tazza del cesso bottigliette piene di cocaina che stavano distruggendo persone che amavo profondamente.

 Sono andata a lavorare in America, in Francia e poi in Giappone, ho vissuto in Tahilandia ed in Australia. Ho toccato con mano tante realtà, ho cercato sempre di vivere al 100% tutto quello che la vita mi presentava.

Ho salutato la mia famiglia a 19 anni, così tanto borghese, così tanto lontana da quello che io ricercavo e sono andata via una notte di un 25 ottobre di tanto tempo fa con solamente un paio di stivali in mano e 500 mila lire, senza un lavoro ed una casa dove dormire.  Ho trovato tre lavori, ho faticato tanto. Ho trovato persone handicappate che mi hanno insegnato a vivere la diversità dall’altra parte della barricata.  Ho spaziato, ho respirato, ho esagerato, sono andata oltre. Ho conosciuto un uomo che mi ha rovinato la vita, ho dovuto abortire un figlio che oggi sarebbe maggiorenne e che mi manca sempre di più, anche se non l’ho conosciuto. Ho convissuto con la morte accanto, con un uomo condannato da una malattia a soli 27 anni, assistendolo giorno per giorno, ho dovuto assistere alla decisione di mio padre di non proseguire la sua vita, ho visto crollare la mia famiglia poco a poco, ho affrontato il mio tumore al seno come un’amazzone, temeraria, con la volontà di farcela e sicura di farcela anche se vedevo il mondo tutto grigio, sono stata cinque mesi a letto con anca a costole rotte per uno stronzo che mi ha preso con la macchina passando con il semaforo rosso.
Malgrado questo, ho sempre lottato, tanto, con insistenza, con la voglia di andare avanti, con un’energia che mi veniva da dentro.
Ho incontrato tanti uomini nel mio percorso, ho sbagliato tante volte, ho spesso confuso i mio bisogno d’amore con i sesso sterile, rimanendo sempre in ginocchio e soffrendo nel profondo
Poi ho sposato un uomo sbagliato che non ha capito nulla di me, un uomo tanto carino e talmente tanto gentile che è diventato come un fratello per me, ma di fatto non lo è.
Ho voluto un figlio, in questa mia vita così particolare, quasi a voler mettere un punto fermo al vagabondare della mia anima.

Ed oggi lui è la mia ragione di vita, è il mio cuore che batte,  è la mia gioia, la mia linfa vitale,

Ma so benissimo che lui non è me, che è una persona diversa da me ed io rimango sempre io.

Ho vissuto tanto e, per l’età che ho, anche troppo. E penso che tutto questo avrebbe dovuto fortificarmi, crearmi una certa scorza, darmi una certa energia vitale e saggezza…

Domani mia madre deve fare la tac total body con mezzo di contrasto  per vedere se, come e dove  le eventuali metastasi  si sono posizionate ed io non so proprio come affrontare tutto questo.

E’ proprio vero che l’esperienza non conta un cazzo.

Ma questa notte me lo chiedo, come sono io? Chi sono io? E come faccio a resistere?

E’ una notte veramente buia in cui io non mi ritrovo, vacillo e ricerco l’amazzone che ho sempre pensato di essere. Ma no la trovo più.

Ed ho paura.

 

Miagolato il 31 July 2008 - 1:27
Cazzeggio, Zampate, job by Miciastra

Ed eccomi a Riccione. Non c’ero mai stata prima e non mi sono persa nulla davvero.
C’è un casino bestiale, troppa gente, troppi locali, troppi alberghi, troppo tutto. Come si fa a venire in vacanza qui?
Ma io sono qui per lavoro.
Dopo ben quatro ore di viaggio in macchina con il fratello povero di Forest Gump, arriviamo in albergo. Albergo. Parola grossa. La camera è talmente piccola, che per andare in bagno, quasi devo passare sopra il letto. Il bagno è talmente piccolo, che per fare la pipì, devo stamparmi letteralmente sulla doccia.
Ma io sono qui per lavoro. Non devo dimenticarlo.
L’armadio è fatiscente e non riesco a metterci tutte le mie cose dentro, in più i terrazzino si affaccia su un bel garage. Di vista mare non se ne parla nemmeno.
Ma io sono qui per lavoro.
Appena arrivata, la signora del desk mi chiede di scegliere la cena: risotto alla pescatora o qualcos’altro…. [La cena?!?! Ma dove siamo? In un collegio?] e mi comunica che verrà servita entro le venti e quindici. Mi sembra di sognare. Come le venti e quindici? Essì, la cucina chiude. Cazzo… chiude alle venti e quindici? Minchia né, ma dove siamo? Al San Camillo? [noto ospedale romano]. Vabbè, prendo il risotto.
Arrivo in spiaggia e trovo il caos vero!!! In più, fa un caldo allucinante, trentotto gradi con un tasso di umidità degno di Bangkok. C’è molto da fare, tutto da organizzare ed io sono, per così dire, un tantino scoglionata e stanca.
Ma sono qui per lavoro. Devo concentrarmi su questo.
Per fortuna il beach tennis è uno sport decisamente dinamico e divertente, quindi mi metto subito al lavoro. Alle sette di sera ci sarà un cocktail di benvenuto per gli atleti, seguito dai vari “benvenuto” da parte della federazione internazionale, quella europea ed anche da parte di quella locale.
L’inglese è qui cosa abbastanza sconosciuta e mi ritrovo a fare la traduzione simultanea, come quando ero alle prime armi.
Al beach tennis lavoro sempre con Massimo Caputi e, poichè l’inglese non è proprio il suo forte, non so comè ma riesce sempre a farmi fare delle cose per me assurde, impensabili. Io sono fondamentalmente una persona timida ma lui riesce sempre a mettermi davanti ad una telecamera o a gestire delle situazioni su un palcoscenico, con microfono in mano a tradurre in simultanea quello che lui dice. Non so come faccia, ma ci riesce sempre!!! Naturalente ho suscitato la “ola” da parte di tutti gli astanti ed il quel momento mi sarei volentieri sotterrata sotto la sabbia.

Però è divertente [maledetto Massimo].

A fine giornata sono tornata in collegio, ho cenato, se così lo vogliamo chiamare e poi sono andata a bere con gli inglesi. E loro bevono. Ma ho vinto io.

Ora sono nel mio loculo con la TV che penda dal soffitto…

Ma io sono qui per lavoro.

Cazzo.

Miagolato il 13 June 2008 - 18:09
Mhmm, Zampate by Miciastra

La dottoressa Laura Schlesinger è una famosa giornalista di una radio americana che nella sua trasmissione dispensa consigli alle persone che telefonano. Qualche tempo fa, Laura ha affermato che l’Omosessualità, secondo la Bibbia (Lev.18:22) è un abominio, e non può essere tollerata in alcun caso. La seguente lettera è stata spedita alla dottoressa Laura SCHLESINGER il giorno stesso in cui la trasmissione è andata in onda.

“Cara Dottoressa Schlesinger, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.

Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile.

Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione.

Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce l’ Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?

Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev.1.9). Il problema è con i miei vicini: i blasfemi sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli?

So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Lev.15: 19-24.). Il problema è come fare a chiederle questa cosa? Molte donne s’offendono…

Il Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?

Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. L’Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?

Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lev. 11:10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione?

Sempre il Levitico 21 al verso 20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?

Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lev 19:27). In che modo devono esser messi a morte?

 Ancora nel Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?

 Mio zio possiede una fattoria. è andato contro Lev. 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perchè usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. E’ proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia il Levitico20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

 So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile.

Una sua devota ammiratrice”

Mood:Mmm… emoticon Mmm…

Miagolato il 13 April 2008 - 9:49

Ebbasta!!! Si, lo voglio scrivere tutto attaccato e con due bi, forse perchè in certi frangenti, la mia romanità mi aiuta ma anche perchè “e basta” non soddisfa la mia profonda incazzatura.

Ebbasta con tutta ’sta gente che si candida. Non ne posso più. Alla candidatura manco solo io ed il mio gatto. Mi arrivano sms, telefonate, email, volantini nella cassetta della posta da parte di gente conosciuta tanto tempo fa e mai più rivista, che mi saluta, mi chiede come sto (figurati che cazzo gliene frega…) e poi scatta la fatidica frase che detesto: “sai mi sono candidato e…” E chissenefrega!!!! La risposta standard che ho adottato è: “oh, non preoccuparti, ti voterò senza ombra di dubbio”. Roba che dovrebbero darmi una ventina di schede per mantenere le mie promesse di giuda. Ma, se vengo presa per il culo, ripago con la stessa moneta.

Mi sento bombardata, defraudata della mia privacy e poi… gli sms sul cellulare mi fanno lettealmente andare in bestia. Chi cazzissimo santo gli ha dato il mio numero di cellulare!?!?! Come ci sono arrivati?

Poi ci sono anche gli incontri di quartiere. Nel mio, ci sono almeno 10 candidati. Gente che fino a ieri ho incontrato al bar, dal panettiere, al mercato, nel mio palazzo e con le quali, al massimo, ci si è detti un buongiorno ed un buonasera. Adesso, improvvisamente, grandi sorrisi…”ciao come stai?”…. Come sto?!?! E che cazzo te ne frega di come sto? Mi hai mai chiesto prima come stavo? Ma chi ssei? (chiedo venia, ma quando sono incazzata, uso un gergo ed una pronuncia tipicamente romani, da qui le parole unificate e le doppie, oltre alle parolacce…) Ma come t’antitoli? (questa è difficilissima) Ma mi hai mai invitata a cena a casa tua? Ti se mai proposto di darmi una mano quando ne ho avuto bisogno?

Mò sei entrato in politica (entrare in politica… moto a luogo… mah… io entro dal panettiere), fino a ieri facevi il cazzone al bar con gli amici, ah…in quel bar che viene chiamato “San Patrignano” chissà mai perchè… ed ora, tutto ripulito, con la tua bella giacca e cravatta, credi di prendermi per il culo ed offendi la mia intelligenza, pensando che basti un “ciao come stai?” per farmi calare le braghe e votarti?

S-C-O-R-D-A-T -E-L-O

Ma chi siete tutti voi? Che programma avete? Cosa proponete per rimediare a tutto questo casino e malcontento? Come risolverete i problemi che ci affliggono? Cosa direte alle persone che campano, si fa per dire, con 800 merdosissimi euro al mese e che, per non sprecare l’acqua, quando aprono il rubinetto per sciacquare qualcosa, lasciano una bacinella sotto per poterla recuperare? Lo sapete voi che c’è gente che fa anche questo? Ve ne frega qualcosa della vecchina del quarto piano che la sera resta al buio per non consumare corrente perchè non ce la fa a pagare la bolletta? Come mi aiuterete a comprare questa casa dove vivo perchè, se non lo faccio, mi sbattono fuori e con quella miseria di stipendio che prendo non ce la farò mai?

Siete tutti spuntati dal nulla, improvvisamente. Avete imbrattato la città con le vostre facce da cazzo, noncuranti dello spreco di carta che c’è stato, avete rotto le palle al prossimo, tampinando la gente come me ma soprattutto le persone anziane, abindolandole, facendo false promesse ed oggi volete il mio voto sulla fiducia? Ma quale fiducia? Ma chi siete ?

Minchia che rabbia che ho. Oggi si vota ed io oggi andrò. L’unica, enorme differenza è che questa volta sono proprio schifata sul serio, non ripongo più fiducia in nessuno, mi urtano solamente i nervi e basta.

Ho fatto attività politica per molti anni, sono cresciuta con un uomo intelligente e vero, che mi ha trasmesso grandi ideali, la lealtà verso chi ti sta di fronte, l’amore per le cose semplici, il rispetto per la vita di tutti.

Un uomo che, in quei tempi burrascosi degli anni 80, rischiava la vita tutti i giorni e malgrado questo è andato avanti per la sua strada perchè credeva in quello che faceva.

Sono crescitua così ed oggi mi sento persa fra tutte queste sigle nuove che nascono da un giorno all’altro, senza un passato, frammentando solo un credo antico e rappresentate da queste facce da cazzo senza arte né parte.

Oggi, per la prima volta nella mia vita, andrò al seggio elettorale e disegnerò una casetta.

Ma lo farò con la morte nel cuore perchè i miei ideali sono andati a farsi benedire.

E chissà, magari lunedì sera scopriremo che hanno vinto le casette…