Avevo detto che la giornata sarebbe stata pesante, ma non pensavo che sarebbe stata a dir poco allucinante!
Ore 10.00 - visto il traffico intenso, decido di muovermi per andare al Comune ad allestire la Sala Consiliare.
Ovviamente pensavo di aver ottenuto tutti i permessi dovuti per accedere con un pulmino carico di materiale.
Ho pensato male.
Non so nemmeno come, riesco ad arrivare in Piazza del Plebiscito, litigando con una dozzina di poliziotti a cui, ovviamente, non era stato detto nulla.
Dopo svariate peripezie, riesco ad entrare nel Palazzo e, su indicazione del signore alla porta, mi avvio, insieme al mio staff, verso la meta.
Ore 10.30 - (solo 30 minuti per percorrere 50 metri) Ci perdiamo in meandri di corridoi e, alla domanda “scusi mi sa dire dov’è la Sala Consiliare?”, alcuni hanno risposto che non lo sapevano, altri mi hanno detto che non era lì e che dovevo andare in via “non so che cosa”.
(Cazzo santo, ci sono venuta due giorni fa e SO che è qui!!!)
Decido quindi di rompere i coglioni al mio “uomo all’avana” il quale, un pochino scocciato (mi viene subito in mente che gli stavamo facendo una cortesia), riesce a trovarmi e mi porta alla meta.
Ore 10.45 - Entro nella fatidica sala e vengo letteralmente travolta dallo staff del cerimoniale della Signora Sindaco in preda ad una collettiva crisi d’ansia.
Le api operaie, al confronto, sono delle fannullone…
Ovviamente con me c’era il rappresentante della Federazione Internazionale, cioè il detentore unico del protocollo della cerimonia. Inglese. Con lui, altri dirigenti. Sempre inglesi.
Ore 11.00 - L’inglese richiede alcune modifiche logistiche come, ad esempio, spostare (non togliere) la bandiera italiana per posizionare un backdrop proprio dietro alla sedia della signora sindaco…
Si è creato il panico… e la rivolta è iniziata…
Dopo svariati interventi da parte mia e nel pieno sbigottimento dell’inglese, riesco a far spostare il simbolo della nostra amata patria di ben 120 cm… un record…
ore 11.30 - Fra 30 minuti la cerimonia deve iniziare. E’ il protocollo inglese.
ore 11.50 - arrivano le squadre, la stampa è già tutta lì, il giudice arbitro internazionale è pronto… chi manca?
Ovviamente la padrona di casa.
ore 12.00 - regna il silenzio. Chiedo al capo cerimoniale e mi guarda senza dirmi nulla. Chiedo al mio “uomo all’avana” e non mi risponde. Chiedo all’addetto stampa comunale e si gira facendo finta di non aver sentito. Chiedo all’assessore allo sport e mi sorride facendomi sentire una deficiente. Infine chiedo all’uscere e mi risponde (benedetto!!!) che la signora sindaco “arriverà”.
ore 12.20 - la parte internazionale, da buoni stranieri, comincia ad indispettirsi, non riuscendo a capire il perchè di quella attesa.
Essendo io il punto di congiunzione tra loro e la realtà locale, comincio ad inventarmi qualsiasi cosa, cercando di dare un aspetto romantico a questi ritardi tipicamente italiani… (minchia che fatica…)
ore 12.30 - gli inglesi cominciano ad incazzarsi e mi guardano con fare interrogativo. Io vago per la sala in cerca di giustificazioni e di risposte…
“il Sindaco sta per arrivare…”
Il capo del cerimoniale mi scruta e la sua faccia impassibile mi fa vedere rosso. Vorrei massacrarlo di botte….
ore 12.40 - la signora sindaco arriva… tiro un sospiro di sollievo, guardo il giudice arbitro e le faccio segno che possiamo cominciare ma… la signora sindaco si ferma poco prima della sala consiliare per una intervista…
Decido di rassegnarmi.
ore 12.45 - finalmente la signora sindaco ci degna della sua presenza, si siede al tavolo degli oratori ed inizia a dire una considerevole sequela di cose scontate (ovviamente solo ed esclusivamente in italiano).
I fotografi sono solo per lei, nessuno guarda più le due squadre che devono solamente disputare un titolo mondiale.
Il cerimoniale comunale arriva all’orgasmo puro al suono stridulo della sua voce e la cerimonia prende un verso totalmente politico, anzichè sportivo e la parte internazionale ci guarda come se fossimo tutti degli animali rari.
Dette le sue quattro cazzate, la signora sindaco ci lascia, seguita da una scia di persone che le camminano accanto, sentendosi come gesù nel tempio.
Il protocollo internazionale viene comunque svolto ed io, finalmente riesco a respirare…
Oggi ho toccato con mano il potere politico.
Ma preferirei toccare sicuramente altre cose.
Oggi non provo molto piacere nell’essere italiana.