Miagolato il 26 October 2008 - 23:29
Amici, Dolore, Ricordi by Miciastra

Avevi dodici anni quando ti ho incontrato per la prima volta. Eri vivace, energico, un pò matto. Eri carino da morire, già a dodici anni, con quegli occhi così maliziosi, con la verve tipica toscana, con la parlantina vivace e tenera.

Chicco, così ti chiamavamo tutti, ed eri proprio un chicco, una cosa piccola ma viva e tenera.

Sono passati gli anni e  sei stato sempre anche sotto la mia ala.  Tu eri tu, e bisognava prenderti per quello che eri, nel vero senso del termine. Vivace, estroverso, attaccabrighe, bisognoso di certezze, di essere idolatrato, sempre alla ricerca dell’applauso degli altri. Bravo nel tuo lavoro, eccezionale  e virtuoso, caparbio ed insistente, egocentrico e timido.

Sempre alla ricerca di amori, di momenti particolari, di emozioni del momento, della bellezza, della vita.

 Eri così, sempre vestito alla moda, sempre alla ricerca del particolare. ricordo quanto ti ho preso in giro per il cappellino e la felpa rosa di playboy…

Ieri mattina mi è arrivata una telefonata. “Ho una bruttissima notizia, Federico è morto”.  “Come morto? Che significa?” “E’ morto, miciastra, è morto per un attacco fulminante di leucemia”.

Silenzio. Sgomento. Dolore.

Ecco quello che ho provato.”Ma come? Domenica era ad Olbia a giocare…”

Chiamo gli amici in comune. Chiamo Stefano. “Si è sentito male, non ha giocato e Daniele lo ha riportato ad Arezzo.

Aveva la febbre alta, stava davvero male. I medici dicevano che aveva la polmonite. Poi hanno detto che era leucemia, ma quella devastante, quella che non perdona”.

E  non ha perdonato.

Mi mancherà quella felpa, mi mancherà quel sorriso spavaldo, mi mancherà la tua parlata, mi mancherà la tua ironia, mi mancherai tanto e per sempre.

Domani verrò ad Arezzo, al tuo funerale, sarò lì come tante altre persone ma sappi che  non piangerò, non voglio farlo, ti guarderò e vedrò un campo da tennis e te che giochi, battagliero come sempre, allegro, vivace e vivo più che mai.

Mi spiace, Chicco, Fede, mi spiace tanto perchè non rivedrò più i tuoi occhi, la tua bella faccia e non ci racconteremo più tante cose. E’ finita. Finito tutto.

Morire a ventotto anni è veramente assurdo. E mi fa incazzare. E mi fa intristire. E mi fa veramente incazzare.

Ciao Chicco, ciao Fede, non ti dimenticherò mai e mentre ti dico tutto questo, una rabbia assurda mi avvolge e mi fa stare ancora più male.

Miagolato il 24 October 2008 - 23:36
Sprazzi by Miciastra

Serata “break” in questa mia vita così tanto frenetica e triste.

Giornata dalle otto alle quattordici al lavoro, convulsioni varie anche perchè ho preso il lavoro  di una mia collega che hanno, momentaneamente, spostato in altro settore. Esco  al e volo a vado a “Portuense” che per chi è di Roma è un viaggio dal “Flaminio”, soprattutto a quest’ora. Devo parlare con l’assicuratore per la polizza di mia mamma e lasciargli otto chili di documentazione per il risarcimento.

Oltre a ciò, c’è che la sua assicurazione è scaduta il diciotto di ottobre e, avendo compiuto i settantacinque anni, la polizza è scaduta del tutto. Ho saputo, da ricerche approfondite, che normalmente le compagnie assicurative prorogano tale polizza di un anno, specialmente se, nel passato, il cliente non ha ” mai dato alcun disturbo”. Ma sembra che non sia questo il caso. Ora, io ho un carattere di merda ed odio profondamente le ingiustizie. Ho già litigato con tutta la sede centrale  di Milano dell’Assitalia e non intendo fermarmi qui. Non posso proprio perchè è un sopruso vero e proprio. Se necessario, andrò a Milano a litigare direttamente con loro e, qualora non bastasse, porterò questo caso al Costanzo Show, anche se non sono molto in linea  con la “gestione” di certe cose. Ma non mi fermerò. Io lo so.

Dopo un’ora e mezza a codificare carte, permessi, autorizzazioni, fatture, pagamenti cronologia degli eventi ed aperture di “sinistri” [si chiamano così], esco tumefatta e mi immetto in un traffico terrificante con un mal di testa da oscar.

Attraverso di nuovo Roma e torno sotto casa. Ho bisogno di andare dal parruchiere. Io odio andarci, preferisco passare il pomeriggio dal ferramenta [che, tra l'altro, amo profondamente]. Lo faccio solo quando la situazione è già degenerata  ed ora sono alla frutta vera, ho i capelli incolti, con tristissime frezze un pò bianche ed una lunghezza che evoca l’età della pietra. Non so perchè, ma normalmente appena mi mettono la tinta, mi viene l’istinto irrefrenabile di scappare via, così come mi trovo. E’ da sempre stato così e non so cosa farci. Per cui, quando decido di andare dal parrucchiere è un pò come per gli altri l’andare dal dentista.

Dopo la litigata colossale con il mio parrucchiere di sempre, che mi ha fatto attendere due ore e quindici minuti per una piega, oggi mi definisco una donna libera e, poichè da una settimana di fronte a casa mia hanno aperto un centro del genere, oltretutto con un nome che attira l’attenzione dei più “il posto delle streghe”, mi decido ed entro. C’è solamente una cliente. Esordisco in maniera carina, credo: “Buonasera, io vorrei essere la vostra prossima potenziale cliente affezionata…”.  Il gelo. Il proprietario si erge da una poltrona e mi dice: “non questa sera, sa… aspettiamo una cliente fra poco… possiamo fare domani alle due e trenta”. Prendo l’appuntamento per domani. Appena uscita, realizzo che questo tipo è un coglione, che non ha capito un cazzo delle forme base del marketing e che, se mi girerà il culo, domani non verrò in questo cazzo di posto.

Decido di andare da mia madre, col tristissimo pensiero che oggi posso ancora decidere di farlo. La trovo proprio giù di morale, molto triste, affaticata e depressa. Le faccio l’iniezione giornaliera di eparina, la carico di tutti i miei problemi, quasi a volerle far dimenticare i suoi, preparo la cena per lei e suo marito e poi torno a casa. Doccia necessaria con lavaggio dei capelli che, essendo lunghi otto chilometri, richiedono cure su cure.

Stasera esco, sono stanca ma esco, vorrei sprofondare nel letto ma esco perchè devo respirare.

IM è con me, come sempre, a volte silente, a volte troppo loquace nel senso che dice cazzate vere e poichè sta per cambiare casa, va in tilt e ripete le cose ottocento volte e mi avvolge di cazzate. Ma è fatto così. Certo, oggi l’ho bloccato tre o quattro volte perche l’arteriosclerosi l’attendiamo pià tardi ma lui è lui e me lo devo prendere così com’è, un amico vero. Decidiamo di comprare la cena da Mc Donald’s, proprio per non faticare ulteriormente.

Arrivamo a casa sua, lui si doccia ed io vago un pò sui blog, poi cena e flim.

Ora io scrivo sul suo pc e lui mi sta selezionando musica che mi fa bene al cuore.

Un piccolo break in questa mia vita così tormentata.

Grazie, amico mio.

Questa canzone la inserisco perchè mi piace da matti.

E qui le lyrics.

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Miagolato il 20 October 2008 - 1:38

Come sono io?
Come sono io oggi?
Come reagisco alle cose della vita, alle relazioni, ai rapporti con la gente?
Sono una sognatrice. O meglio, lo sono stata per tanto tempo.
Accidenti quanto ho sognato in passato! Ho il senso della giustizia sproporzionato al peso del mio corpo. Troppo, forse. O forse no.
Ho sempre ricercato l’unicità delle cose, il nucleo, il fulcro, il centro… insomma, sempre alla ricerca del perchè e per come, andando nel profondo anche nelle cose superflue.
Sono una che non sta zitta mai, che dice sempre quello che pensa e questo mio aspetto mi ha creato spesso problemi notevoli.

Ho iniziato vivendo di eccessi perchè ero viziata, perchè non avevo problemi, perchè pensavo di potermelo permettere. Ho passato periodi in cui non uscivo di casa se non avevo le scarpe di Gucci ed il motorino del momento o il gioiello alla moda. Andavo tutte le domeniche a messa perchè era una cosa chic e poi a prendere l’aperitivo con gli amici. Ho preteso vacanze a Cortina,  estati in Sardegna, rigorosamente in barca e rigorosamente tra Porto Cervo e Porto Rotondo, avevo insegnanti privati d’inglese, e francese, facevo la bella vita, quella spensierata.

Poi ho cominciato a mettere in moto il cervello e mi è nato un grande ideale politico che mi ha portato a vivere situazioni anche piuttosto spiacevoli, dalle botte agli attacchi del partito opposto al mio.
Ero lì, quel giorno quando Giorgiana Masi è stata ammazzata, ho abbracciato il femminismo quando ancora non era una moda o solo un modo di dire come oggi ed ho preso anche parecchi schiaffi. Mi sono trovata in situazioni che oggi definisco estremamente pericolose ma che, all’epoca, affrontavo con una determinazione e sicurezza che oggi non ritrovo più.
Ero sicura di spaccare il mondo, ho studiato tre lingue per abbattere certe barriere, sono andata a studiare a Londra e mi sono persa nelle droghe, ho abbracciato il mondo di Saffo, senza pregiudizi, ho vissuto nei manicomi con i matti, quelli giudicati pericolosi, ho schivato coltellate da loro, ho toccato i malati di aids quando si gridava ancora all’untore, ho visto amici morire per un buco di troppo, altri per il loro non saper stare al mondo ed altri ancora schiantati sulle strade.

Ho vissuto il mondo della notte, ho lavorato nei locali notturni, ho assistito a scene inenarrabili, ho visto sodomizzare ragazzi inesperti che si affacciavano nel mondo omosessuale, ho buttato nella tazza del cesso bottigliette piene di cocaina che stavano distruggendo persone che amavo profondamente.

 Sono andata a lavorare in America, in Francia e poi in Giappone, ho vissuto in Tahilandia ed in Australia. Ho toccato con mano tante realtà, ho cercato sempre di vivere al 100% tutto quello che la vita mi presentava.

Ho salutato la mia famiglia a 19 anni, così tanto borghese, così tanto lontana da quello che io ricercavo e sono andata via una notte di un 25 ottobre di tanto tempo fa con solamente un paio di stivali in mano e 500 mila lire, senza un lavoro ed una casa dove dormire.  Ho trovato tre lavori, ho faticato tanto. Ho trovato persone handicappate che mi hanno insegnato a vivere la diversità dall’altra parte della barricata.  Ho spaziato, ho respirato, ho esagerato, sono andata oltre. Ho conosciuto un uomo che mi ha rovinato la vita, ho dovuto abortire un figlio che oggi sarebbe maggiorenne e che mi manca sempre di più, anche se non l’ho conosciuto. Ho convissuto con la morte accanto, con un uomo condannato da una malattia a soli 27 anni, assistendolo giorno per giorno, ho dovuto assistere alla decisione di mio padre di non proseguire la sua vita, ho visto crollare la mia famiglia poco a poco, ho affrontato il mio tumore al seno come un’amazzone, temeraria, con la volontà di farcela e sicura di farcela anche se vedevo il mondo tutto grigio, sono stata cinque mesi a letto con anca a costole rotte per uno stronzo che mi ha preso con la macchina passando con il semaforo rosso.
Malgrado questo, ho sempre lottato, tanto, con insistenza, con la voglia di andare avanti, con un’energia che mi veniva da dentro.
Ho incontrato tanti uomini nel mio percorso, ho sbagliato tante volte, ho spesso confuso i mio bisogno d’amore con i sesso sterile, rimanendo sempre in ginocchio e soffrendo nel profondo
Poi ho sposato un uomo sbagliato che non ha capito nulla di me, un uomo tanto carino e talmente tanto gentile che è diventato come un fratello per me, ma di fatto non lo è.
Ho voluto un figlio, in questa mia vita così particolare, quasi a voler mettere un punto fermo al vagabondare della mia anima.

Ed oggi lui è la mia ragione di vita, è il mio cuore che batte,  è la mia gioia, la mia linfa vitale,

Ma so benissimo che lui non è me, che è una persona diversa da me ed io rimango sempre io.

Ho vissuto tanto e, per l’età che ho, anche troppo. E penso che tutto questo avrebbe dovuto fortificarmi, crearmi una certa scorza, darmi una certa energia vitale e saggezza…

Domani mia madre deve fare la tac total body con mezzo di contrasto  per vedere se, come e dove  le eventuali metastasi  si sono posizionate ed io non so proprio come affrontare tutto questo.

E’ proprio vero che l’esperienza non conta un cazzo.

Ma questa notte me lo chiedo, come sono io? Chi sono io? E come faccio a resistere?

E’ una notte veramente buia in cui io non mi ritrovo, vacillo e ricerco l’amazzone che ho sempre pensato di essere. Ma no la trovo più.

Ed ho paura.

 

Miagolato il 17 October 2008 - 10:25
Zampette by Miciastra

Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese. Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d’aiuto venire da una palude vicina. Immediatamente lasciò i propri attrezzi e corse alla palude.
Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra, c’era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.
Il fattore Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.
Il giorno dopo, una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato. “Vorrei ripagarvi” gli disse il gentiluomo, “avete salvato la vita di mio figlio”.
“Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto” replicò il contadino scozzese rifiutando l’offerta.
In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.
“E’ vostro figlio?”, chiese il gentiluomo.
” Si”, rispose il padre orgoglioso.
“Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio. Se il ragazzo somiglia al padre, non c’é dubbio che diventerà un uomo di cui entrambi saremo orgogliosi”
E così accadde.
Il figlio del fattore Fleming frequentò le migliori scuole dell’epoca, si laureò presso la scuola medica dell’ospedale St.Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come Sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.
Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite.
Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita.
Il nome del gentiluomo era Lord Randolph Churchill e quello di suo figlio Sir Winston Churchill.

Miagolato il 9 October 2008 - 1:26
Amici, Mhmm, Mood, Zampette by Miciastra

Giornata lunga, interminabile, faticosa, insomma di merda, ma pur sempre vissuta, no? [e di che cazzo mi lamento, quindi?]

Mi alzo alle sei e quarantacinque perchè voglio fare la doccia e lavare la mia chilometrica chioma che richiede tempo ed energie e, poichè io sono poco femmina in senso di parrucchiere, estetista, e miracoli vari, è meglio che mi dia da fare un tantino perchè rischio di assomigliare al cugino IT [che, tra l’altro, adoro alla follia ma mi rendo conto che l’assomigliargli  non agevoli i miei rapporti interpersonali, soprattutto quelli lavorativi, anche se poi, nel profondo, non me ne frega un beato cazzo, ma devo pur vivere qui tra gli uomini e poi gli eremiti non li ho mai capiti , anche perchè io devo parlare anche con i pali del telefono (esistono ancora?!?!)…  [RESPIRO]].

Alle otto sono già in ufficio, accendo il pc e mi metto a chiacchierare con Max, il ragazzo che fa le pulizie . E’ una bella persona, ci parlo sempre bene,  di un pò di tutto ma mi accorgo che, già da tempo, il discorso va a finire sul suo lavoro e di quanto lui si senta umiliato nel farlo. E tutte le volte non perdo occasione per raccontargli che, ad un certo punto della mia vita, appena scappata di casa alla tenera età di diciannove anni, mi sia messa a lavare le scale dei palazzi per pagarmi i corsi di psicologia integrativi alla facoltà che frequentavo e di informatica ed anche per l’appartamento che condividevo con un mio ex [e qui dovrei aprire una parentesi  su 'sto argomento ma è meglio tacere, per ora].

Sebbene di famiglia  di estrazione alquanto borghese, vissuta nell’estemo benessere  con tate, governanti & co., villeggiature rigorisamente a Cortina, scuole private e tutte queste belle cosette,  i miei genitori mi hanno sempre dato le “misure” giuste per capire la vita e le persone; mi hanno  insegnato la coerenza ed i doverosi “bagni d’umiltà” che ognuno di noi dovrebbe periodicamente fare a scopo terapeutico e propedeutico. Ed è questo che, ancora oggi, continuo a fare e penso fermamente che molte persone dovrebbero dedicarsi a quest’attività. Ma ho constatato che è cosa di pochi…ahimè…

Dicevo, essere in uffficio alle otto significa che il tempo non passerà mai e poi mai e, considerato il fatto che non ho assolutamente voglia di applicarmi, questo tempo so che sarà infinito.

Oggi mi hanno offerto di passare in un nuovo settore. Presto, su sky, avremo un canale monotematico dedicato al tennis e hanno richiesto la mia collaborazione.  Mi hanno detto che dovrei curare i rapporti internazionali. Ciò significherebbe lasciare tutto quello che ho fatto fino ad ora e iniziare una nuova vita lavorativa. Ho già lavorato per la rai e mediaset e non sarei proprio l’ultima ruota del carro, ma non ne ho tanta voglia, non voglio impegnare troppo il mio tempo perchè  ora dipende dalle condizioni fisiche di mia madre.

In un altro momento, quest’offerta mi avrebbe fatto vacillare dalla felicità, ma oggi è diverso. So bene cosa significhi lavorare in una produzione televisiva ed il mio tempo, soprattutto ora, è altamente prezioso e selettivo.

Ho detto che ci penserò, ma non so quanto.

Torniamo alla mia giornata. Non so perchè scrivo tutto questo ma lo faccio ugualmente.

Per far passere il tempo, decido di “archiviare” i mie files, che poi, parlando in italiano, dovrei dire file, o meglio, archivi o che cazzo ne so io in questo momento.  Dunque, io odio archiviare, sono una degna figlia del futuro e penso fermamente che sia inutile ammassare carte, e, visto che oramai arriva tutto per email e che quindi resta, decido di buttare tutte quelle innummerevili carte che ho sulla scrivania, facendo, al tempo stesso, la felicità di Max che dovrà portar via sacchi e sacchi di niente …

Le quattro arrivano ed esco a mò di furetto dall’ufficio per andare da mia madre. Oggi le cucinerò le scaloppine al limone e  le patate lesse, oltre ad altre cosette prettamente casalinghe.

Solamente venticinque minuti di traffico e sono da lei. La trovo in poltrona, vestita, che guarda la televisione. Mi piace vederla così e ripenso a quante volte l’ho criticata per il suo stare perennemente a guardare programmi di merda.

Vedi come cambiano le prospettive?

Cucino , riordino, le faccio l’iniezione, metto a posto le orchidee, sistemo la cucina, parlo con lei e… sono già le sette. Io devo scappare. Ho troppe cose da fare.

Ho un figlio di tredici anni che mi aspetta a casa e lo devo aiutare a fare i compiti, poi devo preparere la cena, poi stirare poi… poi…poi… e poi… nemmeno Mina è come me [questa è profonda e per pochi intimi!]…

La mia vita è tutta un poi. Alcmena mi potrà ben capire, vero? Essere  pressochè soli con un figlio non è cosa facile per nessuno.

Fino ad ora non ho mai parlato di lui ed intendo perseverare in questo per una questione di rispetto nei suoi confronti.

Mio figlio mi chiede di passare a ritirare il suo libro di latino in libreria e, sfidando gli elementi ed il traffico romano che, a quell’ora assomiglia all’inferno di Dante, arrivo alle sette e venticinque ma il libro non è ancora arrivato.

Torno a casa e mi dedico alla lezione di religione sul sacro romano impero d’oriente ed occidente, alle conseguenze religiose, alle Crociate, a Liszt, alle sue opere, all’algebra che mal si assesta con il mio vivere, etc…

Sono esausta, preparo la cena, involtini ed insalata e poi stiro mentre guardiamo una stronzata su canale cinque…

Il mio cellulare oggi non ha squillato quasi mai, tranne un graditissimo ed alquanto inaspettato “buongiorno” di questa mattina, ed un mio “…bello ed inaspettato il tuo buongiorno… buongiorno anche a te”  e ad un successivo “… arrivo quando meno te lo aspetti… quando veramente serve… e lasci la porta aperta… Ti abbraccio”

Quest’abbraccio mi ha riempito la giornata….[grazie]

Ora sono qui in salone, mio figlio dorme sereno… tutto tace, purtroppo, ma io ho già vissuto questi momenti, come quando ho partorito e quello che era il mio mondo  fino ad allora, si è improvvisamente volatilizzato. Le persone fuggono da ciò che non comprendono perchè hanno paura di non esserne all’altezza. Certo è che uno sforzo sarebbe sempre gradito…

Ma, in fondo, non mi importa. Io sono io. Io sono stata in silenzio in momenti in cui altri affrontavano momenti difficili della loro vita. Ho sopportato in virtù di tanti fattori, ho mandato giù tutto, ho pianificato la mia vita già tanto complicata, senza fiatare, consapevole del momento che stavo vivendo, affrontandolo con umiltà e precisione.

 Ripeto, io sono io e non posso pretendere che gli altri siano come me. E’ totalmente sbagliato.

Il mio gatto tenta di azzannarmi le gambe, vuole giocare ma io non me la sento.

Sono sola, molto sola, veramente sola ma sono io.

Nel bene e nel male.

Va bene così.

Però ho voglia di piangere.

E non è nemmeno poca.

Minchia quanto ho scritto… chiedo scusa…ma mi capita così…

Miagolato il 7 October 2008 - 0:33

Con oggi inizia la mia nuova vita, fatta di orari, di chilometri da fare ogni giorno, di visite mediche, di piatti da cucinare, di massaggi, di animi da tirar su, di sicurezze da trasmettere.

E’ incredibile come la vita possa cambiare repentinamente, come i colori diventino improvvisamente opachi e l’aria pesante.

Mi guardo intorno e mi sembra tutto così diverso, un pò ovattato ed un pò troppo nitido, niente di equilibrato.

Sono testimone unico di  una comunicazione datami dal chirurgo che ha effettuato l’operazione a mia madre.

“Il cancro era al terzo stadio ed abbiamo trovato metastasi nei linfonodi (per la precisione 14 su 19 esaminati e tolti), e, purtroppo, non possiamo sapere se sono andati da altre parti. E’ certo che dovrà fare una terapia chemioterapica e radioterapica per almeno sei mesi, una volta a settimana e speriamo che si riesca a fare qualcosa. La statistica ci insegna che queste situazioni non portano a nulla di buono.”

Da qui, la mia fatidica domanda, quella che si sente nei film, quella che suona anche un pò retorica e cretina: ” Se tutto dovesse andare male, quanto tempo le resta?

E la conseguente triste e dura risposta:” Un anno”.

Quanto dura un anno? Cosa si può fare in un anno? Come posso farcela io, da sola, a farmene una ragione, a supportare ed accompagnare mia madre in questo dolore senza farle capire niente? Come posso “ingannare” una donna laureata in farmacia, che ha lavorato per quarant’anni in ospedale, sposata con un chirurgo e vissuta nel mondo medico? Come posso non far capire a mia madre quello che l’aspetta ed allo stesso contempo “giustificarle” tutte le cose che le accadono? Come ce la farò a vedere un’amazzone perdere le sue forze fisiche e mentali giorno per giorno e mantenere il sorriso sulle labbra, sminuendo le situazioni e trovando a tutto una spiegazione logica e lontana da effetti del cancro?

Io proprio non lo. Davvero non lo so. Non lo so, cazzo.

Oggi, dopo l’ufficio, sono andata da lei, le ho levato i cerotti sulla pancia, l’ho convinta a farsi una doccia, le ho lavato e pettinato i capelli, ho predisposto la cena e poi, in trenta minuti, sono andata dall’altra parte della città dal medico di base, per farmi fare tutte le ricette. Sono uscita  di casa alle 8.00 e rientrata alle 20.15, poi la cena,  se così la si può definire, poi ho dovuto stirare. Poi tutto il resto della mia vita, che è ben piena, credetemi.

In questo periodo ho avuto il tempo di riflettere a lungo su tante cose, tante persone e tante situazioni.

Ho deciso di allontanare dalla mia vita tutte quelle persone a cui ho dato tanto e che negli ultimi tre anni (ma per una persona anche negli utimi trent’anni) non mi hanno dato un cazzo. Basta, ho deciso di “scremare”, mi scuso per il termine, ma rende. Scremerò tutti coloro che, in questo momento non sapranno starmi accanto. E’ arrivato il momento di  “pretendere” qualcosa da tutti coloro a cui io ho dato tutta me stessa, spesso anche restando in silenzio, che ho aiutato, sopportando e supportando tutto, senza fiatare, sommessamente, ma sempre attiva e presente.

Chi non saprà starmi accanto in questo momento, bhè, mi spiace ma verrà immediatamente allontanato dalla mia vita, anche se questo comporterà un forte dolore ma ho troppo bisogno di calore, di comprensione e di amicizia.

Ho spesso ricevuto tanta indifferenza e superficialità, egoismo e stronzaggine ed ho deciso di mettere un bel punto.

Altrimenti non potrò farcela. E’ una questione di sopravvivenza.

E poi mi sono anche rotta tremendamente il cazzo di comprendere sempre gli altri, di giustificarli per il carattere, per il vissuto, per tutto. Il carattere, il vissuto ed il tutto ce l’ho anche io.

Vado a dormire, questa mattina mi sono svegliata alle cinque e domani alle sei sarò già in piedi. Ed avrò una lunga giornata da vivere. Forse anche da sola, ma devo farlo.

Una cosa è certa: mi sento male, sola, triste, impaurita ed incazzata.

Forse ho solo un anno davanti da vivere insieme a mia madre e non intendo sprecarlo.

Metto questa mia foto perchè mi ricorda un momento bello ed anche perchè oggi mi sento uno straccio.

io.jpg

 

Miagolato il 1 October 2008 - 22:32
Pensieri, semi verità by Miciastra

“We cross our bridges when we come to them and burn them behind us, with nothing to show for our progress except a memory of the smell of smoke, and a presumption that once our eyes watered”.

- Tom Stoppard, Rosencrantz and Guildenstern are Dead -

La traduzione non rende, ma è d’uopo metterla.
[Attraversiamo i nostri ponti non appena vi giungiamo e li bruciamo lasciandoceli alle spalle, con nessun'altra prova del nostro passaggio se non il ricordo dell'odore del fumo e la certezza che, una volta, i nostri occhi hanno lacrimato]