“Brillante weblog è un premio assegnato ai siti ed ai blog che risaltano per la loro brillantezza sia per quanto riguarda i temi, che per il design. Lo scopo è quello di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.”
Dyo mi ha insignito di cotanto premio ed io la ringrazio veramente anche perchè, a differenza di voi tutti, io non mi sento una blogger assolutamente, gioco poco con la lingua italiana e porto avanti una battaglia personale con il mio animo chiuso per le questioni personali. Rispetto a voi tutti, non mi sento proprio di meritare questo premio. Ma dyo me l’ha dato ed allora lo accetto volentieri. La motivazione cita anche la brillantezza per il design. Ed allora va ringraziato InvernoMuto perchè ha realizzato ciò che io avevo nella testa (e non è poco!)
Grazie ancora dyo.
Al ricevimento del premio, bisogna:
1. Scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog;
2. Scegliere un minimo di 7 blog che si ritengono brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibire il loro nome e il loro link ed avvisarli che hanno ottenuto il Premio “Brillante Weblog”.
3. (facoltativo) Esibire la foto o il profilo di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.
Detto questo, ecco la mia scelta:
IAN DIGITO PRESCIA SIMONA INVERNOMUTO DYO ROB
La foto ve la risparmio perchè vi voglio bene.
Ieri: esco dall’ufficio, troppo tardi per qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’orario di chiusura dei negozi ma decido di sfidare il tempo. Chiamo la mia eterna, di sempre, atavica, inossidabile e purtroppo non sostituibile amica Monica che mi dice che gli auricolari della Shure si trovano a Largo di Fontanella Borghese. Orbene, il luogo è in zona ZTL, cioè non ci si può entrare “manco se ti fai cane ed abbai”, oltretutto, il traffico a quell’ora è come un quadro di Picasso nel suo ultimo periodo. Vabbè, sono le 19 e 4 e decido di sfidare il tempo. Non so come, riesco ad arrivare nei pressi del “ghetto chic”, come lo chiamo io, ovvero il centro storico di questa bella città, dove nessuno entra e nessuno esce… ma c’è, non so come, sempre troppa gente… mah…
Arrivo a Fontanella Borghese e… non trovo una beata fava. Ore 7 e 35. Puttanalamiserialadra, già sono incazzata nera di mio in ’sto periodo di merda secca, in più so che sto perdendo il mio tempo. C’è un negozio della Bang&Olufsen. Entro, già sapendo che mi manderanno a cagare (a Roma diciamo cacare). Ed infatti.
Ci rinuncio, anche perchè realizzo tristemente di non essere super pippo.
Oggi: entro in ufficio con un ritardo estremo ed ho mille e mille cose da fare ma, decido di sfruttare il web e di documentarmi a dovere, anche perchè la mia amica mi rifila sempre delle cazzate pazzesche. Scopro che la Shure ha dato mandato alla Apple di vendere sti cazzo di auricolari. Telefono alla ICON più vicina a me e…MIRACOLO… hanno il prodotto che cerco!!!
Alle 16 e 30 devo essere dalla mia estetista per un restauro tecnico unghiale generale. Esco alle 16 e 10, passo da lì, riesco a fare l’acquisto e volo dal mio angelo estetico. Ovviamente mi ci vogliono ore per ritornare allo stato umano, quindi esco al volo da lì perchè voglio comprare roba cartacea per impacchettare il tutto, devo cibare il mio micio/cavallo, fare una doccia, altrimenti la asl mi segnala come appestata, visti i 40 gradi che ci sono qui… due chiacchiere con la mia convivente (sempre Monica) e poi chiamo IM.
Sono appena le 20 e 40 e lui mi passa a prendere. Ha passato una giornata di merda ed io lo so. Forse solo io, visto che è criptico con il resto del mondo ed anche il resto del mondo un pò se ne frega di lui. Ma io no.
Nascondo il regalo in una sacca che usualmente uso per andare in piscina da lui e, visto che non gli sfugge mai un particolare (alle volte penso non sia umano), faccio di tutto per far finta di niente. Ho deciso di festeggiare il suo compleanno questa sera, visto che l’8 maggio io sono sempre sotto pressione.
“Passiamo da Mondi, voglio comprare delle tartine perchè mi va così”. Gioco sul mio carattere un pò eccentrico per confondergli le idee. E ci riesco!!!
Tartine (e chi non è di Roma non può comprendere quanto siano buone) ed un semifreddo ai frutti di bosco. Sussurro alla commessa di mettere tre candeline azzurre e vado a pagare.
Arriviamo a casa di IM, lui si fa una doccia, io vago per i blog…
Cena con le fantastiche tartine, filmetto regolarmente scaricato, prosecco ghiacciato…
Dopo cena arrivo con la tortina e le candeline, intonando anche un “tanti auguria te…”
Porto il pacchetto e… magia… IM si commuove e comincia a dire cose sconnesse!!!
Il biglietto diceva: “8 luglio ma è come se fosse l’8 maggio 2008… un piccolo pensiero per (BIP BIP BIP BIP) e non si può mica dire proprio tutto, eh?!?
Buon compleanno, amico mio.
Ti voglio bene.
Udite udite!
Il ragazzo s’è superato…
Arrivo alle ventunoeventi, citofono, mi apre la porta e… wow!!!
La casa stranamente messa in ordine, ha anche spazzato la miriade di sassolini che Dafne regolarmente tira fuori dal suo bagnetto.
Accedo con una certa titubanza, sono abituata a trovare Beirut qua dentro, per cui quasi mi sembra di essere andata in una casa che non conosco. IM mi accoglie in bermuda militari e t-shirt con un vecchio disegno di Batman e Robin che ho freneticamente cercato e trovato a NY perchè so che lo adora (Batman, Robin no perchè dice che è frocio, almeno fino a quando non è diventato Nightwing).
Candele accese ovunque, musica di sottofondo, aperitivo pronto sul bancone della cucina: Martini bianco con arancia e stuzzichini vari, perchè sa che io adoro tutto questo.
Mi sento un po’ inadeguata per la serata, poichè arrivo con i capelli ancora bagnati dalla doccia, uno pseudo vestito viola con annesse scarpe. Inutile parlare del trucco che non ho perchè sono perennemente in ritardo ed anche un po’ maschiaccio, ma lui è il mio amico e con lui posso permettermi di tutto.
Dopo il bis con l’aperitivo [Salve, sono Miciastra e sono un’alcolista], IM mi dice di sedermi a tavola e di non muovermi assolutamente ed anche di non smangiucchiare troppo pane perchè…
Mi siedo a tavola contenta, curiosa ed affamata poichè l’ultimo pasto risale alle dodicieventi: esattamente nove ore fa!!!

Ed ecco che arriva il famigerato spezzatino con le cipolle…
Cristo quanto è buono!!! Questo piatto mi fa venire in mente cose che, per decenza, non posso descrivere in questo momento perchè rischierei di far concorrenza a YouPorn… [Ebbene si, lo conosco anche io…]

Ma lo spezzatino è niente in confronto a quanto questo “marruano” ha preparato! Patatine fritte con la senape fregata a McDonald che è l’unica che mangio, un meraviglioso Centine fresco [Perchè credo che io e lui siamo gli unici a bere il rosso freddo…]

“Non mangiare troppo pane” mi dice il mio amico “perchè poi c’è dell’altro…” [Lui sa benissimo che potrei uccidermi per questo]
[Cazzo mai avrà preparato questo scellerato?]
Cena bellissima con meravigliosa musica di sottofondo, risate vere ed un grande senso di benessere. Lo devo ammettere, il mio amico ci sa fare.
Dafne fa da contorno, arrampicandosi di qua e di là perchè ancora non si è resa conto di essere un gatto e non un cane. IM sparecchia e mi vieta di alzarmi. Ok non mi alzo anzi, bevo, fumo, ascolto la musica e mi rilasso decisamente.
Arriva a tavola con una serie di coppe e coppette varie… Che ci sarà dentro? Lui sa che io odio i dolci [li odia anche lui] e quindi proprio non so cosa contengano.
Sorpresa, sorpresa!!! Fragoline di bosco e panna, rigorosamente non dolce!!! Io AMO le fragoline di bosco, le ADORO, mi fanno letteralmente impazzire ed amo profondamente anche la panna!!!
Minchia che cena, ragazzi!!! Minchia che amico, ragazzi!!! Minchia, che culo che ho ad avere un amico così, lo devo proprio ammettere. Riesce sempre a cogliere l’attimo, a farmi sentire bene, a rilassarmi anche senza parlare.
Sparecchiamo, io mi metto a giocare un po’ con Dafne che si trasforma in Satanik [come la chiamo io quando è arrazzata], un bicchiere di whisky, chiacchiere varie, ma la cosa più importante è la sintonia ed il sorriso disarmante che ha questo mio grande amico.
Grazie, ci voleva. [E tu, solamente tu, lo sapevi]
[OT: Continuo ad adorare i sensi di colpa!!!]
Mood:
Happy
Vuoi forse un pò per le cattiverie che InvernoMuto ha detto nel suo post riguardo all’aperitivo delle 18.00 o forse perchè mi trascura da un pò [per bariste e genere umano in generale], bhè, fatto sta che stasera mi ha invitato a cena a casa sua, promettendo di cucinare il suo famosissimo spezzatino con le cipolle, che tanto amo alla follia…
Mood:
Meeeow!!!
Weekend decisamente particolare.
Venerdì ho preso un aereo e sono andata a New York.
Era un pò che ci pensavo e, dato che per condizioni familiari usufruisco di agevolazioni particolari, ho colto la palla al balzo e sono andata.
Ventiquattro ore a New York. Non è tanto ma è molto, soprattutto in virtù del fatto che posso annoverarmi tra coloro che vengono considerati fortunati.
Atterro venerdì pomeriggio alle 17.00 locali. A parte la mia narcolessia, che mi fa addormentare ancora prima del decollo e svegliare poco prima dell’atterraggio, il viaggio è andato alla grande, visto che sono stata anche messa in classe “magnifica” e sul 777 è degna di questo nome.
Trasferimento in albergo. Passo dal Queens, noto quartiere (se vogliamo considerarlo tale!) newyorkese e dormitorio di gran parte dei lavoratori della city. Passo davanti a Flushing Meadows ed il cuore mi si stringe nel vedere lo stadio dove si disputano gli US Open. Ma l’emozione aumenta quando all’orizzonte si staglia la tipica cartolina di NY e, sebbene io sia già venuta qui più o meno 30 o 40 volte, l’emozione rimane sempre la stessa. Non so descriverla ma chi ha avuto l’opportunità di vedere tutto questo, potrà ben comprendermi.
Arrivo in albergo, centralissimo e decisamente carino. Doccia rapida e poi cammino fino a Times Square, icona paesaggistica e simbolo di questa immensa città. I cartelloni pubblicitari digitali mi fanno girare la testa ma mi piace tutto questo. Voglio andare a cena al Village, mi piace respirare quell’aria un pò artistica e pazzoide, immergermi tra le razze più disparate, entrare nei negozi vintage e quelli un pò strani. E poi c’è Panchito, il ristorante messicano che mi piace tanto, non tanto per il cibo, quanto per l’insuperabile frozen margarita che servono solamente lì. Mi siedo quasi subito, sebbene ci sia il caos più totale. Che bello e che buono!!! MacDougal Street, insieme a Bleecker Street sono le vie del Village che preferisco, quelle più vive, le più strambe.
Dopo cena passeggio qua e là e mi diverto a guardare le persone, i negozi, i locali. Mi vengono in mente tanti film girati qui, in queste vie così strette per essere newyorkesi, in queste case minuscole, con le finestre che si affacciano sulle scale antincendio esterne, di quelle che si tirano giù…
Improvvisamente il mio jet leg si fa sentire impetuosamente, così decido di andare a dormire e saluto New York di notte, poichè domani sera non sarò più qui.
Con estremo piacere chiamo un taxi alzando la mano (adoro questa scena!!!) e lo trovo immediatamente. Gli “yellow cab” sono tutti provvisti di dispaly posizionati nello schienale del guidatore e mostrano la posizione del taxi su una mappa e tutto il tragitto che percorre. Oltre a ciò, nella parte destra puoi trovare le news in diretta. L’autista è un pazzo e guida come tale. E’ greco e vive qui da non so quando. Mi racconta tantissime cose con un accento fantastico e, un pò per la sua guida (ho seriamente pensato di non arrivare in albergo), un pò per i suoi racconti, riesce a farmi passare il sonno.
La mattina mi sveglio prestissimo. New York è ancora addormentata. Dalla mia finestra vedo l’ Empire State Building, colto da una luce bellissima…
Decido di uscire e di andare a passeggiare al Central Park, polmone di questa città troppo piena di cemento. Ci vengo sempre. Mi piace molto e mi perdo tra le stradine del parco. Arrivo al ponticello che tanto adoro e mi fermo lì per un pò. Il contrasto tra la città ed il parco è incredibile, sembra irreale. Anche il rumore ed il caos si dissolvono improvvisamente una volta entrati qui. Gli scoiattoli non hanno paura e ce ne sono veramente tanti. Incontro anche una tartaruga che ha perso l’orientamento e l’accompagno vicino al suo lago.
E’ una magia. Tutto è perfetto, pulito, verde, pieno di fiori e di silenzio. Mi viene in mente ”the sound of silence” di Simon & Garfunkel ed inizio a canticchiarla. Mi piace quello che c’è intorno a me.
Decido di concedermi anche una passeggiata sul risciò. Lì ci sono dei ragazzi che ti portano in giro. conosco “Dick” un ragazzo nero molto simpatico che ha decisamente litigato con l’acqua ed il sapone. Durante la passeggiata parliamo e gli dico che sono italiana. Al chè lui esclama:” Italian? Ah… Silvio Berlusconi…he’s a thief!” Ma come!?! Ma come?!? Ma non era “Italiani, pizza e mandolino?” oppure “Italiani, spaghetti e qualcos’altro…?” E’ cambiato qualcosa, decisamente. E non in meglio. Saluto Dick e gli auguro buona fortuna.
Alle 10.00 la New York commerciale si sveglia ed ho deciso di darmi allo shopping sfrenato, quel tipo di shopping in cui la carta di credito si scalda, diventa incandescente, quello shopping in cui ci si fa del male. Ne ho voglia, voglio regalarmi questo shopping. Ho lavorato tanto e non mi sono concedo nulla da tempo.
Prima di andare sulla Fifth Avenue, vengo attratta da un cubo di vetro. E’ un Apple Centre e decido di andarlo a visitare , incuriosita più da quell’entrata così particolare che dalla mercanzia.
Inizio il tour de force!!! Entro in tutti i negozi… Arrivo alla 34a dove trovo quello che cercavo. Dopo ben sette ore mi avvio verso l’albergo. Sembro la cugina brutta di “Pretty Woman”, anzi, se mi guardo meglio, più un somaro carico di pacchi. Ma sono estremamente soddisfatta.
Faccio la valigia che, diligentemente e criminalmente, avevo portato quasi completamente vuota. Doccia (penso intensamente a Dick e mi sento proprio fortunata), poi trasferimento al JFK. Alle 22.00 parto. Vedo New York dall’alto e le prometto di tornare ad ottobre. E lo farò.
La mia narcolessia mi permette di addormentarmi quasi subito…
Mi risveglio sulla costa orientale spagnola… sono frastornata, mi portano la colazione e dopo poco atterro a Fiumicino.
Apro la porta di casa, mi butto sul divano, chiudo gli occhi e canticchio non so nemmeno io cosa.
Mi risveglio dopo poco o tanto, proprio non lo so e penso: ” Ma ci sono stata o no a New York? E’ stato solo un sogno?”.
Che importa.. sono stata bene comunque…
Mood:
Happy
Vivo in un palazzo di nove piani e quarantadue appartamenti. Palazzo costruito nel millenovecentotretasette, con scale immense ed un ascensore ricavato non so nemmeno come. All’ingresso, spazi che contenevano quello che un tempo il fascio littorio usava esporre ma che, oggi, comporta solo spazi vuoti. Ci vivo dal millenovecentonovantuno, anno in cui il marito di mia madre ma ha comunicato che un “ente” gli aveva dato una casa e che dovevo assolutamente traslocare perchè, altrimenti, avrei, avremmo perso la casa. Centoquaranta metriquadri di casa antica, soffitti di quattrometri e mezzo, con un ingresso di venti metri quadri totalmente inutile, tre camere da letto, una cucina, un salone, lo sgabbuzzino, un bagno solo [ahimé] e due terrazzi piccolissimi. Sono al nono piano e vedo la cupola di San Pietro, sono in centro storico, in fondo. Nell’androne c’è un quadro raffigurante la madonna con il classico lumicino e le cassette della posta in legno e vetro, il marmo intorno all’ascensore in cui si intravedono residui di quello che un tempo furono conchiglie, oggi divenuti fossili. Il mio ascensore ci mette ben cinquantanove secondi ad arrivare al nono piano e, anche se si tratta di secondi, sembra sempre un’eternità. Questa eternità è spesso aumentata dai vari inquilini che, visto il lungo tragitto da percorrere, si accalcano per non perdere il “turno”. Ma siamo tanti e viviamo a Roma. Ciò significa non cagarsi assolutamente. Io posso dire di non conoscere gli inquilini del mio palazzo. Non so nulla di loro, non so che vita facciano, che problemi abbiano e quando sul portone vedo affisso un fiocco rosa o celeste, proprio non so a chi possa appartenere.
Ogni piano ha quattro appartamenti e, anche se quattro per nove dovrebbe fare trentasei, non chiedetemi come mai ci sono quarantadue appartamenti perchè la matematica non è decisamente la mia materia. Fatto sta che ce ne sono quarantadue. Ne sono certa perchè io sono l’interno quarantadue e quindi è così.
Al nono piano, oltre a me, c’è una famiglia con una figlia in carrozzina ed ogni volta che l’ascensore non funziona, quindi almeno una volta a settimana, si ritrovano a portarla giù in braccio, tra l’indifferenza dei più, una vecchia coppia oramai ultra ottantenne, coppia di “secondo letto” [dicerie di condominio…], come si suol dire, lui ex idraulico, lei non so, forse moglie e basta, che non mi sembra proprio poco.
Poi c’è l’interno trentanove. Una coppia anziana. Lei, ex infermiera, lui, ex non so cosa, ma ex, poichè oramai in pensione. Sono di origini orvietane, come me. Vivono da soli, hanno due figli grandi. No, hanno un figlio grande. La figlia era grande, un tempo. Ora non lo è più. Paola.
Bella ragazza, molto solare e gentile. Il marito ha un banco di frutta esotica al mercato coperto sotto casa. Due figli, un maschio ed una femmina, quasi come da copione. Anche lui è fico.
Bella famiglia.
A trentanove anni le viene diagnosticato un tumore al seno e da lì inizia la sua trafila con ospedali e cure.
Niente da fare. Il cancro vince anche sulle belle famiglie.
Paola muore troppo presto, troppo velocemente, soprattutto per i suoi figli che erano ancora troppo, se c’è mai un troppo in questi casi, piccoli.
Apprendo la notizia in un giorno di sole, mentre stendo i panni sul terrazzo della cucina che combacia con quello di Marcella, la mamma di Paola.
Mi dice: ” Miciastra, Paola non c’è più, se n’è andata via da me”.
Non sapevo cosa dire, cosa fare. La tristezza mi ha trovata fertile, il dolore mi ha devastata. Lei era carina, sempre sorridente e che cazzo, come possono succedere certe cose? Ed i figli che faranno ora?
E’ stato un dolore grande, malgrado il fatto che, nel mio palazzo non esistano rapporti umani normali.
Paola è morta da tre anni e la vita di Marcella è cambiata. La incontro ogni mattina presto in ascensore, sempre carina, sempre forte, sempre sorridente. Con l’autobus va a casa dei suoi nipoti, pulisce, prepara da mangiare e torna a casa sua dove l’attende un marito a cui, nel frattempo, tanto perchè il destino è proprio stronzo alle volte, è venuto un cancro allo stomaco.
Nei cinquanatanove secondi di ascensore le chiedo sempre come sta e lei, regolarmente e giustamente, piange. Ogni mattina. Ogni santa mattina, ma allo scadere dei cinquantanove secondi, mi augura sempre una giornata serena.
Questa mattina mi sono svegliata presto e vagabondavo per casa. Devo proprio ammettere che il periodo che sto vivendo non sia dei migliori. Mi sono svegliata con un gran bel senso di inutilità all’ennesima potenza, con la voglia di annientarmi sul divano, con la tachicardia alle stelle ed uno stato depressivo incombente. Ho dato da mangiare al mio micio/cavallo ed ho acceso il pc. Blog e affini. Poi il nulla.
Suona il campanello.
Chi cazzo sarà mai di domenica mattina alle dieci e quarantacinque?
Chi osa rompermi il cazzo a quest’ora?
Vado alla porta, guardo dallo spioncino… è Marcella.
Penso: “Mio dio che cosa sarà mai successo? Magari suo marito”… non posso pensarlo… mi rifiuto di farlo.
Apro la porta in camicia da notte di Victoria’s secrets e mi sento fuori posto.
“Ciao Miciastra, sono andata in campagna ad Orvieto e ti ho portato queste ciliegie, sono brutte perchè ha piovuto tanto, ma sono buone davvero”.
Non so cosa dire ma il mio cuore si gonfia di emozione. Sono frastornata e non so cosa fare.
“Grazie Marcella, ti ringrazio veramente, sei proprio carina”
“Sai, sono del ‘nostro’ paese, sono buone”.
La ringrazio ancora cento volte e so bene che queste ciliegie avrebbe voluto portarle a Paola.
Le ho prese per lei.
Ma l’ho fatto anche per me perchè mi fa bene al cuore.
Sono giornate piene. Essì…uff.. uff…
Non faccio in tempo a far nulla, oltre al lavoro, lavoro, lavoro e lavoro e poi ancora lavoro…
E lavoro tanto, troppo, oltre, tutto, di più e non mi vengono in mente altre definzioni.
Non riesco a leggere i blog, non riesco più a seguire la mia “noiosissima” quotidianità, che di noioso, ora, non ha proprio nulla.
Essì, sono, saranno giorni faticosi, oltre ogni limite e, anche se stremata, devo ammetterlo, sono contenta.
Sono contenta dei traguardi che ho raggiunto, sono contenta di tutti gli sforzi che ho fatto, sono contenta di poter verificare il lavoro di un anno intero, la fatica nell’aver costruito questo puzzle pazzo che presto verrà mostrato a molti e che, purtroppo, molti non apprezzeranno fino in fondo.
Ma non fa niente.
Io so.
So che molte persone vivranno dei momenti molto belli ed io so di essere la fautrice di tutto questo.
Bello.
Accidenti se lo è.
E’ una gran bella gratificazione.
Ma sono momenti particolari, adesso, per me.
Vivo in un bailamme continuo e costante e le giornate sono realmente fatte di 24 ore.
Caos completo, stress oltre ogni limite, preoccupazioni alle stelle, nervosismo di base.
Fioccano i vaffanculo, litigate ogni minuto ma siamo alla resa dei conti e lo sappiamo tutti.
Il 3 maggio comincia la “festa” e tutto dovrà essere perfetto. O quasi, ovviamente.
Io sarò lì, H24, come diciamo noi, che significa avere una brandina sul posto.
Io sarò lì, viva più che mai, stanca più che mai, felice più che mai.
E’ la mia vita, è nel mio sangue, è misurarmi con me stessa, è gratificarmi, è sentirmi viva.
Io ci sarò, “alive and kicking”, come dicono gli inglesi, “viva e vegeta”, come diciamo noi e… se volete venire… io sarò lì… fatemi un cenno e sarà un piacere ospitarvi agli Internazionali BNL d’Italia di Tennis…
Vi aspetto…
Ci risiamo!
Essì che ci risiamo!
Ma quanto mi piace ’sto cambio dell’ora!?! Mi piace da matti perché sento l’estate vicina, perché mi piace la luce del sole fino a tardi, perchè il freddo va a farsi benedire, perché metterò presto le scarpe aperte, perché leverò tutti quegli strati addosso che l’inverno impone, perchè me ne andrò al mare e mi crogiolerò sotto i raggi del sole, perchè sono nata d’estate e forse è anche per questo che la amo.
Bello questo cambio dell’ora! Ma com’era la spiegazione? Com’è che cambia l’ora?!? Minchia, non me lo ricordo ma…… menomale che ho questo…!!!
Buon cambio dell’ora a tutti!!!
1) E’ molto importante trovare un uomo che condivida con te la responsabilità ed i compiti della casa e che abbia un buon lavoro.
2) E’ importante trovare un uomo allegro, che sappia godere del ballo, delle passeggiate e che ti faccia ridere.
3) E’ importante trovare un uomo tenero dal quale si possa dipendere affettivamente ma che non ti sottometta e inoltre che non menta.
4) E’ importante trovare un uomo che sia un buon amante e adori fare sesso con te.
5) E’ molto, ma molto importante che questi 4 uomini non si conoscano tra loro.
Ecco i cinque segreti di una donna felice
La seguente lettera è stata realmente inviata al Ministero della Difesa da un ragazzo che chiedeva l’esonero dal servizio militare (quando ancora era obbligatorio).
“Signor Ministro della Difesa, mi permetta di prendere rispettosamente la libertà di esporvi quanto segue, e di sollecitare, per vostra benevolenza, lo sforzo necessario al rapido disbrigo della pratica. Sono in attesa della chiamata alle armi. Ho 24 anni e sono sposato con una vedova di 44 anni, la quale ha una figlia di 25 anni. Mio padre ha sposato tale figlia. Quindi attualmente mio padre è diventato mio genero, in quanto ha sposato mia figlia. Inoltre, mia nuora è divenuta mia matrigna, in quanto moglie di mio padre. Mia moglie e io abbiamo avuto lo scorso gennaio un figlio. Costui è quindi diventato fratello della moglie di mio padre, quindi cognato di mio padre; e inoltre mio zio, in quanto fratello della mia matrigna. Mio figlio è dunque mio zio. La moglie di mio padre a Natale ha avuto un figlio, che quindi è contemporaneamente mio fratello in quanto figlio di mio padre, e mio nipote in quanto figlio della figlia di mia moglie. Io sono quindi fratello di mio nipote, e siccome il marito della madre di una persona è suo padre, risulta che io sono padre della figlia di mia moglie e fratello di suo figlio. Quindi io sono mio nonno! Spiegato ciò, Signor Ministro, la prego di volermi concedere di essere esentato dal servizio militare, in quanto la legge impedisce che padre, figlio e nipote prestino servizio contemporaneamente. Fermamente convinto della vostra comprensione, la prego Signor Ministro di accettare i miei più distinti saluti.”
Per la cronaca, pare che il ragazzo in questione sia stato effettivamente riformato per “stato psichico instabile e preoccupante e turbe mentali aggravate da un clima familiare molto disturbante”.